Ogm, calendari e banchi di scuola

Caitlin Regan-School Bus/Flickr CC BY 2.0
Caitlin Regan-School Bus/Flickr CC BY 2.0

Qualche settimana fa sono stato in un liceo di Ferrara per parlare di giornalismo – dalla carta al Web – in occasione dei 10 anni de Il Carduccino, il loro giornale scolastico. C’erano colleghi della carta stampata, della tv locale (e anche di Sky), di una specie di ‘factory’ per di giornalisti in erba e poi io a rappresentare la testata locale per la quale lavoro che, al momento, è l’unico quotidiano locale di Ferrara puramente digitale.

Ma non è di questo che voglio parlare, bensì di ciò che è capitato dopo. Devo fare un’altra premessa: prima dell’incontro ci è stato consegnato un bel calendario realizzato dalla scuola il cui tema è sostanzialmente il collegamento tra Ferrara, le sue produzioni tipiche e Expo 2015. Sfogliandolo sono capitato nel mese di settembre, dedicato agli Ogm. Anzi, dedicato ai pericoli portati dagli Ogm, sia di natura ambientale (biodiversità) che di natura sanitaria (allergie) oltre, ovviamente, di natura economica (multinazionali). Il tutto contrapposto al ruolo da ‘eroe buono’ svolto da Slow Food. Sul momento sono rimasto deluso ma ho lasciato correre.

Qualche giorno dopo ho però scritto un post su Facebook in cui invitavo insegnanti e studenti a stare più attenti, perché la “fragola-pesce” da loro citata (quella fantomatica con i geni ‘antigelo’ di un pesce dei mari del Nord) non esiste e perché non si sono mai riscontrati problemi sanitari legati agli Ogm. Con una chiusa sul ruolo delle multinazionali. Quel post non esiste più sul mio profilo, l’ho cancellato.

L’ho fatto perché ho usato toni un po’ sopra le righe, attaccando in malo modo un lavoro nel quale si è riversato tanto impegno da parte di studenti e insegnanti, pazienza se, almeno in un caso, con risultati sballati. Però non l’ho fatto di mia sponte, pentito dopo averci pensato su. L’ho fatto solo dopo aver ricevuto una email da parte di una delle insegnanti del liceo che ha visto quanto avevo scritto grazie ad alcuni studenti che in qualche modo seguono il mio profilo social.

Una bella email che mi ha fatto riflettere e che è stata seguita da uno scambio di punti di vista nel quale ho cercato di spiegare perché gli Ogm non sono ciò che è stato decritto nel mese di settembre. Anziché un legittimo atteggiamento di chiusura davanti ai miei argomenti ho trovato molta apertura, perfino ringraziamenti per aver fornito informazioni più corrette e aver permesso un ampliamento del proprio punto di vista. Non solo, mi è stato anche offerto uno spazio di 10 minuti per poter spiegare la mia posizione durante la presentazione ufficiale del calendario, davanti a studenti e insegnanti, ma anche davanti ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo produttivo locali, compresa la mia amata Coldiretti (ho dovuto declinare l’invito perché per quella data avevo, purtroppo, un altro impegno fissato e molto meno stimolante).

Insomma, ho fatto un brutta figura con un commento pubblico fuori dalle righe, forse troppo perentorio e imbevuto probabilmente della tipica arroganza di chi la sa più lunga e ci tiene a renderlo noto. Di contro ho avuto una lezione (parliamo di scuola, no?) non solo su cosa significhi scrivere parole in libertà sui social network e del loro impatto sulla sensibilità altrui (lezione che avrei dovuto aver imparato da lungo tempo), ma anche sul modo e le possibilità di imbastire un dialogo partendo da posizioni differenti, su un argomento piuttosto sensibile e pervaso da informazioni contrastanti (la loro diversa qualità è un altro discorso) come quello degli Ogm in campo alimentare.

