Due bufale “scientifiche”?

Nel complesso, dieci anni di rilevazioni di Osservatorio Scienza Tecnologia e Società ci dicono che il vero problema non è l’assenza di una cultura scientifica – numerosi dati […] sfatano ampiamente questo stereotipo. Il nodo critico, in questi dieci anni, resta la fragilità di una cultura della scienza e della tecnologia nella società: di una cultura che sappia discutere e valutare i diversi sviluppi e le diverse implicazioni della scienza e della tecnologia evitando le opposto scorciatoie della chiusura pregiudiziale e dell’aspettativa miracolistica.

La citazione proviene dall’Annuario Scienza Tecnologia e Società 2014 curato da Observa Science and Society pubblicato per i tipi de Il Mulino. E non è l’unica che sfata alcune generalizzazioni stereotipate (bufale?) presenti negli ‘ambienti scientifici’ (inteso in senso ampio, dai ricercatori a chi si occupa di comunicazione e divulgazione della scienza): un altro mito sfatato nell’annuario è quello – ricorrente anche nell’opinione di alcuni giovani comunicatori odierni – che vorrebbe gli scienziati visti sotto una cattiva luce da parte del pubblico (composto da chi, non si sa: altra generalizzazione). Testualmente:

In questi anni, l’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società ha registrato rilevante fiducia e significative aspettative da parte degli italiani nei confronti del ruolo degli scienziati allorché emergono questioni di rilevanza pubblica legate alla scienza. Più di un cittadino su due – un dato in crescita sin dal 2009 – vede nei ricercatori l’interlocutore privilegiato su questi temi, mentre molto più ridotta è la quota di chi si affida principalmente al parere di associazioni ambientaliste, giornalisti, esponenti religiosi, politici e imprenditori. Pur rimanendo sempre molto alto per tutte le categorie di intervistati, l’atteggiamento positivo nei confronti degli scienziati è meno diffuso tra i più anziani e i meno istruiti, è più diffuso tra coloro che esprimono un alto grado di apertura al nuovo, mentre non aumenta al crescere di alfabetismo scientifico o del grado di esposizione alla scienza nei media

Sono conclusioni che chi si occupa di comunicazione, soprattutto tra i più giovani (me compreso) dovrebbe tenere bene a mente perché spesso offuscato da quel che vede attorno, specialmente nei social media, dove le varie ‘bolle’ (ma anche l’impatto mediatico di alcune manifestazioni ‘contro’) fanno apparire una realtà – quella della scienza e degli scienziati vittime della diffusa ignoranza del popolo – che, probabilmente, è molto più ridotta e marginale di quel che sembra. Ovvero, buona parte delle persone è spesso in grado di capire la scienza (che non significa comprenderne le sue implicazioni più articolate come esperti) e i suoi sviluppi sulla società e fanno affidamento agli scienziati quando si tratta di ‘sbrogliare’ le matasse più complicate. E il fatto che la fiducia negli scienziati non cresca in maniera rilevante col crescere dell’alfabetizzazione scientifica o del grado di esposizione alla scienza nei media è un dato più che rilevante per chi si occupa di comunicazione e dei processi di decision making. Significa, innanzitutto, che stiamo dando per scontata un’ignoranza di base che nella realtà – pur essendo presente e rilevante – gioca un ruolo più piccolo, portandoci a trattare i diversi pubblici come se fossero dei bambini da prendere per mano facendo resistere (anche in maniera inconsapevole) ancora un modello comunicativo rivelatosi da tempo fallimentare (non che debba sparire, in alcuni casi rimane necessario), quello del deficit, ovvero quello delle spiegazioni che arrivano dall’alto a un popolo i cui cervelli hanno bisogno di essere riempiti dalla verità per poter poi prendere decisioni assennate e razionali.

Quello che mi preoccupa è che, quando leggo alcuni interventi di alcuni bravi e giovani comunicatori della scienza (divulgatori, giornalisti o aspiranti tali), leggo sempre più, nonostante tutto, l’adesione a una visione dei pubblici come impregnati di un’ignoranza scientifica (privi o con pochissima cultura della scienza), più impegnati nell’ ‘impartire’ la scienza che nel cercare gli anelli di congiunzione tra essa e la società e rafforzare quelli già esistenti. Magari è solo una mia impressione, magari la ‘mia bolla’ distorce la mia visuale, ma non vorrei che nel frattempo, impegnati a (quasi) denigrare un popolo di stupidi incapaci di scegliere razionalmente e cercare al contempo di indicare la via giusta, non stessimo tutti – o, almeno, in parecchi – sbagliando strada a nostra volta, auto-impedendoci di cogliere quelle potenzialità in grado di dare davvero un peso maggiore alla “cultura della scienza e della tecnologia nella società”. 

