Dacci oggi il nostro glifosato quotidiano

Foto di Mike Mozart/Flikr/CC-BY-2.0
Foto di Mike Mozart/Flikr/CC-BY-2.0

Elena Fattori è una scienziata di quelle brave, dice lei, oltre che è una super-mega-cittadina-senatrice, sempre di quelle brave. Ma soprattutto è una scienziata di quelle brave (talmente brava che, se volesse, potrebbe essere moooolto pericolosa).

Da poco ha scoperto che il RoundUp, un erbicida ad ampio spettro a base di Glifosato, è causa della celiachia. Lo ha scoperto grazie al sito web lastella.altervista (non lo linko, non voglio regalargli click, centesimi di euro e potenziali nuovi “clienti”). Una roba – per dire – che il sistema di monitoraggio dell’attendibilità e della sicurezza dei siti web WOT-Web of Trust (è un estensione per i browser che vi consiglio di usare), marchia con il bollino rosso e sul quale vi propone un avviso a tutto schermo. L’analisi è sostanzialmente questa:
lastella
È un brutto sito in poche parole, inaffidabile.
Ma non fa niente. Magari sono quegli “indipendenti” che i cattivi della Monsanto vogliono zittire e per questo li bolla in qualche modo come inaffidabili. Insomma di quelli che piacciono tanto a una buona fetta del mondo a cinque stelle. O magari no, è solo un sito pieno di fesserie. Ma, ripeto, non fa niente.
La super-mega-scienzata-cittadina-senatrice Fattori, nella discussione Facebook qua sotto ci offre l’opportunità di andare direttamente alla fonte: una ricerca scientifica pubblicata in una rivista scientifica, un paper come lo chiamano quelli che la scienza la masticano.

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Il paper (è del 2013) si chiama così: Glyphosate, pathways to modern diseases II: Celiac sprue and gluten intolerance.

Riassumendo: dice che il glifosato (e dunque il RoundUp Monsanto) provoca la celiachia, lo dicono le correlazioni statistiche. Ma non solo, il glifosato provoca il cancro (non uno specifico tumore, il cancro), disturbi alla tiroide, obesità infantile e, probabilmente, molto altro.

A chi critica l’attendibilità della ricerca, la senatrice-mega-scienziata-cittadina Fattori risponde così

Fattori

Ora, io sono un giornalista-cittadino-mega-rompicoglioni e non so leggere un paper (ma so cos’è). Quindi sul perché quel paper e l’articolo pubblicizzato dalla cittadina-mega-scienziata-senatrice Fattori dica fesserie lascio fare ad altri, tipo Giordano Masini e Beatrice Mautino su Strade.

Mi limito a fare due o tre considerazioni su chi ha pubblicato la ricerca (ma dovrei mettere il termine tra virgolette) e dove l’ha pubblicata, aiutato da chi le ha già fatte nel corso degli anni.

Il paper è pubblicato sulla rivista open access Interdisciplinary Toxicology, che è slovacca ed è nata nel 2008. Fin qui tutto bene. Ma, a dispetto del nome altisonante e dell’istituzione che gli sta dietro – la Slovak Toxicology Society (SETOX) – è una rivista, come dire… del tutto inattendibile, così come lo sono sul tema in questione i due autori.

Partiamo dalla rivista. C’è già chi le ha fatto le pulci, è un insegnante di scienze alle scuole superiori (si chiama Mr Dr Science Teacher, al secolo Paul K. Strode) poi ripreso da Jeffrey Beall sul suo blog in cui osserva criticamente le riviste open access come la nostra. Quello che viene fuori è indicativo:

The journal’s editor-in-chief is Michal Dubovický. According to Dr. Paul Strode, author of the blog Mr. Dr. Science Teacher:

Dubovický has 53 career publications according to the Web of Science. Since June of 2008, when Interdisciplinary Toxicology was launched, he has published 27 times. Two of those publications were editorials in Interdisciplinary Toxicology and 10 were full length papers in the journal. So, 40% of Dubovický’s publications over the last six-and-a-half years are in his own journal!