Mi sono comportato esattamente come molti campioni della comunicazione pro-science che non sopporto più e che critico tanto e, in cambio, “l’altra parte” non ha fatto altro che spalancare i propri portoni per permettermi di portare il mio pezzettino di conoscenza all’interno del proprio ambiente. In tutto questo, l’unica cosa di cui mi meraviglio è l’essere rimasto impantanato, ancora una volta, nel basso livello comunicativo testimoniato dal mio post su Facebook.

Ed è per questo che sono molto contento di essere stato ‘costretto’ a ritornare tra i banchi di scuola, poggiare virtualmente lo zaino per terra e imparare.

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7 pensieri su “Ogm, calendari e banchi di scuola

  1. È tremendamente difficile calibrare i toni, specialmente su temi come gli OGM. Secondo me molti rispondono in modo secco perché frustrati dalla colossale quantità di disinformazione che sommerge l’opinione pubblica.

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  2. E’ la sindrome della lancia in resta. Si attacca a testa bassa, quasi una reazione pavloviana, è capitato anche a me, C’è da dire che il più delle volte si ha ragione ad usare toni un po’ sopra le righe, e verrebbe voglia di passare dalla modalità “civile confronto dialettico” a quella “selvaggio scontro fisico”. In ogni caso il calendario rimarrà lì appeso al muro in bella vista con le sue panzane, mentre i tuoi 10 minuti sarebbero stati “solo” 10 minuti, poca roba di fronte al mese di visione moltiplicato per i numeri di copie.
    PS ripubblica il post 🙂

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    • Però attaccare a testa bassa, almeno nel mio caso, ha comportato il problema – anzi l’errore enorme – di non sapere un piffero contro cosa e chi stavo andando. Rimanendo in termini “guerreschi” non ho manco provato a mediare le due posizioni, ma ho dichiarato guerra perché, semplicemente, c’era qualcosa che non condividevo.

      I 10 minuti non sono cosa banale: avere la possibilità di parlare davanti a una scuola – la stessa che ha prodotto quell’informazione errata – è un’apertura molto grossa. Così come poterlo fare davanti agli insegnanti e al mondo produttivo che, in maggioranza, sposa quelle stesse tesi. La scuola peraltro ha fatto tutto in totale buona fede, fidandosi di fonti (tra le quali anche una introduzione alla biologia per le scuole) considerate affidabili.

      Quel post non lo ripubblico perché era sbagliato non nei contenuti ma nei modi che sono risultati comprensibilmente offensivi. E quel che ho scritto qui è anche un modo per evitare il giochino del lanciare il sasso e nascondere la mano. L’ho scritto e l’ho cancellato, ma l’ho scritto ed è giusto – credo – che una traccia di quell’errore rimanga corredata da tutto quel di positivo che è arrivato dopo. Magari, me lo auguro, è un primo passo verso qualcosa che potrà portare buoni frutti.

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  3. Caro Oddo,

    Devo dire che non ho capito bene a chi ti riferissi quando hai parlato della tuo disagio per esserti “comportato esattamente come molti campioni della comunicazione pro-science che non sopporto più”.
    Sarà che vedo in giro così pochi campioni della comunicazione pro-science che – per motivi a me per primo poco chiari – mi son sentito – leggendo quella frase soprastante – come la volpe di Esopo con la sua coda di paglia, accanto a un falò 😉

    Voglio allora provare a chiacchierare un po’ a ruota libera, con un tenue filo logico e a raccontarti tre recenti aneddoti, che sono capitati al sottoscritto.