O forse è solo Ferragosto e i miei sono i pensieri liberi di vagare in un cervello in vacanza 😀

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7 pensieri su “Due bufale “scientifiche”?

  1. Caro Oddo,
    Bisogna intendersi su cosa ci si riferisca quando si parla di analfabetismo scientifico.
    Il sottoscritto ritiene che oggi in Italia vi sia un mostruoso e preoccupante problema di cultura rispetto alla Scienza e quindi parlo sovente di analfabetismo scientifico e di atteggiamenti antiscientifici, ma in termini diversi da quelli dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società.

    I miei genitori (che provengono da onorevolissime quanto numerose famiglie di contadini), dopo la 5 elementare, hanno cominciato a dare una mano nei campi e hanno smesso la scuola.
    Quasi certamente avrebbero sbagliato le domande del surricordato Osservatorio (Il sole è un pianeta. Gli antibiotici uccidono sia virus che batteri. Gli elettroni sono più piccoli degli atomi).
    E quindi sarebbero stati giudicati “analfabeti scientifici” dal succitato Osservatorio.
    Eppure esprimevano una saggezza che oggi è completamente sparita: riconoscevano – senza problemi – un’autorità nei confronti di chi ne sapeva di più.

    Oggi non è più così.
    Oggi stuoli di persone, dopo qualche ora trascorsa alla Google University e al YouTube College, cominciano – con grandissima determinazione – ad accusare – ad esempio – Elena Cattaneo o Silvio Garattini di incompetenza!
    Dopo di che, sanno rispondere correttamente alle tre domande – perché magari una qualche infarinatura scientifica in effetti non manca – e quindi non sono considerati “analfabeti scientifici” dal succitato Osservatorio.
    MA – A MIO OPINABILISSIMO PARERE – SONO MOLTO PIÙ ANALFABETI SCIENTIFICI DEI MIEI GENITORI.

    Guardiamo la realtà di oggi: la mia regione apre all’agopuntura, gli OGM sono boicottati a prescindere, Stamina continua da anni a “lavorare”, l’antspecismo impone la ridicola legge “anti-Green Hill”, ecc….. e l’Osservatorio dice che l’analfabetismo scientifico è in diminuzione. Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò!

    Ciao, Aristarco

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  2. P.S. Quello che l’Osservatorio valuta è solo puro nozionismo scientifico e non ci azzecca nulla con la consapevolezza delle basi della Scienza.

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  3. Scusa se ti ingolfo il tuo blog, ma gli argomenti che hai sollevato sono – IMHO – straordinariamente interessanti 🙂
    Vorrei quindi provare a rispondere anche in merito alla seconda cosiddetta bufala scientifica.

    L’Osservatorio afferma la Società esprime fiducia nei confronti degli scienziati.
    Non ho problemi ad ammetterlo.
    Il problema è che molte persone non sanno distinguere ciò che afferma la comunità degli scienziati e ciò che affermano o due o tre o poco più scienziati eretici.
    Si tenga presente che in ogni ambito della Scienza vi sono sempre scienziati eretici e ciò non deve stupire.
    Accade allora che i mass media vogliano far sentire la cosiddetta “altra campana”, attribuendo – quasi – pari visibilità sia agli scienziati eretici che agli scienziati dell’establishment scientifico internazionale: ed ecco la Scienza spaccata in due!
    Ed in effetti non è sbagliato affermare che la Scienza è spaccata in due, solo che nessuno poi specifica che il 99% degli scienziati è da una parte e solo l’1% è dall’altra parte.
    Molte persone non comprendono la differenza su cosa significa “idee” della comunità scientifica e “idee” (legittime, per carità) di un gruppuscolo di eretici e finiscono per porle sullo stesso piano.
    Molte persone non comprendono, ma molte persone – invece – scelgono finanche premeditatamente le “idee” degli eretici, perché “la Scienza è corrotta”, ovverosia perché “l’establishment scientifico internazionale è nelle grinfie di avidi e senza scrupoli manipolatori che ci vuole convincere subdolamente che non ci sono metodi validi e alternativi alla sperimentazione animale, che gli OGM non fanno venire i tumori, che Stamina è una bufala, che il Metodo Di Bella non guarisce il cancro, che il terremoto in Emilia non è stato provocato dal fracking, ecc. ecc. ecc.

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  4. Caro Aristarco,

    ci sono alcuni punti da affrontare:

    – il punto sulle conoscenze scientifiche (il ‘nozionismo’) è importante perché spesso è la base di partenza (molto criticabile) dalla quale si parte per affermare che una popolazione è poco propensa verso la scienza. Stanno comunque crescendo ed è un dato di fatto.

