E quindi niente

da: serracchiani.eu

L’industria alimentare italiana, stando a Federalimentare, ha fatturato nel 2012 130 miliardi di euro (secondo un’analisi di Deloitte per SlowFood il valore complessivo di tutto l’agroalimentare, sarebbe di ben 250 miliardi di euro). Parliamo di cifre consistenti.

Il vino italiano, uno dei paradigmi della produzione di qualità , fattura complessivamente meno di 10 miliardi anche quando va bene come nel 2012.

Sempre nel 2012, le produzioni certificate di qualità Dop e Igp, che sono più di 250 in Italia, hanno registrato un fatturato al consumo di 12 miliardi di euro. Secondo la Cia, confederazione italiana agricoltori, però

il 97 per cento del fatturato complessivo del paniere Dop e Igp italiano è legato esclusivamente a una ventina di prodotti: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Aceto Balsamico di Modena, Mela Alto Adige, Prosciutto di Parma, Pecorino Romano, Gorgonzola, Mozzarella di Bufala Campana, Speck Alto Adige, Prosciutto San Daniele, Mela Val di Non, Toscano, Mortadella Bologna, Bresaola della Valtellina Igp e Taleggio”

Siamo a 22 miliardi di fatturato su 130.

Il biologico, se vogliamo considerare questo marchio un marchio di qualità,  fattura meno di 5 miliardi e in alcuni casi si accavalla con gli altri due.

27 su 130, 30 su 130? Mannaggia, lo so che mi manca qualcosa ma quel rapporto numerico mi inquieta. È su quello che basiamo il nostro no -come Italia- agli ogm?  Certo, Dop e Igp e il fatturato dei vini non esauriscono il concetto di qualità, ma io vorrei capire quanto del restante abbia i canoni della “qualità” e della “specificità”. Vorrei capire dove, in quei numeri, c’è l’Italia che produce qualità e non quantità. Alla fine poi, vorrei capire dove, esattamente, l’introduzione di colture ogm andrebbe a confliggere con questi due termini. Fra i prodotti di cui sopra, ad esempio,  buona parte è ottenuta con animali nutriti con la soia, legume che importiamo per il 90% dall’estero, Argentina in primis. Per la maggior parte si tratta di soia ogm. Eppure, quei marchi trainanti, sono lì a costruire quei 12 miliardi di fatturato, sono lì che permettono ai grandi guru, agli ambientalisti spinti e ai politici di poter dire che l’Italia si regge sulla qualità, e non sulle biotecnologie.

Sto diventando un fissato degli ogm, non perché li ritenga la soluzione a tutti i mali o la cura miracolosa per l’agricoltura globale, bensì perché sono un semplice (si fa per dire), mirato, formidabile avanzamento tecnologico che può aiutare, insieme  a tante altre tecniche, il sistema produttivo agroalimentare e non capisco perché persone con una certa cultura vi costruiscano barricate attorno. Il problema è il solito: l’avanzamento tecnologico crea spesso resistenze ideologiche, paura del nuovo, attaccamento alla tradizione. Ci può stare, penso sia umano. Però è anche umano cercare di usare la ragione, fermarsi a pensare anziché ripetere “no” a pappardella con gli occhi chiusi e le mani sulle orecchie.

I conti non mi tornano, vorrei che qualcuno me li spiegasse, che mi facesse vedere che l’agroalimentare è in realtà basato sulla qualità, sulla tipicità, su una produzione fatta in una certa maniera per il 90%  e non per il 16 o il 20 o il 30%.  Datemi qualcosa, ma voglio numeri, dati, non slogan.

Sto diventando un fissato, dicevo. Talmente fissato che agli occhi di qualche interlocutore devo avere l’aria di un rompicoglioni, una specie di Gabriele Paolini degli ogm.

