Vivisezione: ragassi, non siamo mica qui a tagliare in quattro un beagle!…appunto

Ho appena finito di leggere una cretinata di prim’ordine pubblicata sul sito web de Il fatto quotidiano, scritta da Davide Celli, scrittore e vignettista nonché, leggo dalla sua biografia,

“Fortemente sostenuto dalle associazioni animaliste e ambientaliste sono stato eletto consigliere comunale a Bologna nel 2004 nelle liste dei Verdi e da quel momento mi sono sempre battuto per gli alberi, gli animali e l’ambiente, senza mai dimenticare le donne, gli uomini e i bambini della mia città”.

La cretinata porta lo stesso titolo di questo post con l’esclusione dell’ultima parola (ovviamente sono io ad aver ‘copiato’). Si racconta di un’ intervista a Pierluigi Bersani ad opera de Le Scienze dove il leader del Pd si dichiara favorevole alla sperimentazione scientifica sugli animali. Ora, la fantomatica intervista è la risposta alla domanda numero 10 di Dibattito scienza, la stessa che ha creato il pastrocchio con Grillo e i grillini (con minacce di querela perfino da parte di chi l’ha scritta), quella sulla sperimentazione animale. L’articolo (articolo, non un post nel suo blog personale come alcuni scrivono) è pieno di bile animalista, con le solite accuse di arretratezza e addirittura si parla di crescita etica del paese, con accostamenti incredibili come quelli fra cavie utilizzate nella ricerca e cittadini usati come cavie per le tasse (eh??) oppure mettendo sullo stesso piano la ricerca e la sperimentazione con l’Ilva di Taranto (eh??).

Soprattutto l’articolo, e questo è grave, sputa falsità sulla direttiva europea che regola la sperimentazione animale, sostenendo che questa lasci liberi i ricercatori di usare o non usare l’anestesia:

La direttiva è indegna e basta leggere il report della Lav per capirlo. Ad esempio permette di non utilizzare l’anestesia, consente metodi di uccisione dolorosi, l’accanimento sperimentale sulle cavie secondo standard in uso a Guantanamo.

Ma può un giornale uscire con simili fesserie?  Vediamo cosa dice la direttiva in proposito:

Articolo 14
Anestesia
1. Gli Stati membri assicurano che, salvo non sia opportuno,
le procedure siano effettuate sotto anestesia totale o locale, e
che siano impiegati analgesici o un altro metodo appropriato
per ridurre al minimo dolore sofferenza e angoscia.
Le procedure che comportano gravi lesioni che possono causare
intenso dolore non sono effettuate senza anestesia.

2. Allorché si decide sull’opportunità di ricorrere all’anestesia
si tiene conto dei seguenti fattori:
a) se si ritiene che l’anestesia sia più traumatica per l’animale
della procedura stessa; e
b) se l’anestesia è incompatibile con lo scopo della procedura.
3. Gli Stati membri assicurano che agli animali non sia som­
ministrata alcuna sostanza che elimini o riduca la loro capacità
di mostrare dolore senza una dose adeguata di anestetici o di
analgesici.
In questi casi è fornita una giustificazione scientifica insieme a
informazioni dettagliate sul regime anestetico o analgesico

4. Un animale che, una volta passato l’effetto dell’anestesia,
manifesti sofferenza riceve un trattamento analgesico preventivo
e postoperatorio o è trattato con altri metodi antidolorifici
adeguati sempre che ciò sia compatibile con la finalità della
procedura.
5. Non appena raggiunto lo scopo della procedura sono
intraprese azioni appropriate allo scopo di ridurre al minimo
la sofferenza dell’animale.

Insomma non c’è libertà di tortura, come è ovvio. Ma l’anestesia è la regola e il suo mancato utilizzo è consentito solo se il suo utilizzo contrasta con gli obiettivi della ricerca (ad esempio la ricerca riguarda proprio il dolore) o se il suo utilizzo ha effetti peggiori del suo mancato utilizzo. Ovvero il Fatto pubblica dichiarazioni false, o meglio, traviate dall’interpretazione di altri (la Lav) che hanno i loro interessi da proteggere (e i loro candidati da eleggere, come Davide Celli ops…).

Ma la disinformazione, pilotata dalla Lav e dalle sue interpretazioni, continua:

Infine si potranno catturare e vivisezionare animali in via di estinzione tipo il famoso “giaguaro da smacchiare”.