    – Il discorso omeopatia mi permette tre approfondimenti:
    1) il trend di vendita dei prodotti omeopatici è generalmente in calo
    2) su questi prodotti influisce – e non poco – il ruolo di chi è considerato (a ragione) un esperto: a) medici; b) farmacisti. Non possiamo dimenticarlo e rubricare tutta la vicenda a irrazionalità delle persone senza considerare il ruolo attivo di chi, per la comunità, è a tutti gli effetti un esperto di quel campo scientifico. Quindi il discorso si fa più complicato.
    3) il profilo tracciato nell’annuario sul consumatore tipico di prodotti omeopatici è questo: un soggetto prevalentemente femminile, con un alto grado di istruzione, tra i 30 e i 50 anni, con buone competenze scientifiche e molto aperto al nuovo.

    Credi risulti evidente come le tematiche scientifiche – complesse per loro natura – si inseriscano nel contesto sociale dove la complessità aumenta per via di molteplici fattori, non da ultimo, in ambito medico, quello della cura del paziente da parte dei medici come il caso Di Bella potrebbe dimostrare (quanto avrà influito l’immagine di Di Bella, bonario, che ha tempo per ascoltare i pazienti, che li segue nel loro percorso? Credo tantissimo).

    Se prendiamo l’esempio Stamina, sempre secondo l’osservatorio, risulta che “l’orientamento emergente è sostanzialmente permissivo: solo il 13% degli italiani crede che a nessuno debba essere permesso di usare terapie non ancora validate”. Preso così questo dato è negativo ma, ancora una volta, va inserito in un quadro complesso che è quello del diritto alle cure compassionevoli e della libertà di cura che, giunti a un certo livello, prescindono dal dato puramente scientifico e riguardano la centralità dell’autonomia del paziente nel scegliersi le cure. Su Stamina, inoltre, non dimentichiamo che la sua applicazione è avvenuta all’interno di strutture pubbliche da parte anche di medici ‘ufficiali’ (ricordiamo anche quei medici che solo dopo lo scandalo si sono dissociati da tutto?), cosa che, secondo me, ne ha amplificato a dismisura la portata.

    – le molte persone che scelgono di stare dalla parte degli eretici o di teorie stravaganti mi paiono invece poche: il vero problema è che sono magari più rumorose e in grado così di creare una percezione di sé maggiore di quella che è in realtà. I contrari alla “vivisezione” sono molti di meno di quelli che la accettano come compromesso ancora oggi necessario, ma sono più organizzati e più rumorosi.

    OGM: sempre secondo l’osservatorio, “nonostante siano forti le preoccupazioni per la sicurezza del cibo e restino perplessità sull’effettiva opportunità dell’introduzione di prodotti OGM nell’offerta alimentare, queste non si traducono in una chiusura pregiudiziale verso le ricerche in questo settore. Nel 2013 il 64% dei cittadini è convinto che in Italia le ricerche biotecnologiche in campo alimentare debbano proseguire, una percentuale mai raggiunta negli anni precedenti. Solo il 5% degli intervistati non ha un’opinione in proposito, mentre i contrari rimangono per lo più stabili. In sostanza, la crescita della quota di favorevoli [il 70% tra i 15-29enni e tra coloro che si espongono frequentemente alla scienza nei media] si deve alla diminuzione degli incerti: chi non aveva un’opinione nel 2010 l’ha sviluppata ed è diventato favorevole”.
    Questi sono dati che secondo me indicano come sia necessario non farsi abbagliare dalle iniziative forti e proseguire sulla strada del dialogo per arrivare laddove permangono – in vari settori – legittimi dubbi per cercare di dipanarli il più possibile. Il fatto che in un argomento così importante come il cibo, gli indecisi diventino per lo più favorevoli è un dato di portata enorme da cavalcare anziché pensare di fare la guerra a chi è già convinto, convinti a nostra volta che siano questi ultimi a rappresentare il nostro ‘interlocutore tipo’.

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  5. Caro Oddo,

    Prima di tutto, grazie per la cortese risposta.
    In secondo luogo, lascia che possa esprimere il sincero augurio che tu abbia ragione ed io torto 🙂
    Spero con tutto il cuore che la mia visione pessimistica sia sbagliata, ma non riesco purtroppo a condividere il tuo ottimismo.
    Due stralci dalla tua gentile risposta.

