I-Care e i finanziamenti simbolici alla ricerca senza animali

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Ci sono 4 assegni nell’area delle scienze biomediche per finanziare la ricerca di metodi alternativi a quelli che utilizzano animali. Parliamo di metodi “alternativi alternativi”, non di quelli complementari da affiancare alla ricerca con animali. Gli assegni li propone rIcerCARE, conosciuta come I-Care (credo, faccio un po’ di fatica a capire come si chiami realmente), l’associazione di Massimo Tettamanti, uno dei ‘guru’ antivivisezionisti italiani.

Si tratta di quattro assegni da 52.500 “destinati a singoli ricercatori (anche stranieri) o gruppi di ricerca, in tutti i casi operanti in strutture italiane autorizzati a svolgere ricerca biomedica, che attualmente utilizzano metodologie che, direttamente o indirettamente, fanno uso di animali.
– Gli assegni di ricerca sono destinati a coprire i costi di riconversione per passare dalla sperimentazione animale a metodologie specie-specifiche per l’essere umano.
Gli assegni di ricerca non possono superare la cifra di 52.500 euro l’uno per uguagliare, simbolicamente, l’intero finanziamento nazionale destinato ai cosiddetti metodi alternativi del 2014“.

Benissimo. Anche se i fondi probabilmente derivano da una raccolta di cui non condivido neppure le virgole (tipo il boicottaggio delle altre associazioni che promuovono la ricerca scientifica, anche con animali), mettere soldi a disposizione per la ricerca di metodi alternativi (alternativi alternativi) è un bene, perché meno animali si possono usare, meglio è. Che poi si debbano destinare cifre simboliche per fare la linguaccia allo Stato è un altro conto, magari oggetto di altre discussioni.

Ho però dei piccoli appunti da fare all’iniziativa. In almeno due punti del bando si accusa lo Stato italiano di stanziare cifre irrisorie alla ricerca sui metodi alternativi. Oltre al punto già citato sopra, tra i “Considerati” del bando si può leggere anche qualcosa in più:

il finanziamento nazionale stanziato per il 2014 per i cosiddetti metodi alternativi pari a un risibile e inutile 52.500 euro (D.L. 26/2014, art. 41, comma 2);

Bé, non è vero. Non è vero che lo Stato finanzia questo tipo di ricerche con soli 52.500 euro. E non è vero che i soldi sono destinati solo agli Istitui Zooprofilatici Sperimentali e non ai tradizionali centri di ricerca.

L’associazione di Tettamanti sembra aver letto solo un pezzettino del lungo comma 2 dell’art. 41 del D.L. 26/2014 (disposizioni finanziarie). Se avesse letto anche tutto il resto avrebbe forse fatto meglio, giusto per correttezza e maggiore trasparenza di intenti, ma forse poi eguagliare quelle cifre con le borse di studio stanziate – meritorie, sen’altro, ma anche risibili e inutili, no? – sarebbe stato un po’ più difficile, così come bullarsi implicitamente di riuscire a fare, con pochi fondi raccolti, quel che lo Stato non vuole fare con i tanti soldi che ha a disposizione per (provare a) cambiare davvero le cose.

Quell’articolo dice che per finanziare la ricerca sui metodi alternativi si procede così:

  • con le entrate derivanti dall’applicazione delle nuove sanzioni pecuniarie amministrative (che vanno da 9.000 a 60.000 euro) di spettanza statale comminate a chi non rispetta la legge sulla soppressione degli animali (ovvero non utilizza i metodi autorizzati dalla legge).
  • con l’importo pari a euro 52.500 a decorrere dall’anno 2014, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni (dunque i famosi 52.500 euro sono solo risorse aggiuntive, non quelle complessive)
  • con un importo annuale pari ad euro 1.000.000 per ciascuno degli anni del triennio 2014-2016 di cui:
    1) per il 50 per cento da destinare alle regioni ed alle province autonome sulla base di apposito riparto da effettuare con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per il finanziamento di corsi di formazione ed aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati ai sensi dell’articolo 20, comma 2;
    2) per il 50 per cento da destinare agli istituti zooprofilattici sperimentali per l’attivita’ di ricerca e sviluppo dei metodi alternativi.

Dunque, a differenza di quanto sostenuto da I-Care, lo Stato non ci mette solo 52.500 euro, ci mette quelli più un milione di euro all’anno per tre anni, più i proventi di alcune sanzioni applicate a chi non rispetta la disciplina sugli abbattimenti degli animali.

Il legislatore si occupa di due cose: da una parte formare il personale delle strutture interessate all’uso di nuove e migliori pratiche, dall’altra finanziare direttamente la ricerca per lo sviluppo di nuovi metodi sperimentali alternativi. Qui fa una scelta – criticata da I-Care, magari anche legittimamente, non lo so – che è quella di affidare la parte di ricerca agli istituti zooprofilattici sperimentali. Per l’associazione di Tettamanti che “il finanziamento nazionale stanziato per gli anni successivi per i cosiddetti metodi alternativi” viene “destinato inaspettatamente e unicamente agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e non ai tradizionali centri di ricerca italiani“.

Può anche essere vero che sia inaspettato, magari anche criticabile. Però, almeno a livello superficiale, che lo Stato finanzi la ricerca pubblica e scelga di finanziare i “suoi” istituti che hanno la funzione  di operare (prendo da Wikipedia) “quale strumento tecnico ed operativo per la sanità animale, il controllo della salute e qualità degli alimenti di origine animale, l’igiene degli allevamenti ed attività correlate” non mi pare una cosa così inaspettata, né strana.

Per finire, dato che nel bando si cita il convegno “Dare un senso ai metodi alternativi alla sperimentazione animale”, sarebbe bello cominciare a dargli un senso riportando anche le iniziative che vanno in tale direzione nel contesto reale nel quale si inseriscono che non è fatto di somme “risibili e inutili” per la ricerca (magari ancora poche, questo è possibile). E non necessità di espedienti dialettici che mascherino (o alterino) la realtà per dare forza alle proprie ragioni, perché poi anche le iniziative in astratto lodevoli rischiano di perdere forza e credibilità.

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