    1) non trascuri forse l’importanza di “bucare lo schermo”?
    In primis, è opportuno precisare che non so che cosa esattamente hai scritto sugli OGM e il tono con cui si fanno anche le più sacrosanti affermazioni rimane un dettaglio indubbiamente importante.
    Però, se hai scritto un invito a insegnanti e studenti a stare più attenti, e se hai scritto che la “fragola-pesce” non esiste, e che – dopo decenni – non si sono in pratica riscontrati problemi sanitari legati agli OGM, perché questo pentimento a posteriori??
    Hai scritto di aver usato toni un po’ sopra le righe: una questione di bon-ton?!
    Come ho già detto, non so che cosa esattamente hai scritto e il tono con cui si fanno anche le più sacrosanti affermazioni rimane un dettaglio indubbiamente importante, però… mi sembra che tu abbia “bucato lo schermo” e questo è un ottimo risultato 🙂
    Ti racconto una storia che mi sta capitando in questi giorni.
    Sono stato – per quanto possa sembrare strano – ripetutamente invitato a partecipare a un blog cattolico.
    Dopo essere stato invitato ufficialmente a partecipare e aver avuto l’onore di un thread dedicato specificatamente alla visione “filosofica” del sottoscritto (attingendo da miei interventi su un altro blog ateo), ho fatto, in quel blog cattolico, un unico intervento – pacato e rispettoso – e un partecipante mi ha subito bollato di disonestà intellettuale 😦
    Mi sono molto offeso, anche perché il blogger non mi ha difeso come mi sarei aspettato.
    E quindi sentendomi offeso, ho salutato tutti con buona creanza e mi sono subito ritirato.
    Da allora, però mi è capitato di gettare lo sguardo su quel blog cattolico in cui si parla di religione, ma soprattutto di metafisica.
    Il blogger usa crudi toni assolutamente al vetriolo contro una mentalità scientifico-materialistica, a favore di una mentalità aristotelico-tomista.
    Bè – in un modo o nell’altro – è proprio la foga corrosiva che mi sta incuriosendo e attraendo.
    Sono sicuro che prima o poi farò un altro tentativo di ritornare su quel blog: è troppo interessante!
    Ma soprattutto ciò che mi colpisce e che vorrei educatamente e con molta doverosa cautela approfondire è proprio lo spropositato astio “al calor bianco” del blogger nei confronti della mentalità scientifico-materialistica.
    Non voglio andare su quel blog cattolico per fare il troll o per provocare: non mi interessano queste cose.
    Mi interessa di più analizzare la forma mentis del blogger (che sembra essere una persona con un robusto background di conoscenze teologiche e filosofiche), comprenderne le logiche e l’esplicita acrimonia nei confronti di quella forma mentis che il blogger considera una vera e propria “peste mentale”, nonché foriera di gran parte del Male su questa valle di lacrime.
    Ritornando al tuo blog e al tuo attuale thread, ribadisco che non so – rispetto agli OGM – che cosa esattamente hai scritto e come l’hai scritto, però forse i tuoi toni acidi (così come quelli del blogger aristotelico-tomista di cui ti ho parlato) hanno “bucato lo schermo”.
    Le tue parole hanno aperto un dibattito proficuo. Forse perché proprio così “acide”?