Anche cani e gatti, raccolti dalla strada, saranno sacrificati in nome della scienza (n.d.r parte non accolta dall’Italia in extremis)

 

E allora leggiamo cosa dice la direttiva, perché il modo migliore di conoscere e capire le notizie e guardare alla fonte:

Articolo 11
Animali randagi e selvatici delle specie domestiche
1. Gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non
sono utilizzati nelle procedure.
2. Le autorità competenti possono concedere deroghe al pa­
ragrafo 1 soltanto alle condizioni seguenti:
a) è essenziale disporre di studi riguardanti la salute e il benes­
sere di tali animali o gravi minacce per l’ambiente o la salute
umana o animale; e
b) è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo
scopo della procedura se non utilizzando un animale selva­
tico o randagio.

Ovvero: la regola generale è che gli animali selvatici e randagi non si utilizzano (il perché è specificato dai considerando introduttivi al numero 21:  Poiché gli antecedenti di animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono noti e la loro cattura e detenzione negli stabilimenti ne accresce l’angoscia, essi non dovrebbero di norma essere usati nelle procedure) e lo si può fare solo per il loro benessere o per gravi minacce all’ambiente al benessere  umano  o animale (!!), oppure è scientificamente necessario utilizzarli (significa che non ci sono alternative valide nel caso di specie).

E tralascio l’utilizzo subdolo del termine vivisezione che è un altro argomento che richiederebbe un post tutto suo trattandosi di una scelta propagandisco-pubblicitaria.

Ritornando a Celli: esatto, non siam mica qui a tagliare in quattro un beagle. Siamo qui a dare informazioni o anche opinioni, purché basate su cose vere e non su falsità giusto per traviare le persone, esercitando pressioni improprie su quel sentimento di empatia che proprio lui utilizza come tema di apertura del suo articolo. Prima di scrivere, dato che tutte le informazioni sono on-line e liberamente accessibili con un tasso di fatica veramente minimo, Celli avrebbe potuto leggerla quella direttiva.

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Se Grillo, Berlusconi e Monti fanno scena muta (edit)

Più di una volta ho parlato di Dibattito scienza, un gruppo di appassionati e giornalisti di scienza che ha l’intento di portare i temi scientifici al centro, o almeno in un posto che gli si avvicini, del dibattito politico.

Qualche post più sotto presentavo l’ultima iniziativa: 10 domande ai candidati premier (Bersani, Giannino, Ingroia, Monti, Grillo e Berlusconi). Lo chiamai Chi non risponde non vince.

Se avessi poteri divinatori (ma da scettico tendo al no) tre dei candidati farebbero davvero una brutta figura alle prossime elezioni: Grillo, Monti e Berlusconi.

Hanno risposto solo Giannino, Bersani e Ingroia con risposte molto diverse e di diversa qualità e quantità (più articolate Bersani e Giannino -quest’ultimo forse con una leggera tendenza a parlare  di economia un po’ ovunque, ma d’altronde Fare è nato con quell’intento primario- mentre Ingroia ha dato molte risposte ideologiche e scolastiche) ma l’importante è che abbiano risposto così da avere basi per discutere.

A fare la brutta figura sono Mario Monti -un professore universitario che quando interrogato fa scena muta fa anche una figura pessima-, Berlusconi che forse era intento a preparare la bomba-cazzata-shock sulla restituzione dell’Imu in contanti e sul condono fiscale o sul restituirci il tappetto del Drugo e gli è mancato il tempo (20 giorni) per trovare una velina qualsiasi per buttare giù due risposte in croce e, infine, Beppe Grillo, il fenomeno politico nato su internet che è quasi impossibile da rintracciare per un gruppo come il nostro nato come lui su internet e dal basso.

Comunque, questi tre soggetti si sono dimostrati poco seri, preferendo glissare su domande che attengono il futuro di questo Paese, come l’istruzione, le politiche energetiche e di smaltimento dei rifiuti, la ricerca e la gestione del territorio. Insomma c’erano in mezzo molti temi che un politico non può non affrontare in una campagna elettorale seria di una Paese che vuole essere serio. Rispondere alle domande dei cittadini è il primo dovere di un politico e di un candidato premier.

Bersani (per due volte, perché ha risposto ad altre domande anche in occasione delle primarie del Pd), Giannino e Ingroia hanno invece scelto la via  della serietà e rispondere, sottoponendo le loro idee al giudizio dei cittadini che da oggi, grazie alla spinta di Dibattito scienza, hanno 10 nuovi punti per ognuno dei tre per farsi un’idea su chi e cosa votare.

