Caro Michele, sul biologico piangiamo insieme

ladybird-335096_640Michele Serra sull’Amaca di oggi (sabato 25 ottobre) ha preso malissimo un video che mostrava un gioco divertente: far assaggiare a degli appassionati di cucina bio un hamburger da fast food fatto passare come un’alternativa bio, ricevendo commenti entusiasti da parte degli ignari assaggiatori. Eh vabbé, era un modo per mostrare come i nostri preconcetti influenzino anche il senso del gusto.

All’editorialista de La Repubblica la cosa non è piaciuta per nulla e l’ha presa male

Amaca

Caro Michele. Ora, non è che mi interessi troppo continuare la Guerra Santa pro o contro il biologico, però, ecco, caro Michele, non è che da sostenitore del bio (dinamico) hai poi così tanto da ridere. Quando chiedi allo “spiritoso reporter” – come se ti avesse fatto un torto personale – di fare “una bella inchiesta sullo stato dei terreni e delle falde acquifere laddove si coltiva bio e laddove si coltiva non bio” per fare dopo una gara di risate, ecco, lo hanno già fatto. E ridiamo poco tutti, consumatori bio e consumatori non bio.

Nel 2012 è stata fata una meta-analisi (una ricerca sulle ricerche) per vedere se è vero che l’agricoltura biologica ha meno impatto sull’ambiente rispetto a quella convenzionale*. E la risposta che i ricercatori hanno dato non è così netta come tu credi con un po’ di quella supponenza che abbiamo di solito quando siamo convinti di saperla più lunga degli altri. Non rideresti di più del giornalista olandese, ecco.

Secondo lo studio – di cui, dai, ci fidiamo – se è vero che, in generale, l’agricoltura bio ha un impatto positivo per l’ambiente (o meglio, ha un impatto migliore) per unità di area coltivata, così non è per unità di prodotto: se è vero che (in generale e non sempre) per 100 ettari coltivati, quelli che seguono i disciplinari bio sono più rispettosi dell’ambiente, è anche vero che quei 100 ettari bio (in generale e non sempre) tendono a produrre di meno, e così 10 carote bio magari hanno un ‘costo ambientale’ maggiore rispetto a 10 carote ‘convenzionali’.

Questo significa anche che (in generale e non sempre) per riempire la pancia delle persone con prodotti bio c’è bisogno di più territorio votato all’agricoltura con tutto quel che ne consegue. Senza tralasciare il fatto che bio non significa “senza pesticidi” ma che quei pesticidi non devono essere di sintesi, cosa che non esclude che siano altamente ‘tossici’ per la terra e le falde acquifere, come per esempio il rotenone (che è in via di eliminazione dai disciplinari proprio perché è molto tossico) o i sali di rame.

Nelle conclusioni i ricercatori fanno una considerazione che forse sia io – che ho sviluppato una specie di fobia ideologica per il bio dopo esserne stato un entusiasta sostenitore – che te dovremmo sottoscrivere, magari per provare a ridere un po di più, insieme:

There is not a single organic or conventional farming system, but a range of different systems, and thus, the level of many environmental impacts depend more on farmers’ management choices than on the general farming systems (Non c’è un singolo sistema di coltivazione biologica o convenzionale, ma uno spettro di sistemi differenti e perciò il livello di impatto ambientale dipende più dalle scelte fatte dagli agricoltori che dal sistema di coltivazione).

Non ci sono buoni-buoni e cattivi-cattivi. Bio non è sempre e per forza uguale a buono, non solo per il palato, ma anche per l’ambiente e viceversa per l’agricoltura convenzionale.

Nessuno, né il giornalista olandese, né tu, né io avremmo così tanto da ridere da quell’inchiesta che chiedi pensando di sapere già come andrebbe a finire.

Ciao,
Daniele

Nota: un confronto imparziale (anche se le affiliazioni suggerirebbero il contrario) tra bio e convenzionale lo si può trovare qui.

