Vivisezione: ragassi, non siamo mica qui a tagliare in quattro un beagle!…appunto

Ho appena finito di leggere una cretinata di prim’ordine pubblicata sul sito web de Il fatto quotidiano, scritta da Davide Celli, scrittore e vignettista nonché, leggo dalla sua biografia,

“Fortemente sostenuto dalle associazioni animaliste e ambientaliste sono stato eletto consigliere comunale a Bologna nel 2004 nelle liste dei Verdi e da quel momento mi sono sempre battuto per gli alberi, gli animali e l’ambiente, senza mai dimenticare le donne, gli uomini e i bambini della mia città”.

La cretinata porta lo stesso titolo di questo post con l’esclusione dell’ultima parola (ovviamente sono io ad aver ‘copiato’). Si racconta di un’ intervista a Pierluigi Bersani ad opera de Le Scienze dove il leader del Pd si dichiara favorevole alla sperimentazione scientifica sugli animali. Ora, la fantomatica intervista è la risposta alla domanda numero 10 di Dibattito scienza, la stessa che ha creato il pastrocchio con Grillo e i grillini (con minacce di querela perfino da parte di chi l’ha scritta), quella sulla sperimentazione animale. L’articolo (articolo, non un post nel suo blog personale come alcuni scrivono) è pieno di bile animalista, con le solite accuse di arretratezza e addirittura si parla di crescita etica del paese, con accostamenti incredibili come quelli fra cavie utilizzate nella ricerca e cittadini usati come cavie per le tasse (eh??) oppure mettendo sullo stesso piano la ricerca e la sperimentazione con l’Ilva di Taranto (eh??).

Soprattutto l’articolo, e questo è grave, sputa falsità sulla direttiva europea che regola la sperimentazione animale, sostenendo che questa lasci liberi i ricercatori di usare o non usare l’anestesia:

La direttiva è indegna e basta leggere il report della Lav per capirlo. Ad esempio permette di non utilizzare l’anestesia, consente metodi di uccisione dolorosi, l’accanimento sperimentale sulle cavie secondo standard in uso a Guantanamo.

Ma può un giornale uscire con simili fesserie?  Vediamo cosa dice la direttiva in proposito:

Articolo 14
Anestesia
1. Gli Stati membri assicurano che, salvo non sia opportuno,
le procedure siano effettuate sotto anestesia totale o locale, e
che siano impiegati analgesici o un altro metodo appropriato
per ridurre al minimo dolore sofferenza e angoscia.
Le procedure che comportano gravi lesioni che possono causare
intenso dolore non sono effettuate senza anestesia.

2. Allorché si decide sull’opportunità di ricorrere all’anestesia
si tiene conto dei seguenti fattori:
a) se si ritiene che l’anestesia sia più traumatica per l’animale
della procedura stessa; e
b) se l’anestesia è incompatibile con lo scopo della procedura.
3. Gli Stati membri assicurano che agli animali non sia som­
ministrata alcuna sostanza che elimini o riduca la loro capacità
di mostrare dolore senza una dose adeguata di anestetici o di
analgesici.
In questi casi è fornita una giustificazione scientifica insieme a
informazioni dettagliate sul regime anestetico o analgesico

4. Un animale che, una volta passato l’effetto dell’anestesia,
manifesti sofferenza riceve un trattamento analgesico preventivo
e postoperatorio o è trattato con altri metodi antidolorifici
adeguati sempre che ciò sia compatibile con la finalità della
procedura.
5. Non appena raggiunto lo scopo della procedura sono
intraprese azioni appropriate allo scopo di ridurre al minimo
la sofferenza dell’animale.

Insomma non c’è libertà di tortura, come è ovvio. Ma l’anestesia è la regola e il suo mancato utilizzo è consentito solo se il suo utilizzo contrasta con gli obiettivi della ricerca (ad esempio la ricerca riguarda proprio il dolore) o se il suo utilizzo ha effetti peggiori del suo mancato utilizzo. Ovvero il Fatto pubblica dichiarazioni false, o meglio, traviate dall’interpretazione di altri (la Lav) che hanno i loro interessi da proteggere (e i loro candidati da eleggere, come Davide Celli ops…).