Io diffido dai politici che non rispondono ai cittadini ma passano tutto il tempo in tv a fare promesse o a profetizzare catastrofi se vincono gli altri. Un politico che fa scena muta su temi importanti è un politico che non merita voti e non merita di governare un Paese.

Grazie dunque a Ingroia, Giannino e Bersani e ai loro partiti.

Le risposte le potete trovare qui e potete confrontare quelle di due candidati per volta se volete, in modo da poter paragonare le diverse soluzione date agli stessi temi e farvi un’idea più completa in modo più semplice.

Se invece volete portavi appresso tutte le domande con le relative risposte e leggervele con comodo, il pdf è qui.

Ovviamente, avendo dato il suo grandissimo e fondamentale supporto per tutta a tutta l’iniziativa, anche il mensile Le Scienze gli ha dedicato una pagina e il direttore Marco Cattaneo vi ha scritto un post preoccupato (anche per altri motivi, ma tutto si collega) sul suo blog.

edit dell’8 febbraio:

Con qualche giorno di ritardo, ma alla fine il M5S ha risposto alle domande affidandosi ad un gruppo di persone. Le risposte si possono trovare nei link già segnalati nel post. Ottima cosa, anche se rispettare le scadenze per non avvantaggiarsi delle risposte altrui e delle critiche su quelle risposte  non sarebbe stato male. Berlusconi e Monti invece taciono sempre.

edit del 9 febbraio:

Alcuni appartenenti al M5S hanno minacciato querele nei confronti de Le Scienze (a comunicarlo è il direttore stesso che domani scriverà un post a riguardo sul suo blog) per le risposte consegnate a Dibattitoscienza e pubblicate sul sito internet della rivista (che è partner fondamentale dell’iniziativa). Pare che addirittura alcuni dei firmatari delle risposte stesse abbiano minacciato la querela. A quanto sembra tutto il casino è nato dopo che alcuni attivisti hanno letto questa risposta alla domanda numero 10, quella sulla sperimentazione animale (la “mia”):

La risposta del Movimento 5 Stelle
L’uso degli animali nella ricerca biomedica è ancora di fondamentale importanza. Questo campo deve essere fortemente normato e controllato, per evitare abusi, e minimizzare le sofferenze ed il disagio degli animali, salvaguardando gli scopi di salute pubblica.

*Le risposte sono state scritte con i contributi di Fabrizio Bocchino, Federica Daga, Filippo D’Amico, Giovanni Di Caro, Giorgio Di Marzo, Claudia Mannino, Angelo Nicotra, Riccardo Nuti e i partecipanti ai gruppi tematici. Il dettaglio delle proposte programmatiche del M5S scaturisce da gruppi di studio liberi, a cui chiunque può partecipare.

Si è scatenato un putiferio (per ora leggibile nei commenti qui), perché Grillo si è sempre dichiarato contrario alla sperimentazione sugli animali e credo che questo abbia portato molti a seguirlo come un profeta. Si leggono anche accuse di aver inventato le risposte, cosa francamente ridicola, e probabilmente giocheranno sul cavallo di battaglia che i giornali “inventano” notizie contro Grillo. Di nuovo, ridicolo. La mia opinione è che si sono accorti che quella risposta (che era pure sensata) portava via il consenso “di pancia” di buona parte dei seguaci e così si sono inventati questa ennesima guerra. Io non ci casco e il vaffanculo, questa volta, se lo becchino i grillini, almeno il mio: vaffanculo.

Chi non risponde non vince!

Dibattitoscienza, il gruppo di giornalisti, blogger, appassionati o interessati alla scienza nato su Facebook per iniziativa di Moreno Colaiacovo ha lanciato una lista di 10 domande su temi che hanno a che fare con la scienza, destinate ai candidati premier. L’iniziativa segue quella già portata a termine per le primarie del Pd, in cui altre domande, sempre di carattere scientifico, erano stato poste ai candidati alla guida del centrosinistra (e avevano risposto tutti).

Le domande sono state scelte tramite un voto on-line (democrazia liquida eh!) su una serie di proposte fatte nel forum del sito di dibattioscienza. Sia il voto che il forum erano aperti a chiunque avesse voluto partecipare. Le domande sono state formulate nella loro versione definitiva e alcune sono state accorpate (perché trattavano di temi simili) dando la possibilità di accedere alla rosa delle dieci prescelte ad altre due domande (le più votate fra le escluse, fra le quali la “mia” sulla sperimentazione animale nella ricerca biomedica che magari ci permetterà di capire che fine farà l’orribile emendamento Brambilla alla legge comunitaria).