*La ricerca è questa

Annunci

11 pensieri su “Caro Michele, sul biologico piangiamo insieme

  1. Fermo restando che si può essere a favore della agricoltura biologica e biodinamica, rimane un modo di parlare di un noto intellettuale italiano che mi pare desolante.
    Si prenda in considerazione la seguente frase scritta da Michele Serra: “[…] provengono da un ciclo produttivo che fa uso (spesso molto largo) di prodotti chimici.”

    Personalmente, la sento puzzare di analfabetismo scientifico e rivolgendosi a Michele Serra, viene da dirgli:”Michele, Michele ma come parli?! Ma come parli!? Ma cosa dici?! Ma soprattutto, ma come parli!?”

    Ciao Aristarco

    P.S. Per dettagli si veda link: http://blogs.nature.com/thescepticalchymist/files/2014/06/nchem_-Chemical-Free.pdf

    Mi piace

    • Ovviamente “chimica” ha sempre il suo portato di negatività quando si parla di queste cose. Ma è l’idea di una distinzione assoluta tra bene e male che mi pare più “antiscientifica”.

      Mi piace

      • Caro Daniele,

        affermi che la maggiore irritazione ti proviene da “una distinzione assoluta tra bene e male”.

        In tutta franchezza non scorgo ciò che tu affermi essere presente nelle righe di Michele Serra, il quale – anzi – si premura di sottolineare che l’agricoltura non-biologica e non-biodinamica non ha “niente di demoniaco o di perverso”.

        Michele Serra, in fondo, sostiene semplicemente che – a Suo parere – l’ agricoltura “non-bio” è meno costosa di quella “bio”, ma più inquinante.

        Io e te siamo concordi a non concordare con l’opinione di Michele Serra.
        Però, questo mi sembra solo un civile confronto dialettico fra persone che hanno opinioni differenti. Punto.

        E invece ciò che è – IMHO – molto più grave è il modo di scrivere di Michele Serra.
        Se una casalinga di Voghera esprime un giudizio negativo sulla agricoltura non-bio perché “fa uso di prodotti chimici”, non mi arrabbio e non mi scompongo, ma la invito cortesemente ad andare in cucina a preparare da mangiare, attività nella quale è certamente molto più brava del sottoscritto e non perdo tempo a spiegarle che anche il solfato di rame, la calce, lo zinco, ecc. che utilizza anche l’ agricoltura biodinamica, è “roba chimica” al 100%!
        Se invece al posto della casalinga di Voghera, il concetto secondo cui l’ agricoltura non-bio “fa uso di prodotti chimici” è espresso da un noto intellettuale, giornalista, scrittore di saggi, autore televisivo, romanziere, vincitore di premi letterari, uno che tiene da anni una rubrica su uno dei maggiori quotidiani d’ Italia e un’altra rubrica su uno dei maggiori settimanali d’ Italia, insomma un quasi-maître-à-penser,…. allora mi arrabbio 😦
        E con chi mi arrabbio?
        Mi arrabbio con Daniele Oppo 😉
        Che ha il coraggio di sostenere che non è vero che il livello di analfabetismo scientifico in Italia è assolutamente abissale, quando testimonianze del contrario escono continuamente come i funghi in montagna d’ autunno, dopo che è piovuto!
        Ciao, Aristarco

        Mi piace

      • Carissimo,

        Io nella provocazione “vai a vedere chi inquina di più che poi che poi vediamo chi ride per ultimo” scorgo quella distinzione netta che prima – dialetticamente – si era premurato di archiviare. Anzi, la vedo più forte perché ha a che fare con la gestione dell’ecosistema, e non cose ‘minori’ come il gusto di un hamburger. In quelle righe c’è tutta la sua abilità da scrittore.