Ieri sera, ad esempio, c’era Debora Serracchiani alla festa provinciale del Pd di Ferrara. Dal vivo, senza Giovanni Floris, abbronzata com’era, è più bella che in tv, anche più bassa se per questo. Debora Serracchiani è da poco diventata presidente della Regione Friuli Venezia Giulia proprio mentre il suo Pd si sgretolava a Roma. Se la tira, parecchio, per questo fatto, ma è comprensibile, “vincere nonostante il Pd” è un’impresa dura. Vabbé, sto divagando perché quel che conta qui è che il Friuli Venezia Giulia è la regione dove l’agricoltore Giorgio Fidenato ha, dopo averci già provato tre anni fa e dopo che la Corte di giustizia Ue gli ha dato ragione, piantato il famigerato Mon810, mais geneticamente modificato.

Grande scandalo a palazzo. Giammai gli ogm in Italia! Nunzia De Girolamo, ministro alle politiche agricole, si appresta a promettere provvedimenti che vietino la semina di ogm in Italia, anche quelli autorizzati dall’Ue e per i quali gli stati membri non possono porre divieti, pena la possibilità che venga attivata una procedura d’infrazione che porterà all’ennesima salatissima multa ai nostri danni. Ma per preservare la qualità dell’agroalimentare italiano si fa questo e altro.

“L’agricoltura italiana non ha bisogno di Ogm. Questo è il mio impegno senza se e senza ma. Non si tratta di pregiudizio ideologico, ma piuttosto di stare ai fatti: il nostro patrimonio agroalimentare è amato in tutto il mondo per la sua tipicità e scegliere la strada degli organismi geneticamente modificati è fallimentare. Non mi farò condizionare da polemiche strumentali e voglio chiedere ai miei colleghi di governo, il Ministro Lorenzin e il Ministro Orlando, di sostenere questa lotta che è per tutti gli agricoltori, per la biodiversità e per il Paese intero dal momento che il Made in Italy è il vero potere dell’Italia. Dobbiamo firmare – ha affermato De Girolamo – il decreto anti Ogm per risolvere il nodo della coltivazione sul territorio nazionale”. (Nunzia De Girolamo all’assemblea Coldiretti -Vincere facile edizioni, 2013)

Per una volta il governo di larghe intese è davvero tale, dal mondo politico non si è sentita neppure una flebile vocina, non si è visto neppure un singolo dito alzato per chiedere spiegazioni. Debora Serracchiani, il mio obiettivo, ha apprezzato:

Abbiamo scritto una lettera al ministro dell’agricoltura De Girolamo, perché intervenga in una situazione in cui il Fvg è sicuramente in difficoltà, non potendo intervenire direttamente. Ho visto un intervento del ministro che va nella direzione di garantire attraverso un regolamento la possibilità di impedire la coltivazione di Ogm. Sono d’accordo. Siamo comunque consapevoli del fatto che c’e’ una normativa comunitaria che sembra andare in direzione opposta e che puo’ creare dei problemi. Credo che l’Italia – ha concluso Serracchiani – debba a tutti i livelli far valere la propria condizione di specificità. (Agenzia Asca)

Accidenti, mi son detto, neppure i giovani del Pd, quello che dovrebbero guidare il partito nel futuro, hanno una posizione aperta sulla questione. Sarà colpa mia che sono rimasto alle vecchie distinzioni fra progressisti e conservatori.  Ho deciso così di approfittare del fatto che la presidente del FVG venisse a Ferrara per farmi spiegare la sua posizione e farmi finalmente illuminare su come e quanto si produce bene in Italia, senza problemi, anche senza ogm.

Sarò sincero, all’inizio avevo l’intenzione di presentarmi in veste polemica. Sono partito con l’idea di chiederle: ma tu, Debora Serracchiani del Pd, come fai ad essere d’accordo con un provvedimento che viola le regole europee e poi magari affermare che sempre tu, Debora Serracchiani, non sei mica come loro, i berlusconiani, che se ne fottono della legge se non va bene al loro boss. Rete 4, satellite, multe, Craxi, solo per fare esempi quasi calzanti, do you rembember? Però poi ho desistito, se parti così mica ti rispondono.