    2) avendo l’occasione di parlare a una classe di studenti, l’importante è parlare di OGM o di qualcos’altro? Ovvero, è importante parlare solo di ciò su cui si è ferrati!
    L’unica critica che ti muovo è invece che tu non abbia approfittato della ghiotta occasione di andare a spiegare il tuo punto di vista sugli OGM.
    10 minuti sono pochi, ma forse sufficienti a spiegare qualcosa di utile a dei ragazzi.
    Io ci sarei andato di sicuro.
    O a parlare di OGM o a parlare di qualcosa che mi sta molto più a cuore.
    Occhio: io non sono, tra l’altro, un superesperto di OGM.
    Tu certamente conoscerai “vita morte e miracoli” sugli OGM, ma io no.
    Un esponente di – ad esempio – salmone.org sarebbe indubbiamente più agguerrito e molto più preparato del sottoscritto sull’argomento OGM.
    Non escludo che se andassi a parlare di OGM con un super esperto agronomo anti-OGM (cioè con un addetto ai lavori anti-OGM) potrei forse anche rimanere a bocca aperta senza poter essere in grado di rispondere efficacemente: conosco i miei limiti.
    E quindi, se fossi stato invitato, avrei colto, nei dieci minuti a disposizione, l’occasione per dire chi sono, per dire quali sono le mie competenze e perché sono oggi a favore degli OGM, tentando dichiaratamente di allargare la prospettiva al mondo dell’analfabetismo scientifico.
    Occhio: il sottoscritto è a favore degli OGM così come sono contrario al Metodo Giuliani per la previsione dei terremoti pur non essendo né un agronomo e né un sismologo.
    Questo è il nocciolo importante!!!!!
    Ti racconto un’altra storia, per farti capire il mio punto di vista.
    Tempo or sono, in un blog che parlava di omeopatia in cui il blogger era un non-medico e un dichiarato anti-omeopata entrò in gioco un noto professore universitario italiano di Patologia medica nonché esperto e acceso sostenitore dell’omeopatia.
    Bè francamente ho avuto l’impressione che il blogger fosse in difficoltà e sono quindi intervenuto.
    Il confronto non è stato più fra il professore e il blogger, ma fra il professore e il sottoscritto.
    E – a mio parere – è stato una fortuna, perché le mie competenze sono tali da poter “giocare ad armi pari” con il professore di Patologia medica e sostenitore della omeopatia.
    Cosa cerco di dirti?
    Cerco di dirti che vi sono grossolanamente e schematicamente e semplicisticamente due piani: quello delle discussioni da bar più o meno valide e quello delle discussioni fra addetti ai lavori.
    Nell’ambito degli OGM o della sismologia il sottoscritto fa il tifoso.
    Non ho specifiche e approfonditissime competenze. E certamente non mi sogno di nasconderle.
    Perché faccio il tifo?
    Perché ritengo che esista una comunità scientifica che sia globalmente affidabile. E se quella parte della comunità scientifica afferma che gli OGM sono OK e che il metodo ideato da Giuliani per prevedere i terremoti è una ciofeca, io ci credo e difendo – con i non addetti ai lavori – il punto di vista della Scienza.

    3) avendo l’occasione di parlare a una classe di studenti, l’importante è parlare di OGM o di qualcos’altro? Ovvero, è importante parlare – IMHO – della inesausta lotta contro l’analfabetismo scientifico!
    Ti racconto una terza storia accadutami poche settimane or sono.
    Un mio caro amico è venuto da me e – chiacchierando del più e del meno – mi ha raccontato di aver visto un video – molto convincente – su YouTube che parlava della “teoria del vaccino orale antipolio sull’origine dell’AIDS (oral polio vaccine [OPV] AIDS hypothesis)”.
    Tale teoria propone che l’epidemia di HIV/AIDS si sia sviluppata alla fine degli anni cinquanta a causa della contaminazione di uno o più lotti di vaccini orali antipolio con un SIV-cpz, un virus degli scimpanzé ritenuto dalla comunità scientifica il progenitore del virus HIV-1.
    La comunità scientifica internazionale ha però confutato e dichiarato che le prove disponibili non supportano questa teoria (per dettagli, puoi consultare wikipedia).
    Il mio amico sosteneva che dopo aver visto il video su youtube si era convinto che la “OPV AIDS hypothesis” fosse OK.
    Stava avvicinandosi al mio computer cercando di convincermi a vedere il video, che il mio sguardo l’ha bloccato!
    Devo premettere che il mio amico, più che essere un semplice pneumologo, è piuttosto un “asmologo”, cioè un ultra-specialista di patologie polmonari ostruttive, e cioè asma, BPCO e ACOS.
    Tanto per intenderci, una persona che ogni anno partecipa in prima persona alla stesura della versione italiana delle LineeGuida internazionali su asma e BPCO.
    Gli ho allora proposto questo ragionamento.
    “Tu appartieni – gli ho detto – a quella parte della comunità scientifica che si occupa in particolare di patologie polmonari ostruttive”.
    “Tu conosci – gli ho detto – tutti (ma proprio tutti) gli studi condotti in particolare in quell’ambito della pneumologia”.
    “Conoscendo approfonditamente tutto l’ambito nazionale e internazionale della pneumologia che si occupa di patologie polmonari ostruttive, ritieni che le linee-guida, i documenti di riferimento delle principali società scientifiche internazionali siano redatti – gli ho chiesto – in modo menzognero??”
    Lui mi ha risposto che ritiene – in qualità di addetto ai lavori – che le linee-guida, i documenti di riferimento delle principali società scientifiche internazionali che fanno riferimento alle patologie polmonari ostruttive sono documenti validi; documenti non perfetti, ma comunque validi e onesti.
    “Se io ti faccio vedere – gli ho chiesto – un video su youtube che mostra che la causa dell’asma è l’assunzione del latte vaccino, come giudicheresti tale asserzione?”
    Lui mi ha risposto che ritiene – in qualità di addetto ai lavori – che l’asserzione relativa alla nocività del latte rispetto all’asma bronchiale sia infondata… e che … non si può considerare affidabile un video su youtube.
    “E se tu ritieni – gli ho chiesto – che la comunità scientifica degli addetti ai lavori che si occupa delle patologie polmonari ostruttive “giochi pulito”, perché ritieni che la comunità scientifica degli addetti ai lavori che si occupa AIDS “giochi sporco” e che menta quando sostiene che la cosiddetta “OPV AIDS hypothesis” sia una bufala?”
    La comunità scientifica degli addetti ai lavori che si occupa di AIDS ritiene infatti che la “OPV AIDS hypothesis” sia una bufala, “… ma tu – gli ho detto – credi al video su youtube!”
    “Però, se si parla dell’ambito di tua competenza – ho aggiunto – allora youtube non è affidabile!”