    1) Sull’omeopatia “influisce – e non poco – il ruolo di chi è considerato (a ragione) un esperto: a) medici; b) farmacisti”.
    2) “Su Stamina, inoltre, non dimentichiamo che la sua applicazione è avvenuta all’interno di strutture pubbliche da parte anche di medici ‘ufficiali’”

    Come si suol dire, queste frasi “portano acqua al mio mulino” del pessimismo.
    Come in pratica giustamente finisci per suggerire, anche molti laureati in materie scientifiche esprimono – ahimè! – un chiaro atteggiamento antiscientifico.
    Questo dimostra – IMHO – come sia grave – oggi in Italia – il problema dell’analfabetismo scientifico, nel significato attribuito dal sottoscritto, cioè nel significato di ignoranza dei concetti di fondo della Scienza.
    Ciao, Aristarco

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  6. In realtà non sono ottimista, penso solo che il modo migliore per affrontare il problema (che esiste) della diffusione della cultura scientifica e delle sue implicazioni sociali (economiche, politiche) forse è il caso che anche noi eleviamo il nostro punto di vista e cominciamo a pensare più ad interagire con dei pubblici variegati che però non sono al livello (basso) di comprensione dove pretendiamo di metterli. Nell’annuario c’è un bell’esempio, proprio sugli ogm, che dimostra come un coinvolgimento ben studiato nelle decisioni porti 1) a decisioni più condivise 2) a una migliore comprensione dei problemi 3) all’accrescimento di quella cultura scientifica di cui parliamo (non nozionistica ma più ampia).

    Gli esempi che ho fatto non so quanto siano a supporto del tuo pessimismo, sono, secondo me, esempi di come lo sviluppo della cultura scientifica debba confrontarsi con situazioni più complesse che non riguardano solo l’essere o meno persone razionali. L’ho detto spesso e lo ripeto: io per anni ho creduto che l’omeopatia avesse qualche effetto, che gli ogm fossero nocivi, al complotto sull’11 settembre e probabilmente a tante altre fesserie. Andiamo al di là della discussione/scontro con chi è già convinto (e spesso provoca, per carità), cerchiamo gli altri.

    Ps: faccio Oppo di cognome non Oddo! (no problem eh, come i miei colleghi nella redazione in cui lavoro sanno bene, ci sono abituato 😀 )

    Ps2: grazie a te per i tuoi interventi (qui e altrove), ho provato a lanciare un tema di discussione, e i commenti come i tuoi sono proprio quello che cerco

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  7. Oppo,

    A mio opinabilissimo (e molto probabilmente strampalato) parere, il problema non sono gli OGM o l’omeopatia.
    Il problema di fondo è che manca in Italia oggi un background relativo ai cardini fondamentali della Scienza.

    Io penso – provocatoriamente – che si deve far ritrovare il famoso aristotelico thaumazein, la meraviglia filosofica, striata di inquietudine, che fa nascere la filosofia nei confronti di un …. apri-cancello automatico.

    Il tuo e il mio bisnonno, e i padri dei nostri bisnonni, e i nonni dei nostri bisnonni, e così via per le centinaia e centinaia di generazioni che ci hanno preceduto, di fronte a un apri-cancello automatico che si apre con un telecomando, che si chiude autonomamente, che interrompe la corsa di chiusura se viene attraversato da un bambino, manifesterebbero – in un primo tempo – un sincero thaumazein, una meraviglia venata di inquietudine.
    In un secondo tempo, mi immagino che lo giudicherebbero senza indugi, come una manifestazione di magia o stregoneria o opera del demonio (una mia bisnonna non voleva in casa la radio, perché era convinta che fosse strumento del demonio e quindi era stata nascosta nella stalla, dove si andava ad ascoltare!).
    In un terzo tempo, mi immagino di vederti a cercare di spiegare a tutte le centinaia di generazioni di persone che rappresentano i tuoi e i miei antenati, il fatto che l’apri-cancello automatico non è magia, ma è un banale oggetto tecnologico.
    La stragrande maggioranza dei tuoi e dei miei antenati non si convincerà del fatto che sotto sotto non vi è magia, mentre una minoranza, presa dalla curiosità, comincerebbe a fare domande. Domande “giuste”. Domande che oggi nessuno si fa più. Domande sulla provenienza di quella “mirabilia”, sugli stregoni, … pardon scienziati e tecnici che l’hanno inventata, su come ci sono riusciti.
    Dopo di ciò, tu gli faresti vedere come si accende e si spegne un lampadario o un ventilatore.
    La maggior parte degli antenati – a quel punto – si convincerebbe definitivamente che il mondo è in preda alla magia.
    Una minoranza, invece, continuerebbe – con maggior ardore – a incalzarti con domande “giuste”.
    Oggi invece nessuno si fa queste domande.
    Apri cancello automatico, lampadario, ventilatore, sono oggetti di nessun interesse.
    Nessuno scorge alcuna “magia” all’interno di essi.
    E invece esiste una “magia”.
    Questa “magia” si chiama Scienza.
    E dovrebbe essere fatta studiare a scuola.
    Ciao
    P.S. Scusa per aver riportato in modo erroneo il tuo cognome.
    P.S.S. Se da giovane non hai seriamente preso in considerazione fesserie, significa che non sei mai stato giovane 😉
    Invece, tu e io siamo stati giovani 🙂

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