Sappiamo benissimo che la legge elettorale con la quale voteremo è una ‘porcata’ e che i candidati di facciata potrebbero non corrispondere all’effettivo prossimo Presidente del Consiglio, ma a qualcuno bisognerà pur rivolgersi per conoscere quali idee verranno portate avanti in caso di vittoria.

I diretti interessati sono dunque: Mario Monti, Pierluigi Bersani, Beppe Grillo, Antonio Ingroia, Silvio Berlusconi e Oscar Giannino; li invitiamo dunque a rispondere.

Il termine per rispondere è la mezzanotte del 31 gennaio e i candidati possono inviare le risposte (max 3 cartelle – 6mila battute) all’indirizzo email info@dibattitoscienza.it.

Qui di seguito le 10 domande che potete aiutarci a diffondere su Twitter utilizzando l’hashtag #dibattitoscienza.

1) Investimenti, meritocrazia, trasparenza: quali provvedimenti intende adottare per il rilancio di università e ricerca pubblica?

2) Quali provvedimenti concreti intende adottare per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private?

3) Le direttive 20-20-20 definiscono le politiche energetiche europee. Quali azioni concrete intende adottare per garantire all’Italia un piano energetico in grado di migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia?

4) Come intende occuparsi della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita?

5) Quali misure concrete intende adottare per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? E quali per stimolare il settore edilizio conciliandolo con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata?

6) Qual è la sua opinione sull’Agenda Digitale approvata dal precedente governo e quali sono le sue proposte concrete per la diffusione della banda larga in tutto il Paese?

7) La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata messa in discussione più volte negli ultimi mesi, con diverse sentenze tra cui quella della Corte di Strasburgo. Si impegnerà ad adeguare questa legge alla giurisprudenza italiana ed europea? Qual è invece la sua posizione a proposito del testamento biologico?

8) Data l’importanza della scienza e della tecnologia nella società contemporanea, quali misure intende adottare, anche a livello scolastico, per favorirne lo sviluppo e contrastare anche il diffuso analfabetismo scientifico e matematico?

9) Come pensa che il suo governo si debba occupare di modifiche climatiche causate dall’uomo? Quali interventi metterà in atto per la mitigazione e/o prevenzione dell’innalzamento dei gas serra?

10) Qual è la sua posizione in merito all’uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

http://www.dibattitoscienza.it/2013/01/11/elezioni-politiche-2013-ecco-le-domande/

Ogm e l’arte di perdere il treno

Pomodori di San Marzano, un prodotto tipico che l’ingegneria genetica può salvare. Siete pronti a dirgli addio?

Fra le cinque domande che col gruppo #dibattitoscienza abbiamo proposto, grazie all’aiuto fondamentale di Le Scienze,  ai cinque candidati Pd (e che arriveranno anche quelli Pdl) ce n’era una, quella su gli Ogm, che secondo me era quella che più poteva dare la cifra dell’interesse alla scienza e della posizione, preconcetta o favorevole, su di essa.

La domanda era la seguente

Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

Fra i cinque, Bersani è l’unico che ha assunto una posizione piuttosto aperta: si alla ricerca per rimanere al passo con tutti gli altri e per valutare in futuro se possa essere o meno il caso di utilizzare gli avanzamenti tecnologici anche nei nostri campi.

Tabacci ha fatto il democristiano come solo lui sa ormai fare: vediamo cosa dice l’Europa, cosa dice la scienza, decidiamo se sperimentare ma tanto gli Ogm non servirebbero alla nostra agricoltura che si basa sulla qualità.

Matteino Renzi sa che la questione è delicata è che la maggioranza dell’opinione pubblica sta da una parte ben precisa, ergo: a hasa nostra gli ogm nun li vogliamo mica.

Puppato è per un Italia Ogm-free perché non è stato ancora dimostrato che tali prodotti siano sicurissimissimissimissimie quindi è bene utilizzare il ‘principio di precauzione’ che va tradotto in “non se ne fa niente, alla prossima. Forse”  (intanto avrà usato un pc, userà il telefonino, mangerà prodotti biologici non testati e di cui quindi non sa nulla e metterà in essere tanti altri comportamenti di cui non sa un fico secco riguardo alla loro sicurezza da qui a 12-20-30 anni).