Così ieri ho aspettato la fine del dibattito fra lei e il segretario regionale del partito e mi sono fatto largo fra chi chiedeva autografi, chi voleva stringerle la mano, darle un biglietto da visita, farle i complimenti. Ho aspettato, al momento giusto l’ho guardata negli occhi e ho avanzato la mano per presentarmi. Mi ha detto “ciao” e poi si è girata a parare con qualcun’altro. Mannaggia, no, non così, non sono qui per toccare la mia politica preferita.

Sono rimasto lì e, incrociando di nuovo il suo sguardo, timidamente ho chiesto:

-posso rubarle due minuti?

-dimmi- mi ha risposto, ma già il suo sguardo da avvocato era sospettoso.

-senta, le volevo chiedere una cosa sulla questione ogm

-ah sì- fa lei,

-per cortesia, perché non prova a riconsiderare la sua posizione?

Beeeep, domanda sbagliata

-non credo sia possibile,  sono contraria, ritengo gli ogm nocivi per la produzione di qualità del Friuli”- mi risponde lei, come se fosse un ovvietà, col sorriso di una che davanti ha un tipo strambo che fa domande sceme;

-ma perché? -provo pacatamente ad incalzarla- quali dati le fanno pensare una cosa del genere?

Se avesse avuto il carattere dello scomparso Paolo Frajese mi avrebbe probabilmente preso a calci e poi sarebbe tornata tranquillamente da chi attendeva gli autografi, ma Debora Serracchiani è una donna a modo, si è solo girata e ha deciso che questo Paolini pro ogm con l’accento sardo spostato a Ferrara che fa domande idiote su temi importanti, semplicemente, non è degno di considerazione.

Quindi? Quindi niente, purtroppo, ma ve lo volevo raccontare.

 

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11 pensieri su “E quindi niente

    • Dubito che lo farà, la posizione sugli OGM è puramente ideologica e causata dalla diffusa (e cronica) ignoranza sul tema.
      Una grossa responsabilità della disinformazione ricade su molti produttori e catene di supermercati che pubblicizzano “prodotti non OGM” come sinonimo di qualità e salute.

      Le produzioni che non dovrebbero usare OGM per motivi tradizionali non sono molte, per tutte le altre non fa differenza. Basti pensare che noi mangiamo quotidianamente degli alimenti (anche DOC) preparati con una variante OGM del grano Senatore Capelli ottenuta coi raggi-X, solo che la gente non lo sa.
      Il biologico invece, almeno per le farine, è di norma di qualità inferiore al “tradizionale” per via dell’eccesso di tossine delle muffe che proliferano sui chicchi. Proliferazione causata dal rifiuto completamente ideologico dell’uso di antimicotici.

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      • eh, io ormai mi sono polarizzato e non compro né bio né se c’è la scritta “ogm free” in bella evidenza.

        Il grando di cui parli, è geneticamente modificato ma non è classificabile come ogm solo perché questa è una sigla che indica una procedura ben precisa indicata a livello normativo.

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      • Sì, lo so, ma è un artificio perché la realtà dei fatti non cambia: è sempre un organismo dal genoma modificato.
        Secondo me si dovrebbe premere sulla seria divulgazione e far capire alla gente che non conta affatto il metodo che si usa (vitro, raggi-X, selezione delle sementi) perché il risultato finale è il medesimo.
        Oppure la gente scappa e non mangia più nulla che contenga farina!

        Quella roba non la compro nemmeno io: non finanzio chi fa soldi sulla disinformazione perché secondo me non è etico.

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      • Effettivamente sì, è classificabile come “naturale”. Secondo te, per l’uomo della strada, questo fatto non andrebbe contro l’assunto “naturale=sano”?

        Articolo molto interessante.

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      • può darsi, ma a quel punto sarebbe già scattata la paura per il nucleare che mi sembra sia permeato di un’aurea di artificialità. Discorso complesso, reso ancora più complicato, inutilmente, dagli spacciatori di paure.

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