Ogm, disfunzioni e frame

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“Parte del problema è che si tratta di un dibattito con una sola voce. Il governo non sta facendo un buon lavoro nel fornire informazioni e dati affidabili che contraddicano le campagne di disinformazione sugli OGM. I politici e chi decide le linee politiche sono diffidenti dal partecipare al dibattito”.*

Negli ultimi giorni si è riaccesa la polemica nelle pagine di alcuni giornali sulla coltivazione di OGM anche in Italia, in particolare si segnala la (non) discussione tra lo storico della scienza Gilberto Corbellini da una parte, il biologo Marcello Buiatti e l’imprenditore Oscar Farinetti (Eataly) dall’altra su L’Unità (un’analisi riassuntiva – e anche di più – dell’ottimo Giordano Masini la trovate su Strade).

La frase citata in apertura riassume, credo, molto bene il livello e lo stato del dibattito italiano sugli OGM: un dibattito in cui, alla fine, c’è una sola parte in grado di farsi sentire e ascoltare, fiancheggiata da una politica il cui interesse è non scontentare chi, al momento, sembra trainare un bacino di voti maggiore, compresa la sinistra (dal Pd ai vari partiti che si rifanno ancora alla tradizione del Pci) che ha abbandonato la sua storica spinta innovatrice in questo settore a favore di un conservatorismo proibizionista difficile da spiegare razionalmente.

Volendo trovare un’altra descrizione per lo stato delle cose potremo dire che il dibattito attuale è destinato a non andare da nessuna parte perché disfunzionale. È un dibattito che non ha lo scopo di trovare un punto d’incontro, ma che rappresenta solo ed esclusivamente due posizioni completamente opposte, strutturate su retoriche molto diverse (anche se nel tempo si sono entrambe modificate) e inconciliabili dove una parte – quella contraria agli OGM, soprattutto se si tratta di grandi organizzazioni – tende ad usare argomenti, informazioni e dati fittizi, inesistenti, sbagliati con lo scopo più o meno esplicito di evitare totalmente e in qualsiasi contesto l’uso della tecnologia in parola. Un’altra citazione potrebbe essere più esplicita:

“Molti degli oppositori alle coltivazioni OGM non sono interessati all’opera di coinvolgimento o comprensione. Vogliono eliminare del tutto la tecnologia. Questo è il motivo per cui vengono approvate leggi molto restrittive prima che venga data un’opportunità alla tecnologia o prima che vi siano sufficienti prove in un senso o nell’altro. È anche la ragione per la quale alcuni oppositori distruggono i campi sperimentali: non vogliono vedere alcuna prova che potrebbe condurre all’adozione della tecnologia. Si sono messi in testa che la biotecnologia dovrebbe essere eliminata. La situazione è più simile a una guerra che a un dibattito”. **

E allora? Che fare? Una parte non piccola della colpa è da attribuire anche alla retorica salvifica della aziende produttrici di OGM (e non solo): quella del fine della fame nel mondo e di produzioni sempre abbondanti. La realtà si è dimostrata diversa, ma questo non significa che gli OGM, che ormai sono frutti di una tecnologia tutto sommato vecchia, non possano ancora rappresentare uno strumento più che utile nella nostra cassetta degli attrezzi, da utilizzare quando gli altri attrezzi non portano beneficio ma, al contrario, risultano inutili e addirittura si rompono, si consumano e diventano inservibili.

Una delle soluzioni potrebbe essere quella, da applicare con molta cura, pazienza, studio e professionalità, di cambiare il frame del discorso. Significa cercare di modificare i filtri (concettuali) attraverso i quali i pubblici (plurale perché diversi: i politici, gli agricoltori, i consumatori, i ricercatori, i curiosi ecc ecc) fanno passare il significato delle cose ovvero i (pre)concetti tramite i quali attribuiscono un senso alle informazioni che hanno. È un discorso abbastanza lontano da quello “classico” e molto in voga fra gli uomini di scienza che vorrebbe le persone sempre più “pro-scienza” quante più informazioni “corrette” ricevono. Anni di ricerca sociologica hanno dimostrato che non è così che funziona (non significa che dare informazioni corrette sia una pratica priva di effetti, semplicemente non è in grado di produrre gli effetti sperati su larga scala). Serve dunque un’opera di decostruzione per poi ricostruire i frame in modo che cambi anche il modo di dare senso alle informazioni, partendo spesso dai propri frame (quelli, ad esempio, che vedono il pubblico come ignorante da istruire con le giuste informazioni o che non considerano importanti e fondamentali anche le implicazioni sociali e politiche nel dibattito scientifico) in modo da poterne capire limiti e potenzialità nei diversi contesti.

Quello che a mio parere servirebbe è, da una parte, abbandonare il solito scontro muro contro muro (come quello messo in piedi su L’Unità) laddove – per ora quasi ovunque – serve solo a rimarcare posizioni ma non produce frutti e, dall’altra, studiare e sperimentare nuovi strumenti comunicativi in modo da trasformare il dibattito sugli OGM (e altri discorsi “caldi”) da disfunzionale a funzionale, ponendosi come obiettivo non quello di far cambiare idea a chi ha già troppe convinzioni (e che di solito vuole far morire il dibattito) ma di parlare a chi è curioso, “laico”, pronto ad ascoltare perché interessato, avendo a nostra volta l’accortezza di saper fare altrettanto, cioè ascoltare i dubbi e i suggerimenti che arrivano da chi abbiamo di fronte, da chi è portatore di una conoscenza che, seppure non approfondita dal punto di vista scientifico, per certi aspetti potrebbe risultare determinante per costruire e irrobustire i nostri frame e per costruire – a un livello diverso e successivo – percorsi decisionali che siano davvero condivisi e liberi il più possibile dai condizionamenti ideologici e dunque elettorali.