    Insomma, alla fine della discussione il mio amico ha convenuto sul fatto che la “OPV AIDS hypothesis” sia una bufala 🙂

    Ti ho raccontato questo aneddoto che mi è capitato solo circa tre settimane or sono per farti capire come l’analfabetismo scientifico sia in agguato anche in persone insospettabili.
    Ciao
    Aristarco

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    • Sul mio post su Facebook: erano toni inutilmente aggressivi verso una scuola e degli studenti e la forma è una cosa importante nella comunicazione, soprattutto se non calibrata rispetto al ricevente.

      Un po’ come fanno quelli che definisco “campioni”, e sono tanti, della comunicazione pro-science: toni aggressivi (e li ho usati anche io eh in passato, basta andare indietro di un po’ di mesi e anni anche su questo blog) che però non fanno altro che a) esacerbare il discorso; b) compattare forse chi già la pensa come noi (che è uno spreco di tempo ed energie); c) far sentire i nostri interlocutori aggrediti.

      So benissimo che i vai promotori delle “alternative” non sono da meno in quanto ad aggressività, ma non ritengo che quello sia il campo nel quale sfidarli. E neppure che sia davvero loro gli interlocutori di chi vuole diffondere la cultura scientifica. Apparire arroganti e aggressivi non porta benefici, stare a discutere – in maniera civile finché si riesce – sì. Anche perché chi viene affascinato in qualche modo dal mondo dell’alternativo e dell’anti-qualcosaacaso spesso è portatore di un’istanza sociale con la quale la scienza deve confrontarsi su più livelli e cercare di capirla è importante.

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  4. Caro Oppo,
    Senza ovviamente essere posseduti da parossismi di virulenza verbale, io credo che ciò che più conta sia non scrivere corbellerie.
    Come dice un mio amico, riguardo tematiche religiose, vi sono due profili psicologici di fondo:
    Un profilo psicologico mostra inclinazione per la scienza, il rigore, la ragionevolezza critica, la fredda analisi, la logica concreta, la passione per i dati, l’igiene mentale, ecc.
    Un profilo psicologico mostra inclinazione per l’irrazionalità, per la costruzione di “cattedrali” concettuali basate su dati evanescenti, la tendenza a selezionare i dati a proprio piacere, la logica astratta, la passione viscerale, ecc.
    Tra questi due profili, vi sono molte persone con un profilo intermedio.
    Per intercettare le persone del terzo profilo (o profilo intermedio), ritengo – come ho già detto – sia vincente (e sufficiente) il non scrivere corbellerie.
    Buone feste!
    Ciao
    Aristarco

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