        Sono anche convinto che la casalinga che legge Serra non impara da serra che il bio non fa uso di chimica: a quello ci pensano gli articoli di molti giornali, le pubblicità e i volantini dei supermercati. Quando legge Serra, al massimo, annuisce compiaciuta, ma non ‘impara’ nulla di nuovo.

        Il problema dell’alfabetizzazione scientifica: non fraintendermi, non affermo che non esista e che non sia rilevante. Solo che il problema non è tutto lì. Non è solo nel far acquisire nozioni come se le persone fossero scatole vuote da riempire con la scienza per farle tornare alla ragione.
        Ci sono complicazioni maggiori, come una scarsa partecipazione, un tam-tam mediatico molto forte da parte di alcuni sostenitori di certe idee che, si badi bene, utilizzano spesso e volentieri argomenti “scientifici” (non per questo corretti) per sostenere le proprie idee. Lo fanno i movimenti più o meno ecologisti, e lo fanno perfino alcuni animalisti. Ma questo non comporta che le persone non si fidino poi della scienza quando ne scorgono il bisogno, anzi, la fiducia negli scienziati è molto elevata e pare non cambi più di tanto con l’aumentare del livello di alfabetizzazione scientifica.

        Quali sono allora i problemi? Sono tanti:
        – la correttezza dell’informazione e le fonti che vengono scelte
        – il grado di partecipazione alle decisioni che implicano sempre più l’uso delle scoperte della tecno-scienza
        – le promesse non mantenute (vedi gli ogm che sfameranno il mondo)
        – la presenza costante di sempre nuove scoperte rivoluzionarie che cambieranno tutto e che non cambiano mai niente (basta leggere i comunicati delle Università e dei centri di ricerca, che fanno a gara a chi la spara più grossa)
        – la polarizzazione delle idee e l’ottica dello scontro frontale da buoni e cattivi, esperti che sanno e inesperti che non capiscono
        – la capacità di scorgere più vantaggi che svantaggi da alcune soluzioni presentate dalla tecnoscienza: la scienza nucleare è un esempio chiaro: va benissimo quando serve per migliorare gli strumenti diagnostici che hanno a che fare con la nostra salute, è il male quando si parla di energia perché il vantaggio immediato (indipendenza energetica e forse costi minori nella bolletta) è fortemente mediato dalla percezione di un rischio troppo elevato (e permanente nel tempo) in caso di guasti e catastrofi.

        … e tanto altro.

        Mi piace

  2. Quando provo a spiegare che l’uso intensivo di biologico porterebbe una maggiore deforestazione, la gente non mi crede: la disinformazione a scopo commerciale è molto forte.

    Riguardo il biodinamico, l’unica parola che lo descrive è questa: stregoneria.

    Liked by 1 persona

  3. Sì, ma non andare a piluccare le tue citazioni…

    Higher antioxidant concentrations, and less cadmium and pesticide residues, in organically grown crops: a systematic literature review and meta‐analysis. Leifert C. et al. (2014), British Journal of Nutrition, July 2014
    http://research.ncl.ac.uk/nefg/QOF/document/14-06-12%20Final%20Crops%20Paper%20BJN5552.pdf

    Nutritional quality and safety of organic food. A reviewNutritional quality and safety of organic food. A review
    Lairon D
    Agron. Sustain. Dev, Vol,30, Issue 1, 2009
    http://link.springer.com/article/10.1051/agro/2009019

    Comparison of nutritional quality between conventional and organic dairy products: a meta-analysis
    Palupi E et al.
    Journal of the Science of Food and Agriculture
    Volume 92, Issue 14, pages 2774–2781, November 2012
    http://www.researchgate.net/profile/Anuraga_Jayanegara/publication/221723152_Comparison_of_nutritional_quality_between_conventional_and_organic_dairy_products_a_meta-analysis/links/004635278facb9c99a000000?origin=publication_detail

    Meta-analyisis of content of secondary metabolites and vitamin C in organic and conventional fruits and vegetables and estimate of potential effect on human health (poster)
    Brandt K et al (2011)
    http://www.soilassociation.org/LinkClick.aspx?fileticket=8cxY0vplntw%3D&tabid=313