In definitiva, (ri)dare un senso e una funzione al dibattito sugli OGM e altri temi scientifici in cui il discorso pubblico è paludato è, oggi più che mai, gravoso compito dei comunicatori della scienza e, almeno come palestra d’esercizio e/o sede di sperimentazione (anche per quanto riguarda la decostruzione dei propri frame), anche per chi si occupa della loro formazione.

*Si parla in realtà di Africa e non di Italia! La citazione, tradotta liberamente da me, è presa dalla ricerca “On Trial: Agricultural Biotechnology in Africa” (Pdf) elaborata dal think tank Chatham House.

**Altra traduzione di un commento di Calestous Juma, esperto di sviluppo internazionale dell’Harvard Kennedy School, anch’esso relativo alla situazione africana, tratta da un articolo di SciDev.net sulla ricerca di cui sopra.

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5 pensieri su “Ogm, disfunzioni e frame

  1. È persa.
    La battaglia sugli OGM.
    È persa.
    Almeno, per il momento.
    Ormai, l’Europa ha detto che ogni Paese farà a casa propria ciò che riterrà più opportuno.
    Italia e Francia hanno detto NO e questo NO rimarrà a lungo.
    Probabilmente Gran Bretagna, invece, dirà SI.
    E questa situazione continuerà a lungo.
    Intanto il resto del mondo continuerà ad andare avanti.
    Piano piano, sempre più ettari saranno impegnati in coltivazioni OGM.
    Entreranno in scena nuove tipologie di culture in cui si effettueranno altri metodi di manipolazione, mentre decadranno coperture brevettuali di Organismi Geneticamente Modificati.
    Infine, dopo che nel mondo piano piano si saranno diffusi sempre più gli OGM, anche in Italia e in Francia abbandoneranno divieti ormai insostenibili. Ma questo avverrà fra molti anni. IMHO.

    Rimane invece inevaso il problema generale della corretta modalità della comunicazione di problematiche scientifiche ai “profani”. E’ su questo problema generale che si dovrebbe fare un adeguata riflessione, per non rifare domani gli errori che sono stati fatti con gli OGM.
    Cordialità

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    • Per ora sta andando male, è innegabile, e il dibattito è sostanzialmente inesistente perché la voce più udibile è una sola (anche se polifonica).

      Sono però convinto che anche gli oppositori piano piano dovranno cambiare i propri argomenti – qualcuno lo sta già facendo di fronte alle evidenze – e lì si potrà intervenire, credo, con maggiore capacità di coinvolgimento delle persone.

      Rimane il fatto che continuare a fare battaglie come quella di Corbellini – comprensibilissima e legittima, sia chiaro – non credo porti benefici ma, anzi, ho paura che polarizzi ancora di più il dibattito provocando danni.

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  2. Sono mesi che cerco informazioni sugli OGM e non sono ancora riuscito a farmi un’idea precisa sull’argomento. Però sarei molto felice di trovare più informazioni e, magari, capirci qualcosa: dove posso documentarmi?

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  3. Ciao!

    Cerco di aiutarti molto volentieri.

    In italiano c’è un bel libricino che si legge molto facilmente ed è dettagliato di Dario Bressanini che si chiama “Ogm tra leggende e realtà” (Zanichelli).

    Sempre Dario Bressanini scrive spesso di Ogm sul suo blog nel sito della rivista Le Scienze, puoi partire dai primi articoli e poi arrivi fino a quelli più recenti: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/category/ogm/page/3/

    L’Enciclopedia Treccani ha una voce ben curata sugli Ogm vegetali (che, in definitiva, sono quelli sui quali si scatena tutto il polverone): http://www.treccani.it/enciclopedia/ogm-vegetali_(Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica)/

    Sul sito Salmone.org ci sono alcune spiegazioni – ben curate – sugli Ogm e tutte le varie vicende, puoi partire da qui: http://www.salmone.org/ogm-cosa-sono/

    C’è anche una sezione dedicata sul sito dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA): http://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/gmo.htm

    Se leggi l’inglese ti consiglio vivamente alcuni pezzi di un report giornalistico della rivista scientifica Nature. Sono due documenti e li puoi scaricare (in pdf) da qui:

    1) Case studies_ A hard look at GM crops _ Nature News & Comment https://www.dropbox.com/s/mbhbrgr90zqpq4f/Case%20studies_%20A%20hard%20look%20at%20GM%20crops%20_%20Nature%20News%20%26%20Comment.pdf

    2) A new breed: https://www.dropbox.com/s/jmgjaqfa9dy39a5/A%20new%20breed.pdf

    Se hai voglia c’è anche questo articolo, sempre di Nature:
    Battlefield: https://www.dropbox.com/s/d0u1fvvj8hny9mr/Battlefield.pdf

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