Ogm e l’arte di perdere il treno

Pomodori di San Marzano, un prodotto tipico che l’ingegneria genetica può salvare. Siete pronti a dirgli addio?

Fra le cinque domande che col gruppo #dibattitoscienza abbiamo proposto, grazie all’aiuto fondamentale di Le Scienze,  ai cinque candidati Pd (e che arriveranno anche quelli Pdl) ce n’era una, quella su gli Ogm, che secondo me era quella che più poteva dare la cifra dell’interesse alla scienza e della posizione, preconcetta o favorevole, su di essa.

La domanda era la seguente

Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

Fra i cinque, Bersani è l’unico che ha assunto una posizione piuttosto aperta: si alla ricerca per rimanere al passo con tutti gli altri e per valutare in futuro se possa essere o meno il caso di utilizzare gli avanzamenti tecnologici anche nei nostri campi.

Tabacci ha fatto il democristiano come solo lui sa ormai fare: vediamo cosa dice l’Europa, cosa dice la scienza, decidiamo se sperimentare ma tanto gli Ogm non servirebbero alla nostra agricoltura che si basa sulla qualità.

Matteino Renzi sa che la questione è delicata è che la maggioranza dell’opinione pubblica sta da una parte ben precisa, ergo: a hasa nostra gli ogm nun li vogliamo mica.

Puppato è per un Italia Ogm-free perché non è stato ancora dimostrato che tali prodotti siano sicurissimissimissimissimie quindi è bene utilizzare il ‘principio di precauzione’ che va tradotto in “non se ne fa niente, alla prossima. Forse”  (intanto avrà usato un pc, userà il telefonino, mangerà prodotti biologici non testati e di cui quindi non sa nulla e metterà in essere tanti altri comportamenti di cui non sa un fico secco riguardo alla loro sicurezza da qui a 12-20-30 anni).

Per Nichi Progreff gli Ogm sono il babau che sta bene in laboratorio, ma guai a tirarli fuori che è stato dimostrato che contaminano i prodotti “naturali” e fanno scendere la qualità.

Dato che in Italia c’è una vera e propria fobia verso gli Ogm, grazie a quanto instillato nell’opinione pubblica da Carlin Petrini, Mario Capanna, Dario Fo (che oltre ad essere un grande Premio Nobel è anche questo, è bene ricordarlo quando lo si prende come esperto in tutto) la Coop, i Verdi ecc ecc. mi sento di dire che  Gigino è stato perfino coraggioso nel dare la sua risposta. Gli altri sono rimasti vittime degli ideologi d’elite della sinistra, quelli che ovunque si debba dialogare di Ogm sono gli unici a parlare facendo passare la loro versione -e i loro interessi nel caso Coop- come gli unici che hanno un valore di verità.

L’altra voce non si sente mai, eppure avrebbe un sacco di cose da dire, come il fatto che non esiste alcuno studio serio che dimostri la maggiore pericolosità degli Ogm rispetto ai prodotti “naturali” o biologici. A tal proposito, gli Ogm sono ben più controllati di tutti gli altri prodotti per i quali non è obbligatorio alcun -costosissimo- studio prima dell’immissione sul mercato. E così succede che il mais geneticamente modificato -il mais Bt- sia più sano e più sicuro per l’uomo di quello “naturale” o biologico perché non richiede l’uso di pesticidi e evita che accadano cose spiacevoli nel nostro corpo: Bt sta per Bacillus turingensis, un batterio del suolo da cui è stato preso un gene e aggiunto al dna del mais che lo aiuta a contrastare gli attacchi della piralide -un parassita- la cui larva scava delle gallerie nel fusto e nelle spighe dove poi si andranno ad installare funghi patogeni i quali rilasciano le fumonisine, sostanze tossiche che giungono nel nostro organismo e bloccano l’assorbimento della vitamina B9, forse conosciuto meglio come acido folico, e le donne incinta o che hanno avuto figli sanno cosa significa. Il mais Bt si difende da solo dal parassita proprio grazie al gene modificato che fa rilasciare alla pianta una tossina che si attiva solo in un ambiente fortemente basico, mentre in un ambiente acido come quello del nostro stomaco rimane inattiva.  Tutto senza bisogno di pesticidi e fitofarmaci che, questo è sicuro, non ci fanno bene (neppure il rame e il rotenone, che essendo “naturali” sono ammessi nel biologico).

Provo ad essere più radicale. La fobia della possibilità che fra 40 anni il pomodoro Ogm che abbiamo mangiato si ricordi di non essere “naturale” e in “armonia” con le leggi di natura fa dimenticare a quasi tutti i candidati che la maggior parte delle tossine che ingeriamo sono di origine naturale. È vero che abbiamo meccanismi di difesa ma è anche vero che queste tossine sono un fattore di rischio, possono farci male. E non sappiamo quasi nulla sugli effetti a lungo a termine sulla nostra salute! Eppure nessuno pretende uno standard a rischio zero! E adesso? Come la mettiamo cari Nichi e Lauretta? Proponiamo l’applicazione del principio di precauzione direttamente sulla nutrizione? Non mangiamo e stiamo sicuri!

