La formula della relatività

Autore Myself/Wikipedia

Le paure che riguardano la salute sono relative. È molto semplice: se si mette in dubbio la salubrità e la superiorità di un cibo entrato a far parte della nostra tradizione culinaria, chi dubita è uno stolto con interessi in chissà che cosa. “Mangiate tranquilli, che è tutto sano. I miei nonni ci sono cresciuti con queste delizie, non date retta ai queste cassandre vendute”. Se invece c’è la minima evidenza, anzi, il minimo dubbio instillato in chissà che modo che qualche prodotto straniero non sia proprio sano, allora è sicuro che faccia male: tipo il glutammato usato nei ristoranti cinesi  e nei dadi chimici, che è tossico e favorisce lo sviluppo dei tumori, no?*

Da quando Roberto Defez -ricercatore del Cnr di Napoli (Istituto di Genetica e Biofisica) ha citato la polenta fra possibili le cause (insieme a grappe e caffè) dell’alta incidenza di tumore all’esofago a Pordenone (sarebbe la terza città in tutta Europa) si è scatenato subito un movimento teso a difendere uno dei (buonissimi) piatti tradizionali del Nord Italia.

Secondo Defez, un regime alimentare che comprenda il consumo di molta polenta, piatto piuttosto presente soprattutto in passato nella dieta dei Friulani e in genere dei “polentoni” (ma in realtà è un piatto povero abbastanza diffuso), comporterebbe un aumento del rischio di contrarre il tumore all’esofago dovuto alla presenza di particolari tossine, le fumonisine, derivanti da una muffa che cresce nel mais quando questo viene attaccato da una farfallina, la piralide. Queste tossine, ad elevate concentrazioni (esistono dei minimi di legge e in Europa sono i più bassi), aumentano il rischio di contrarre il tumore all’esofago e rallentano l’assunzione di acido folico, evento che per le donne incinta diventa un grave fattore di rischio.

Tradotto: un piatto tipico della tradizione culinaria italiana può essere un fattore di rischio per la contrazione del tumore all’esofago.

Secondo le rilevazioni fatte sempre da Defez,

su 77 polente in commercio, la composizione di quelle da agricoltura biologica avrebbe un valore di fumonisine due volte superiore alla media. Chiedo un’etichetta trasparente – ha detto Defez – con indicazioni delle fumonisine di quello specifico campione in commercio” (Ansa)

Tradotto di nuovo: un piatto tipico della tradizione culinaria italiana può essere un fattore di rischio per la contrazione del tumore all’esofago e potrebbe esserlo ancora di più se è bio.

Un annuncio del genere fatto su un panino del MacDonald’s avrebbero scatenato un putiferio. Carlo Petrini sarebbe già salito sul banco ad invitare gli italiani a mangiare sano e le autorità ad essere severe perché la salute del consumatore e bla bla bla. Facebook pullulerebbe di annunci e inviti terroristici a non mangiare quel panino cancerogeno.

Pensate se un’affermazione del genere fosse stata fatta su polenta prodotta con mais ogm: tipo “la polenta ogm contiene il doppio delle aflatossine rispetto a quella bio, consumatori più esposti a rischio tumore ” [non accadrà, il mais ogm Bt è resistente proprio alla piralide ed è molto meno soggetto alla contaminazione da aflatossine]. Apriti cielo, Nunzia De Girolamo si sarebbe stracciata le vesti davanti a un consesso infuriato di Coldiretti; ci sarebbero richieste istantanee di bandire il mais ogm dal mondo conosciuto; Giorgio Fidenato, l’agricoltore che ha condotto e sta conducendo una battaglia per la libertà di coltivare sementi ogm in Italia verrebbe arso vivo insieme alle sue pannocchie; Mario Capanna potrebbe esporre il suo dito indice accusatore dimostrando che seguendo le regole vere della natura vera il mondo è più bello e meno cancerogeno di quello a cui ci espongono gli scienziati scientisti.

In compenso non si è fatta attendere la levata di scudi a difesa della bontà e della sicurezza della tradizione. C’è chi si affida all’aneddotica con nonni e parenti campati cent’anni pur essendo vissuti a polenta&polenta;  godiamoci la polenta alla faccia delle tossine scrive qualcuno e chissà se in altre occasioni direbbe lo stesso; altri ci vedono il solito attacco alla tradizione agricola italiana in favore di non meglio precisati interessi; altri ancora, i peggiori, confezionano articoli in cui, invece che rispondere nel merito, si mette in dubbio la correttezza professionale di Defez in quanto

il nome di questo ricercatore, sul web, compaia assieme a quello di una fondazione pro Ogm, guarda caso capace di produrre mais senza il rischio fumonisine. (Il Messaggero veneto)

avendo prima incentrato l’articolo sul grande priore della Confraternita della polenta friulana, persona sicuramente super partes.

Poi il sondaggio, perché il sondaggio (sempre del Messaggero veneto) è quello che ci da la misura di tutto: il 76% dei votanti è in disaccordo con Defez.
D’altronde, si sa, per valutare se qualcosa è davvero cancerogena basta conoscere l’opinione dei propri lettori.

Secondo voi la carne cotta alla brace è più buona o è rischiosa per la salute?

*NO!

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4 pensieri su “La formula della relatività

  1. Questa cosa mostra alla perfezione il bias ideologico che contamina media e opinione pubblica.
    La cosa divertente è che una simile scoperta, se confermata, dovrebbe mettere la parola FINE all’idea secondo cui naturale=sano e bio=salute, ma ciò non accadrà perché ormai si lucra troppo sui citati falsi assiomi.
    I media non sono nemmeno riusciti a capire che non è la polenta a essere un fattore di rischio ma lo è una micotossina che può contaminare il mais, quindi paradossalmente (che paradosso non è) il mais trattato con antimicotoci o mais OGM, per combattere il fungo, è più sicuro di quello Bio.

    Queste cose dovrebbero essere divulgate bene dalla stampa e i media dovrebbero avere più coraggio e più onestà intelletuale.

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