Per Nichi Progreff gli Ogm sono il babau che sta bene in laboratorio, ma guai a tirarli fuori che è stato dimostrato che contaminano i prodotti “naturali” e fanno scendere la qualità.

Dato che in Italia c’è una vera e propria fobia verso gli Ogm, grazie a quanto instillato nell’opinione pubblica da Carlin Petrini, Mario Capanna, Dario Fo (che oltre ad essere un grande Premio Nobel è anche questo, è bene ricordarlo quando lo si prende come esperto in tutto) la Coop, i Verdi ecc ecc. mi sento di dire che  Gigino è stato perfino coraggioso nel dare la sua risposta. Gli altri sono rimasti vittime degli ideologi d’elite della sinistra, quelli che ovunque si debba dialogare di Ogm sono gli unici a parlare facendo passare la loro versione -e i loro interessi nel caso Coop- come gli unici che hanno un valore di verità.

L’altra voce non si sente mai, eppure avrebbe un sacco di cose da dire, come il fatto che non esiste alcuno studio serio che dimostri la maggiore pericolosità degli Ogm rispetto ai prodotti “naturali” o biologici. A tal proposito, gli Ogm sono ben più controllati di tutti gli altri prodotti per i quali non è obbligatorio alcun -costosissimo- studio prima dell’immissione sul mercato. E così succede che il mais geneticamente modificato -il mais Bt- sia più sano e più sicuro per l’uomo di quello “naturale” o biologico perché non richiede l’uso di pesticidi e evita che accadano cose spiacevoli nel nostro corpo: Bt sta per Bacillus turingensis, un batterio del suolo da cui è stato preso un gene e aggiunto al dna del mais che lo aiuta a contrastare gli attacchi della piralide -un parassita- la cui larva scava delle gallerie nel fusto e nelle spighe dove poi si andranno ad installare funghi patogeni i quali rilasciano le fumonisine, sostanze tossiche che giungono nel nostro organismo e bloccano l’assorbimento della vitamina B9, forse conosciuto meglio come acido folico, e le donne incinta o che hanno avuto figli sanno cosa significa. Il mais Bt si difende da solo dal parassita proprio grazie al gene modificato che fa rilasciare alla pianta una tossina che si attiva solo in un ambiente fortemente basico, mentre in un ambiente acido come quello del nostro stomaco rimane inattiva.  Tutto senza bisogno di pesticidi e fitofarmaci che, questo è sicuro, non ci fanno bene (neppure il rame e il rotenone, che essendo “naturali” sono ammessi nel biologico).

Provo ad essere più radicale. La fobia della possibilità che fra 40 anni il pomodoro Ogm che abbiamo mangiato si ricordi di non essere “naturale” e in “armonia” con le leggi di natura fa dimenticare a quasi tutti i candidati che la maggior parte delle tossine che ingeriamo sono di origine naturale. È vero che abbiamo meccanismi di difesa ma è anche vero che queste tossine sono un fattore di rischio, possono farci male. E non sappiamo quasi nulla sugli effetti a lungo a termine sulla nostra salute! Eppure nessuno pretende uno standard a rischio zero! E adesso? Come la mettiamo cari Nichi e Lauretta? Proponiamo l’applicazione del principio di precauzione direttamente sulla nutrizione? Non mangiamo e stiamo sicuri!

Sulle etichettature sono tutti d’accordo nel doverle fare per segnalare che il formaggio X o la carne Y è stata prodotta con animali allevati con mangimi Ogm. Io non vedo il perché, di nuovo non esiste alcuno studio che dimostri che il gene modificato passi nel prodotto finale, ma se fosse un modo per abituare i cittadini a mangiare qualcosa anche senza che ci sia scritto Ogm Free mi potrebbe star bene.

Questione qualità, sbandierata un po’ da tutti. E di nuovo, ma dove cavolo hanno trovato elementi per dire che un Ogm  diminuisce la qualità dei prodotti? Fanno forse confusione col fatto che gli Ogm più diffusi siano il mais, il colza, il cotone e la soia la cui produzione si sviluppa su larga scala? E comunque questo cosa c’entra con la qualità dei singoli prodotti? Migliorare la tecnologia agricola tramite la modificazione genetica non è niente di più e niente di meno di quello che l’uomo fa già da qualche millennio. Solo che adesso affina la tecnica in laboratorio…sai che scandalo, lo fa per migliaia di altre cose, compresa la cura dalle malattie, ma nessuno grida al pericolo.