Sulle etichettature sono tutti d’accordo nel doverle fare per segnalare che il formaggio X o la carne Y è stata prodotta con animali allevati con mangimi Ogm. Io non vedo il perché, di nuovo non esiste alcuno studio che dimostri che il gene modificato passi nel prodotto finale, ma se fosse un modo per abituare i cittadini a mangiare qualcosa anche senza che ci sia scritto Ogm Free mi potrebbe star bene.

Questione qualità, sbandierata un po’ da tutti. E di nuovo, ma dove cavolo hanno trovato elementi per dire che un Ogm  diminuisce la qualità dei prodotti? Fanno forse confusione col fatto che gli Ogm più diffusi siano il mais, il colza, il cotone e la soia la cui produzione si sviluppa su larga scala? E comunque questo cosa c’entra con la qualità dei singoli prodotti? Migliorare la tecnologia agricola tramite la modificazione genetica non è niente di più e niente di meno di quello che l’uomo fa già da qualche millennio. Solo che adesso affina la tecnica in laboratorio…sai che scandalo, lo fa per migliaia di altre cose, compresa la cura dalle malattie, ma nessuno grida al pericolo.

Dato che ci siamo perché non parliamo della tipicità? Per Matteino Renzi “I nostri agricoltori sono da guinnes, con i 239 prodotti tipici italiani, il più alto numero europeo di produzioni di qualità e prodotti riconosciuti tra Dop, Igt e Stg, un fatturato al consumo di quasi 10 miliardi di euro e oltre un milione di ettari oggi condotti con metodo biologico”. Ci faccia un fischio quando quelle produzioni tipiche verranno decimate a causa di virus o parassiti senza che raddoppiare la dose di rame o di altri pesticidi porti a qualcosa. Ci faccia un fischio, insieme a Vendola e Puppato, quando si accorgerà che il “nostro” tipico pomodoro di San Marzano, decimato da due virus, è in realtà una cosa diversa da quello “originale” che la ricerca pubblica sugli Ogm avrebbe già salvato con una modificazione genetica che ne conserva al contempo tutto il patrimonio originale. La tipicità (che significa anche mangiare pomodori, non originari dell’Italia; mangiare polenta derivante dal mais che non è un prodotto da sempre italiano; accompagnarla dal baccalà che non si pesca nel Mediterraneo) è spesso il prodotto di mutazioni genetiche andate a buon fine. Per preservarla veramente bisogna fare in modo che non soccomba quando le piante e gli animali che la portano stanno perdendo la battaglia per la sopravvivenza, col rischio di sparire per sempre (con tanti saluti anche alla biodiversità, altro cavallo di battaglia). Per farlo in modo sicuro per noi umani (o almeno in modo non più rischioso) la modificazione genetica è una scelta migliore, quando possibile, rispetto all’uso dei fitofarmaci e dei pesticidi.

Vabbé, chiudo qui, ché mi sono incazzato davanti a una sinistra che, escluso Bersani -ovvero un rappresentante della politica senza idee e da rottamare e che ci ha portati fin qui- non sa essere davvero progressista, in tutti i sensi, ma vive chiusa nell’immobilismo tipico di chi ha paura del nuovo.

Quando il treno sarà passato ci ritroveremo magari tutti insieme a mangiare le ultime fette di formaggio di fossa e una pizza condita con le ultime scorte di pomodori pelati San Marzano, ci gusteremo gli ultimi scampoli della nostra tanto amata e sbandierata tipicità, uccisa da persone la cui vista non supera la punta del proprio naso.

Qualche spunto:

Un documento pdf di 20 pagine (potete scaricarlo, stamparlo e leggerlo con calma essendo scritto in maniera semplice e in italiano) nel quale molte domande e molti dubbi instillati (o “propanati” come direbbe Capanna) nell’opinione pubblica trovano precisa risposta, anche con rinvio a studi scientifici per chi volesse approfondire: http://www.siga.unina.it/circolari/Fascicolo_OGM.pdf

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2007/11/ogm-dibattito.shtml?uuid=8434e9ae-8ee7-11dc-a6c8-00000e251029&DocRulesView=Libero

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/12/dieci-risposte-a-carlo-petrini-sugli-ogm/

http://spataro-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/11/07/la-versione-sbagliata-di-vandana/

http://www.salmone.org/

http://lavalledelsiele.com/

Annunci

Le risposte primarie del PD

Hanno risposto, i candidati del Pd hanno risposto! Tutti quanti, Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato hanno risposto alle 6 domande sulla scienza di cui parlavo qualche post più sotto!

E’ già un risultato incredibile, e quindi vi rimando al sito de Le Scienze dove sono raccolte tutte quante, divise per candidato. Nei prossimi giorni cercherò di analizzare le varie posizioni e le varie risposte date (magari non tutte eh), segnalandovi anche qualche altro blog/giornale in cui verrà fatto altrettanto, compresa l’analisi sulla verità/falsità (fact checking) su quanto dicono i cinque aspiranti premier del centro sinistra.

