Sporco avorio

Ho sempre guardato gli elefanti con una certa meraviglia. Da bambino li ho visti in qualche circo e, nonostante siano enormi e con delle zanne lunghissime, non fanno paura. Sarà la proboscide che li rende buffi, o le grandi orecchie che sventolano come ventagli. Oppure sarà che Dumbo, come tutti i cartoni animati che rappresentano animali, mi ha fatto interiorizzare fin da piccolo un’immagine infantile degli elefanti. Per intenderci, quando, sempre al circo, mi misero un cucciolo mezzo addormentato di tigre in braccio per una fotografia io mi stavo letteralmente cagando addosso già a distanza di tre-quattro famigliole felici che venivano prima di me (solo dopo ho scoperto grazie a Tigro, l’amico di Winnie Pooh, che avrebbe potuto saltellare sulla coda ed essere una tigrotto mezzo fesso e innocuo), mentre alla vista di un elefante non ho mai provato paura.

Forse perché nei documentari non fanno altro che camminare, allungare la proboscide su qualche ramo alto e bere acqua e poi camminare, sollevare polvere, camminare…

Di chi ho avuto sempre paura o, meglio, diffidenza, sono i bracconieri. Non che sia un amante della caccia, anche se riconosco il suo ancestrale valore culturale e sociale, ma i bracconieri sono qualcosa di diverso, non hanno rispetto, vedono solo divertimento e profitto. Il bracconaggio è una piaga serissima, una specie di doping nella caccia, la vittoria facile fuori dalle regole, il far fessi gli altri e i propri “concorrenti” animali. Persone poco affidabili.

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Tracce dei bracconieri (immagine presa dallo studio Devastating Decline of Forest Elephants in Central Africa, pubblicato in open access su PlosOne). doi:10.1371/journal.pone.0059469.g006

Il bracconaggio è ciò che nell’Africa centrale, nella foresta fra Congo, Gabon, parte ovest del Camerun e Repubblica del Centro Africa sta molto probabilmente portando alla totale distruzione -alla repentina estinzione- dell’elefante delle foreste.

Già a Febbraio la Wildelife Conservation Society (Wcs) aveva denunciato la scomparsa di 11mila esemplari dal Minkébé National Park che si trova nel nord del Gabon nel periodo fra il 2004 e il 2012. Oggi arriva un’ulteriore denuncia effettuata sempre dal Wcs e contenuta in un articolo pubblicato su PlosOne che descrive una realtà orribile: fra il 2002 e il 2011 la popolazione degli elefanti della foresta (Loxodonta cyclotis) -una specie diversa dagli elefanti della savana (Loxodonta africana) ai quali siamo forse più abituati a pensare- si è ridotta del 62% e il loro ‘raggio d’azione’, ovvero lo spazio nel quale si muovono, si è ridotto del 30%.

La riduzione dell'area occupata dagli elefanti rilevata tramite i residui di letame degli elefanti
La riduzione dell’area occupata dagli elefanti rilevata tramite i residui di letame degli elefanti.
Gli Stati 1–5 sono: Camerun, Repubblica Centro Africana, Repubblica del Congo, Repubblica democratica del Congo, Gabon,
doi:10.1371/journal.pone.0059469.g001

Il motivo? Come preannunciavo, principalmente la caccia di frodo per l’avorio. La richiesta di questo materiale così prezioso e così maledetto in Cina sembra essere salita e la facilità di venderlo è dunque aumentata di conseguenza. Una manna per i bracconieri che, ben armati, possono sfruttare innanzitutto la mancanza di controlli efficaci e poi la creazione di strade illegittime e fuori controllo per entrare nei parchi,sempre più in profondità nella foresta, cacciare e trasportare il bottino illegale.

Anche se in maniera non troppo importante per ora, a costituire una minaccia per la sopravvivenza degli elefanti, ci sono anche la deforestazione e la costruzione di nuovi insediamenti urbani e, soprattutto, lo sviluppo di nuove aziende agricole che creano un conflitto uomo-elefanti, con conseguente caccia e riduzione del loro habitat naturale.

Il dato ancora più allarmante lo si ottiene quando i ricercatori combinano le statistiche sulla popolazione di elefanti negli ultimi 25 anni: la perdita è di più dell’80%  in meno di due generazioni.

L’importanza di questa specie di elefanti -più piccoli e generalmente con una morfologia diversa da quella degli elefanti della savana- è elevata dato che -secondo gli autori dello studio (che citano ovviamente altri articoli a supporto)- contribuiscono a mantenere viva la biodiversità di una delle principali foreste che ‘ripuliscono’ l’aria della Terra dall’anidride carbonica.

Siamo coinvolti, la ricerca incessante e demente dell’avorio, non solo sta portando sulla strada dell’estinzione (non è molto lunga con questi ritmi, attenzione) questa specie di elefanti, ma rischia di compromettere la nostra salute andando a modificare drasticamente una delle riserve economiche che ci permette di respirare. Il grande problema è che la soluzione non è semplice, servono più controlli e di migliore qualità, serve che la Cina blocchi drasticamente il mercato dell’avorio che dal 2006 ha fatto crescere in maniera esponenziale le attività di bracconaggio, serve restituire agli elefanti il loro spazio naturale, serve aiutare i governi dei paesi coinvolti a non cedere alla corruzione e al disinteresse in nome di interessi personali e, infine, serve un’opera di educazione e sensibilizzazione globale.

Lo studio: Maisels F, Strindberg S, Blake S, Wittemyer G, Hart J, et al. Devastating Decline of Forest Elephants in Central AfricaPLoS ONE, 8(3): e59469 DOI:10.1371/journal.pone.0059469 [è Open Acess quindi consultabile gratuitamente senza limiti]

Altra fonte: Wildlife Conservation Society (2013, March 4). Extinction looms for forest elephants: 60 percent of Africa’s forest elephants killed for their ivory over past decade. ScienceDaily. Retrieved March 5, 2013, from http://www.sciencedaily.com­/releases/2013/03/130304211232.htm

 

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2 pensieri su “Sporco avorio

  1. proprio due giorni fa leggevo un articolo sulla produzione di articoli sacri con avorio di contrabbando. grazie per il tuo post completa la mia informazione.

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