Dato che ci siamo perché non parliamo della tipicità? Per Matteino Renzi “I nostri agricoltori sono da guinnes, con i 239 prodotti tipici italiani, il più alto numero europeo di produzioni di qualità e prodotti riconosciuti tra Dop, Igt e Stg, un fatturato al consumo di quasi 10 miliardi di euro e oltre un milione di ettari oggi condotti con metodo biologico”. Ci faccia un fischio quando quelle produzioni tipiche verranno decimate a causa di virus o parassiti senza che raddoppiare la dose di rame o di altri pesticidi porti a qualcosa. Ci faccia un fischio, insieme a Vendola e Puppato, quando si accorgerà che il “nostro” tipico pomodoro di San Marzano, decimato da due virus, è in realtà una cosa diversa da quello “originale” che la ricerca pubblica sugli Ogm avrebbe già salvato con una modificazione genetica che ne conserva al contempo tutto il patrimonio originale. La tipicità (che significa anche mangiare pomodori, non originari dell’Italia; mangiare polenta derivante dal mais che non è un prodotto da sempre italiano; accompagnarla dal baccalà che non si pesca nel Mediterraneo) è spesso il prodotto di mutazioni genetiche andate a buon fine. Per preservarla veramente bisogna fare in modo che non soccomba quando le piante e gli animali che la portano stanno perdendo la battaglia per la sopravvivenza, col rischio di sparire per sempre (con tanti saluti anche alla biodiversità, altro cavallo di battaglia). Per farlo in modo sicuro per noi umani (o almeno in modo non più rischioso) la modificazione genetica è una scelta migliore, quando possibile, rispetto all’uso dei fitofarmaci e dei pesticidi.

Vabbé, chiudo qui, ché mi sono incazzato davanti a una sinistra che, escluso Bersani -ovvero un rappresentante della politica senza idee e da rottamare e che ci ha portati fin qui- non sa essere davvero progressista, in tutti i sensi, ma vive chiusa nell’immobilismo tipico di chi ha paura del nuovo.

Quando il treno sarà passato ci ritroveremo magari tutti insieme a mangiare le ultime fette di formaggio di fossa e una pizza condita con le ultime scorte di pomodori pelati San Marzano, ci gusteremo gli ultimi scampoli della nostra tanto amata e sbandierata tipicità, uccisa da persone la cui vista non supera la punta del proprio naso.

Qualche spunto:

Un documento pdf di 20 pagine (potete scaricarlo, stamparlo e leggerlo con calma essendo scritto in maniera semplice e in italiano) nel quale molte domande e molti dubbi instillati (o “propanati” come direbbe Capanna) nell’opinione pubblica trovano precisa risposta, anche con rinvio a studi scientifici per chi volesse approfondire: http://www.siga.unina.it/circolari/Fascicolo_OGM.pdf

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2007/11/ogm-dibattito.shtml?uuid=8434e9ae-8ee7-11dc-a6c8-00000e251029&DocRulesView=Libero

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/12/dieci-risposte-a-carlo-petrini-sugli-ogm/

http://spataro-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/11/07/la-versione-sbagliata-di-vandana/

http://www.salmone.org/

http://lavalledelsiele.com/

Le risposte primarie del PD

Hanno risposto, i candidati del Pd hanno risposto! Tutti quanti, Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato hanno risposto alle 6 domande sulla scienza di cui parlavo qualche post più sotto!

E’ già un risultato incredibile, e quindi vi rimando al sito de Le Scienze dove sono raccolte tutte quante, divise per candidato. Nei prossimi giorni cercherò di analizzare le varie posizioni e le varie risposte date (magari non tutte eh), segnalandovi anche qualche altro blog/giornale in cui verrà fatto altrettanto, compresa l’analisi sulla verità/falsità (fact checking) su quanto dicono i cinque aspiranti premier del centro sinistra.

È un bel giorno per chi si appassiona di scienza in Italia, perché si è fatto un piccolo passo avanti partendo dal basso, da un social network, riuscendo, grazie alla lungimiranza e buona volontà di chi dirige la rivista Le Scienze a far pronunciare cinque politici su temi importanti che riguardano il futuro dell’Italia e che sono pressoché snobbati nel dibattito politico nostrano.

http://www.lescienze.it/news/2012/11/15/news/domande_candidati_primarie_pd_politiche_ricerca-1369318/