Ma la disinformazione, pilotata dalla Lav e dalle sue interpretazioni, continua:

Infine si potranno catturare e vivisezionare animali in via di estinzione tipo il famoso “giaguaro da smacchiare”.

Anche cani e gatti, raccolti dalla strada, saranno sacrificati in nome della scienza (n.d.r parte non accolta dall’Italia in extremis)

 

E allora leggiamo cosa dice la direttiva, perché il modo migliore di conoscere e capire le notizie e guardare alla fonte:

Articolo 11
Animali randagi e selvatici delle specie domestiche
1. Gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non
sono utilizzati nelle procedure.
2. Le autorità competenti possono concedere deroghe al pa­
ragrafo 1 soltanto alle condizioni seguenti:
a) è essenziale disporre di studi riguardanti la salute e il benes­
sere di tali animali o gravi minacce per l’ambiente o la salute
umana o animale; e
b) è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo
scopo della procedura se non utilizzando un animale selva­
tico o randagio.

Ovvero: la regola generale è che gli animali selvatici e randagi non si utilizzano (il perché è specificato dai considerando introduttivi al numero 21:  Poiché gli antecedenti di animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono noti e la loro cattura e detenzione negli stabilimenti ne accresce l’angoscia, essi non dovrebbero di norma essere usati nelle procedure) e lo si può fare solo per il loro benessere o per gravi minacce all’ambiente al benessere  umano  o animale (!!), oppure è scientificamente necessario utilizzarli (significa che non ci sono alternative valide nel caso di specie).

E tralascio l’utilizzo subdolo del termine vivisezione che è un altro argomento che richiederebbe un post tutto suo trattandosi di una scelta propagandisco-pubblicitaria.

Ritornando a Celli: esatto, non siam mica qui a tagliare in quattro un beagle. Siamo qui a dare informazioni o anche opinioni, purché basate su cose vere e non su falsità giusto per traviare le persone, esercitando pressioni improprie su quel sentimento di empatia che proprio lui utilizza come tema di apertura del suo articolo. Prima di scrivere, dato che tutte le informazioni sono on-line e liberamente accessibili con un tasso di fatica veramente minimo, Celli avrebbe potuto leggerla quella direttiva.

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8 pensieri su “Vivisezione: ragassi, non siamo mica qui a tagliare in quattro un beagle!…appunto

  1. L’aggressività degli animalisterici sta raggiungendo livelli preoccupanti, lo dico per esperienza personale, essendo un Agronomo che si occupa di zootecnia da molti anni. Le incursioni dell’alf spero siano un caso isolato e che non diano luogo ad epigoni da 4 soldi.

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  2. Siamo sempre lì: la direttiva non fa una piega dal punto di vista logico ma la LAV e i suoi adepti sparano boiate pur di dimostrare il contrario.
    A volte tipi come questo fanno rimpiangere i manicomi: alcuni suoi accostamenti non sono segni di una mente sana.

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    • il problema è che anche leggendo direttamente alla fonte sono viziati da preconcetti di fondo o da interpretazioni altrui. Come tutti, certamente, ma sembra che sia impossibile cambiare idea o porsi dei dubbi.

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      • Per porsi dei dubbi si deve essere dotati di un intelletto “libero”, ma quello di queste persone è incatenato dalla loro ideologia… bisogna contrastare in ogni modo l’indottrinamento che questa gentaglia esegue: è l’unico modo per evitare che si moltiplichino e provochino danni ingenti al resto della comunità.

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      • Se accusate gli animalisti di “fondamentalismo” potreste fare voi il primo passo ed offrirvi per sperimentare nuovi farmaci, no?
        In fondo, chi meglio di un umano può simulare i danni di un medicinale su un altro umano?

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  3. Nota che per quanto riguarda l’art. 11 della normativa le condizioni a e b devono verificarsi entrambe contemporaneamente perché l’utilizzo sia consentito, quindi lo studio deve servire al benessere degli animali selvatici o alla salute pubblica *e* non ci deve essere altro modo.

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