Qualche risposta a Carlin Petrini

Carlo Petrini, foto di Bruno Cordioli da http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/4320019235/in/photostream/ licenziata in base ai termini Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported

Carlo Petrini, guru di Slowfood e opinion maker su La Repubblica (dove detiene il monopolio nel parlare del futuro dell’agricoltura), è uscito con un editoriale sullo stesso quotidiano il 20 giugno scorso indicando 5 punti per dire no agli ogm (per ora non compare online sugli archivi di Repubblica ma lo potete leggere qui).*

È venuta l’ora, per chi fa informazione scientifica, di prendersi carico del problema e di decidere una strategia comunicativa, organizzando ad esempio, in modo sistematico e magari con l’aiuto di qualche politico o amministratore locale interessato, dibattiti pubblici (non conferenze) sulla questione ogm, perché il tema è delicato e non possiamo lasciarlo in mano alla disinformazione interessata che, di fatto, decide il futuro dell’agricoltura puntando tutto sulle paure delle persone -trattate come fossero stupide e in balia degli eventi decisi dai cattivoni di turno- con falsi argomenti e tanto marketing.

Quasi un mese fa avevo pubblicato su Fanpage.it un post in cui spiegavo perché il richiamo che molte associazioni ambientaliste e di produttori arretrati (di quelli che richiamano come un mantra gli antichi saperi dell’agricoltura, tipo quelli che facevano rimanere le nostre nonne e bisnonne a spaccarsi la schiena nelle risaie immagino, o quei saperi che non hanno mai permesso ai figli dei contadini di avere tempo per studiare ed emanciparsi) fanno all’applicazione della clausola di salvaguardia non ha senso. All’interno del post avevo trattato alcune questioni, se non tutte, che Petrini oggi (l’altro ieri) pone alla base del suo ideologico no. Per non riscrivere le stesse cose a un mese di distanza, vi rimando a quella lettura. I commenti e le discussioni civili sono sempre graditi.

Salvaguardaci dalla clausola

Gli ogm sono davvero così pericolosi da richiedere che lo Stato italiano eserciti la “clausola di salvaguardia”? Davvero minacciano le nostre produzioni tipiche? E se invece fossero un bene per la nostra agricoltura?

continua su:http://www.fanpage.it/salvaguardaci-dalla-clausol/#ixzz2X2KnzLIh
http://www.fanpage.it

* come  notava Alessandra Biondi Bartolini su Facebook, Petrini sostiene al suo punto numero (1) che “La qualità non è fatta di numeri, sigle e resistenza a malattie o erbicidi”. Nel frattempo monta (è il caso di dirlo) lo scandalo Cosplat, consorzio che secondo i Nas di Udine, fra altre irregolarità gravi, vendeva latte contente le pericolose aflatossine: sapete da dove vengono quelle aflatossine? Convinti davvero che la qualità non c’entri nulla con la lotta alle malattie e con le resistenze?

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4 pensieri su “Qualche risposta a Carlin Petrini

  1. Frode friulana sul latte e formaggi

    Possiamo ipotizzare una ricostruzione?

    Il raccolto di mais del 2012 era altamente contaminato da funghi producenti micotossine, categoria a cui appartengono le aflatossine prodotte dall’aspergillus e che sono cancerogene.

    Il prodotto mais del 2012 aveva partite talmente inquinate da rappresentare un vero rifiuto speciale e molto è finito a produrre biomassa a prezzi deprezzati. Nessun giornale di grande divulgazione ne ha parlato solo qualche giornale di settore. Eppure la notizia interessava il pubblico, ma non le associazioni degli agricoltori.

    Da qui ad ipotizzare che agricoltori (anche non italiani, siamo in zona di confine), allevatori, filiera di trasformazione del latte abbiano trovato comodo e vantaggioso per i prezzi irrisori pagati ad alimentare le vacche con il granoturco contaminato, vendere il latte contaminato e produrre formaggi che avrebbero generato un plus valore maggiore, non peso sia fantascienza

    Ora le aflatossine sono anche legate alla concomitante presenza di una farfalle (la piralide), la cui larva forma gallerie sui fusti e sulle pannocchie. Questi orifizi che si aprono sulle piante facilitano l’entrata di spore di muffe che vegetano e si moltiplicano all’interno della pianta. Dal loro ciclo si generano micotossine che sono resistenti all’ossidazione, alla cottura, alla sterilizzazione, alla congelazione e si conservano anche dopo la sparizione delle muffe.

    Il metodo ci lotta ci sarebbe e consiste nel trattare con insetticidi le piante in modo da diminuire la popolazione di Piralide prima che deponga le uova, Il mais è alto un paio di metri quindi l’irrorazione è difficoltosa e costosa e soprattutto diffonde l’insetticida nell’ambiente; in altre parole in presenza di una congiuntura economica sfavorevole per questi tipi di derrate (prezzi calanti) il fare questi trattamenti non conviene e quindi non si fanno, se poi ci si mette il clima tanto peggio.

    Ma a disposizione abbiamo un altro mezzo ed è un mais OGM denominato MON 810 che produce nella pianta una tossina che uccide ai primi stadi la larva e che Giorgio Fidenato viene dal seminare e, data l’epoca di semina, i pericoli del flussi genici del polline, a detta di qualcuno contaminante ed è per questo che il Carlin Petrini ha scagliato le sue saette contro Fidenato, sono inesistenti per mancanza di piante atte a ricevere il polline GM. Quindi Il Carlin nazionale in questo specifico caso doveva tacere perchè le circostanze hanno fatto si che il mais di Fidenato non abbia possibilità di inviare polline su altre piante in quanto non ne esistono di capaci di accoglierlo.

    In altri termini dobbiamo ringraziare Fidenato per servizio reso in quanto l’opinione pubblica avrà la possibilità di verificare se effettivamente il mais GM risolve il problema della piralide rispetto alle coltivazioni convenzionali che lo contornano. Se ciò si verificherà non vi pare che il problema aflatossine possa essere risolto o reso a tenori non pericolosi?

    Faccio però una previsione: Sicuramente il mais di Fidenato sarà distrutto nottetempo (ed il Ministro brinderà a Champagne, non certo a Prosecco) perchè altrimenti l’indottrinamento fino ad ora perpetrato verrebbe scoperto come una grande panzana.

    Organi di stampa è questo che dovete diffondere come proposta ai vostri lettori o ascoltatori non possiamo lasciarci scappare l’occasione di fare una verifica sul campo e senza che incorriamo in altri pericoli paventati (che per me non esistono) ma che qualcuno potrebbe temere.

    I gionalisti eticamente onesti dovrebbero porsi a guardia del campo di Fidenato perchè è un’occasione unica per loro di relazionare per aver visto con i loro occhi.

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  2. Lei ha ragione su molti punti, Guidorzi, ma ho paura che i giornalisti a guardia del campo di Fidenato siano gli stessi che oggi trovano poco spazio nel dibattito pubblico (anche quando pubblicano articoli), schiacciati da una campagna di marketing davvero pressante, forte dal lato comunicativo ed economicamente ben supportata.

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  3. Sugli OGM c’è una disinformazione vergognosa e interessata a fare propaganda ecologista, resa possibile a causa della grande ignoranza dell’italiano medio in ambito scientifico.
    Poi, è vero che gli OGM possano anche essere pericolosi e che vadano usati con criterio, ma questo è ovvio: esiste forse qualcosa che non sia pericolosa se usata male?

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