    Organic Foods. Scientific Status Summary
    Winter C.K et Davis S.F.
    Journal od Food Sciences, 2006
    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1750-3841.2006.00196.x/pdf

    Organic Diets Significantly Lower Children’s Dietary Exposure to Organophosphorus Pesticides
    Luc etr al
    Environ Health Perspect. 2006
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1367841/

    e quanti altri vuoi…

    Mi piace

  4. Il primo link è corrotto, credo sia questo studio: http://research.ncl.ac.uk/nefg/QOF/documents/14-06-12%20Final%20Crops%20Paper%20BJN5552.pdf

    Non capisco perché considerino gli antiossidanti come nutrienti (non lo sono), mentre su amminoacidi e proteine, ad esempio, giungono più o meno alle stesse conclusioni degli altri studi.

    Detto questo, il tema non erano i valori nutrizionali (che, anche quando sono più alti non lo sono in maniera tale da portare effettivo beneficio alla salute), ma il differente impatto ambientale tra colture bio e colture convenzionali. Che non sempre c’è e va valutato caso per caso.

    Mi piace

  5. Scusa, mi era uscito un taghlia/oncolla sbagliato, quellogiusto era

    The effects of organic agriculture on biodiversity and abundance: a meta-analysis
    Bengtsson A et al,
    Journal of Applied Ecology 2005
    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1365-2664.2005.01005.x/pdf

    Soil Fertility and Biodiversity in Organic Farming
    Maeder P et sal
    Science 296, 1694 (2002)
    http://www.sciencemag.org/content/296/5573/1694.full

    Environmental Impact of Different Agricultural Management Practices: Conventional vs. Organic Agriculture
    Gomiero T et al
    Critical Reviews in Plant Sciences, 30: 1, 95
    http://dx.doi.org/10.1080/07352689.2011.554355

    Agronomic and environmental implications of organic farming systems
    Stockdale E.A. et al
    Advances in Agronomy, Volume 70, 2001,
    http://dx.doi.org/10.1016/S0065-2113(01)70007-7

    Benefits of organic farming to biodiversity vary among taxa
    Fuller1 R.J et al
    Biology letters 2005
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1626368/

    Does organic farming benefit biodiversity?
    Hole D.G. et al
    Biological Conservation 2005
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0006320704003246

    A comparison of soil and environmental quality under organic and conventional farming systems in New Zealand
    Condron L. M. et al
    New Zealand Journal of Agricultural Research, 43:4,
    http://dx.doi.org/10.1080/00288233.2000.9513442

    Soil organic matter and biological soil quality indicators after 21 years of organic and conventional farming
    Fließbach A et al
    Agriculture, Ecosystems and Environment 118 (2007)
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0167880906001794

    (e rimane, quanti altri vuoi)

    Mi piace

  6. Ovviamente non leggo tutto, ma prendendo il primo studio trovo questa affermazione (ma anche altre) che chiarisce il punto della situazione:

    The results of our meta-analysis suggest that the dif-
    ference between organic and conventional farming is
    more pronounced in studies performed at a small scale
    that do not take the surrounding landscape into account.
    This indicates that farming practice only partly explains
    variation in species richness and abundance in agricul-
    tural landscapes. In studies at a landscape scale (field/
    farm in matched landscape), farming practice appeared
    to be less important than the effects of the surrounding
    landscape (Weibull et al. 2000; Weibull et al. 2003;
    Tables 1 and 2).
    If organic farming has greater effects at smaller scales,
    this suggests that different processes are involved
    (Peterson & Parker 1998; Bommarco & Banks 2003). On
    small plots effects of different farming systems may
    result from behavioural responses and individual
    decisions, whereas at larger scales variation between
    farming systems is more likely to reflect differences in
    population dynamics.

    Mi piace

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...