Tradotto per tutti, anche per la Fattori: il caporedattore della rivista scientifica, nonché direttore del SETOX fino al 2013 aveva pubblicato dal 2008 53 articoli scientifici, 27 dei quali (il 40%) da quando è nata la sua rivista, sulla sua rivista.

Tagliando corto: Intedisciplinary Toxicology è un giornalaccio, una rivistaccia, nata probabilmente per permettere ad alcuni ricercatori di pubblicare i loro articoli e scrivere qualcosa nei loro curriculum. Ma sono articoli “civetta”, poco utili per la comunità scientifica (se non per capire cosa non fare e stare attenti al proliferare di riviste simili) ma molto utili per soddisfare la vanità, le mire di notorietà degli autori e, possibilmente, utili per influenzare alcuni processi decisionali pubblici (ad esempio la ‘lotta’ agli Ogm o alle multinazionali come la Monsanto).

Passiamo agli scienziati autori dell’articolo: Anthony Samsel e Stephanie Seneff.  Sono entrambi due computer-scientist, il primo è un consulente professionista in pensione con due articoli scientifici pubblicati in carriera, la seconda è vicina all’età pensionabile (se non l’ha già superata) e lavora al Dipartimento di Intelligenza Artificiale del MIT.

Negli ultimi anni entrambi i computer-scientists sono diventati mega espertoni di glifosato e delle sue implicazioni sulla salute umana. Niente di male intendiamoci, se non fosse che i loro articoli “scientifici”  sul tema compaiono sempre e irrimediabilmente in riviste “civetta”, come probabilmente è Interdisciplinary Toxicology e come sicuramente è quella in cui venne originariamente pubblicato lo studio che stiamo discutendo: Entropy, un giornale che, per farvi pubblicare qualcosa, vi chiede soldi, tanti soldi, e dove dal 2012 al 2013 i due nostri eroi hanno pubblicato (insieme o con altri) 8 articoli, spendendo quasi 11mila dollari.

Questo è livello qualitativo della ricerca di cui la Fattori si è fatta paladina nella sua lotta alla Monsanto, agli Ogm e a Godzilla.

Ora, ritorniamo al consiglio della mega-cittadina-super-scienziata-senatrice Fattori: ammetto di non saper leggere un paper in molti casi e per questo chiedo aiuto a chi lo sa fare quando ne ho bisogno. Mi permetto però di fare un rilievo ulteriore, che sta alla base e riguarda l’altro pezzettino della sua invettiva contro noi cialtroni: sapere cosa sia un paper scientifico significa anche sapere dove questo viene pubblicato, da chi viene pubblicato e il suo livello di credibilità. Non perché sia impossibile che una rivista mediocre e poco affidabile pubblichi un giorno una ricerca di buon livello (tutto può capitare), ma perché è mooolto probabile che una rivista mediocre e poco affidabile pubblichi delle tremende cialtronate scritte da cialtroni improvvisantisi esperti. Capita anche ai “pezzi grossi”, figuriamoci se non capita alle riviste civetta a cui interessa fare rumore, chiasso, più che contribuire davvero alla conoscenza di tutti.

Ma saranno dubbi e cautele che Monsanto mi avrà instillato con l’ultimo bonifico…

Fonti e approfondimenti sul caso: 

http://scholarlyoa.com/2015/01/08/anti-roundup-glyphosate-researchers-use-easy-oa-journals-to-spread-their-views/

https://mrdrscienceteacher.wordpress.com/2014/12/28/glyphosate-pseudoscience/

http://scienceblogs.com/insolence/2014/12/31/oh-no-gmos-are-going-to-make-everyone-autistic/

http://www.huffingtonpost.com/tamar-haspel/condemning-monsanto-with-_b_3162694.html

http://stradeonline.it/scienza-e-razionalita/1328-no-la-celiachia-non-ha-nulla-a-che-fare-con-il-roundup-e-con-gli-ogm

http://www.ilpost.it/2015/04/12/glifosato-ogm/

http://italiaxlascienza.it/main/2015/08/elena-fattori-il-glifosate-e-il-morbo-celiaco/

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2 pensieri su “Dacci oggi il nostro glifosato quotidiano

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