Ebola e vaccini

Ebola e gattini sarebbe stato più bello (foto dall'omonima pagina Facebook)
Ebola e gattini sarebbe stato più bello (foto dall’omonima pagina Facebook)

Beatrice Lorenzin, ministra della Salute, attacca le Regionihanno segnalato con troppo ritardo – “anche 15 giorni” – la morte delle persone dopo la vaccinazione antinfluenzale. In compenso il suo ministero attiva il numero gratuito per i cittadini preoccupati: è il 1500. Lo stesso che i cittadini possono chiamare per chiedere informazioni su Ebola.

Sono due esempi di come la piccola-grande emergenza creata dalla sospensione di alcuni lotti del vaccino antinfluenzale Fluad abbia creato un cortocircuito a livello istituzionale. Come osserva Pietro Greco su Scienza in rete

Di fronte a un medesimo allarme – il rischio, non ancora provato, che alcuni lotti del vaccino antinfluenzale possa avere tragici effetti collaterali – le regioni italiane stanno andando in ordine sparso. In una regione il vaccino viene somministrato, in un’altra viene ritirato e in un’altra ancora è l’intero programma di vaccinazione viene bloccato. Tutti vanno in ordine sparso.

Osservazione confermata anche dalla reazione all’allerta avuta dal presidente dell’ordine dei medici di Ferrara Bruno Di Lascio: stop alla somministrazione dei vaccini. Attenzione: è una decisione personale dovuta alla volontà (necessità?) del medico di non accollarsi eccessivi rischi in una situazione gestita in maniera poco chiara. Afferma Di Lascio:

“Io da lunedì non somministrerò più vaccini. E così sarà finché la situazione non sarà chiara. Ma tutto ciò comporterà conseguenze. Sia in termini di credibilità, sia, soprattutto, di salute. Perché c’è chi del vaccino ha bisogno per vivere. E pensare che rinunci a farlo, per il timore legittimo di morire, è contro ogni forma di etica. Il Ministero se ne assuma la responsabilità”.

Ecco, di nuovo, il cortocircuito: non è in questione la necessità della vaccinazione, ma la caotica gestione dell’allerta da parte delle istituzioni preposte, in primis il ministero, che sta trasferendo la ‘psicosi’ dal pubblico ai medici, come spiegano bene ancora le parole di Di Lascio*:

La preoccupazione dei medici sta ormai superando quella dei pazienti

Colmare questa falla sarà sempre più difficile, soprattutto se si continua con la strategia dell’attribuzione delle colpe come prima cosa da fare. E serviranno davvero a poco le immancabili e classiche affermazioni rassicuranti, da quelle che negano il problema (magari a ragione come è molto probabile che sia in questo caso) a quelle che fanno la conta tra vite salvate e vite eventualmente perse nell’incidente di percorso. In particolare trovo pericolosissimo quanto fa intendere l’Aifa (l’Agenzia del Farmaco) nella sua analisi della situazione attuale, affermando a un certo punto:

[…] il numero di decessi sarebbe comunque inferiore di centinaia di volte rispetto a quanto atteso nella stessa popolazione non vaccinata

È il paragone che non serve, che sembra indurre l’idea dell’ineluttabilità di alcuni decessi (anche in prospettiva migliorativa rispetto alla non vaccinazione) per il bene generale della popolazione. Una specie di “ne sacrifichiamo 10 per salvarne 10mila” che non ha senso di per sé e ne ha ancora meno in una situazione che rischia di rotolare verso la ‘psicosi da vaccino’, in un momento storico nel quale, pochi giorni prima, un tribunale ha trovato un’inesistente correlazione tra vaccini (di altro tipo) e autismo. Chiaro che l’Aifa non intendesse fare un ragionamento del genere, ma un tipo di comunicazione che si presta a una simile lettura è dannosa e, dunque, da evitare. Se un rischio, seppur minimo, c’è a fronte di vantaggi quantitativamente e qualitativamente molto maggiori, va esplicitato in un altro modo.

Avere una macchina istituzionale che sappia governare questo tipo di problemi quando si presentano è un fattore cruciale ed è un compito che va risolto da una politica accorta che, anziché giocare a far rimbalzare le responsabilità, avrebbe dovuto già da tempo mettere il culo sulla sedia con gli interlocutori del caso (istituzioni, medici, associazioni dei pazienti, media, ecc…) per anticipare i problemi e creare una rete in grado di gestirne i vari aspetti, dall’attribuzione delle responsabilità ai vari livelli di comunicazione (tipo, banalmente, evitare di usare per dare informazioni sui vaccini antinfluenzali lo stesso numero usato per l’Ebola).

Siamo invece al punto in cui ognuno balla con sua nonna e tutti puntano il dito contro qualcun altro. Siamo al punto in cui ogni toppa posta per coprire un buco viene messa stracciando altre parti del vestito, lasciando nudi i pazienti.

*C’è chi gli ha fatto notare l’importanza del suo ruolo e l’eccesso di una posizione simile

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4 pensieri su “Ebola e vaccini

    • potrebbero anche tenersela, basta che su alcune cose venissero attivati meccanismi automatici che riportano le competenze in alto per poter permettere azioni standard per tutti. Come in questo caso, in cui il problema è nazionale, non locale.

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