È un bel giorno per chi si appassiona di scienza in Italia, perché si è fatto un piccolo passo avanti partendo dal basso, da un social network, riuscendo, grazie alla lungimiranza e buona volontà di chi dirige la rivista Le Scienze a far pronunciare cinque politici su temi importanti che riguardano il futuro dell’Italia e che sono pressoché snobbati nel dibattito politico nostrano.

http://www.lescienze.it/news/2012/11/15/news/domande_candidati_primarie_pd_politiche_ricerca-1369318/

Sei domandine facili facili…o quasi

Qualcuno, mi pare il direttore de Il Tempo Mario Sechi, nella trasmissione che ha seguito il dibattito fra i candidati alle primarie del PD, aveva fatto notare come nessuno dei “fantastici 5” (fantastici nella caduta di stile e serietà)

presa dal sito del TG3

avesse snocciolato numeri a sostegno della propria posizione. Vero.

Altri, attenti non solo all’economia e alla politica in sé considerata, ma anche a cosa genera economia,  buona politica e tante altre cose della nostra quotidianità, hanno notato invece l’assenza di un’altra cosa: né Renzi, né Puppato, né Tabacci, né Bersani, né Vendola hanno fatto il minimo accenno alla ricerca scientifica.

Ecco che allora questi “altri” di cui sopra si sono organizzati su Facebook e in men che non si dica hanno stilato 6 domande sulla scienza e sulla ricerca da sottoporre ai candidati alle primarie, non solo del PD ma anche del PDL (se mai le faranno). Ovviamente possono rispondere anche altri candidati.

Le domande, pubblicate sul sito internet de Le Scienze (qui) sono le seguenti:

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

 

Per diffondere l’iniziativa su Twitter, gli ashtag scelti sono i seguenti:

  • Primarie del centrosinistra: #dibattitoscienza #primarieCSX
  • Primarie del PDL: #dibattitoscienza #primariePDL
  • Elezioni politiche: #dibattitoscienza #politiche

 

L’elenco dei primi firmatari dell’iniziativa è il seguente:

Firmatari
Federico Baglioni, biotecnologo e blogger
Stefano Bagnasco, fisico INFN e blogger
Massimo Barberi, giornalista scientifico
Silvia Bencivelli, giornalista scientifica
Martino Benzi, blogger
Dario Bressanini, chimico e blogger
Michele Castellano, direttore di ricerca INFN
Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze e National Geographic
Paola Emilia Cicerone, giornalista scientifica
CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale
Manuela Cirilli, fisico, Knowledge Transfer Group, CERN
Moreno Colaiacovo, bioinformatico e blogger
Claudia Di Giorgio, giornalista scientifica
Piero Fabbri, matematico e blogger
Marco Ferrari, giornalista scientifico
Andrea Gentile, giornalista scientifico
Maria Vittoria Guarino, laureanda in valutazione d’impatto e certificazione ambientale
Giulio Matteucci, blogger
Beatrice Mautino, giornalista scientifica
Daniela Ovadia, giornalista scientifica
Paolo Pascucci, blogger
Jacopo Pasotti, giornalista scientifico e direttore di Planete
Emanuele Perugini, giornalista scientifico e direttore di Pianetascienza
Giovanni Sabato, giornalista scientifico
Renato Sartini, giornalista scientifico
Cristina Serra, giornalista scientifica
Giovanni Spataro, giornalista scientifico
SWIM, Science Writers in Italy
Fabio Turone, giornalista scientifico
Paolo Valente, ricercatore INFN

 

Quest’iniziativa fa il paio con un’altra, promossa da Scienza in Rete, che si propone di rilanciare il dibattito per rafforzare la ricerca in Italia, a cui tutti possono contribuire con le proprie idee (i primi firmatari di questa iniziativa sono: Sergio Ferrari, Sveva Avveduto, Carlo Bernardini, Marcello Buiatti, Andrea Cerroni, Massimo Cocco,Gennaro Di Giorgio, Rino Falcone, Pietro Greco, Angelo Guerraggio, Francesco Lenci, Tommaso Maccacaro, Alfonso Marino, Roberto Morabito, Daniela Palma, Giovanni Paoloni, Giorgio Parisi,Caterina Petrillo, Giulio Peruzzi, Luciano Pietronero, Francesco Sinopoli, Francesco Sylos-Labini,Settimo Termini, Romolo Sussolano.

Insomma, vanno bene gli slogan, la pacatezza, la serietà, la gioventù, le riforme, il cambiamento e tutto quanto. Però servono risposte su questioni importanti che da troppo tempo vengono glissate o totalmente aggirate, quando proprio non considerate. E tutti noi dobbiamo farci sentire: discutere di scienza e ricerca all’interno del dibattito politico significa discutere del nostro futuro.

 

link:

http://www.lescienze.it/news/2012/11/15/news/domande_candidati_primarie_pd_politiche_ricerca-1369318/

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/rilanciamo-dibattito-rafforzare-ricerca-italia