Il salmone ogm del dubbio

Repubblica del 27 dicembre, pagina 39: Angelo Aquaro da la notizia del super salmone Ogm -ovviamente denominato malignamente Frankenstein- che finalmente ha avuto il via libera per il commercio sulla sicurezza ambientale negli Stati Uniti. Il salmone atlantico è stato modificato con il gene che codifica l’ormone della crescita preso dal salmone reale (che permette la crescita in metà del tempo rispetto a quello “normale”) e poi con l’aggiunta di un promotore -preso dal pesce ocean pout– che serve a trascrivere il gene che produce delle proteine antigelo che scorrono nel sangue del pesce e gli permettono di resistere alle basse temperature, ma il cui scopo qui è quello da fungere da interruttore e mantenere l’ormone della crescita sempre attivo.

L’attacco del pezzo è il seguente e dice già tutto:

Un pesce di nome Frankenstein: ma siamo proprio sicuri che l’ultima prelibatezza Ogm non sia un pericolo per la salute?

Poi arriva il solito sospetto sui tempi, che non manca mai:

[…] con una sospettabile scelta di tempo ha dato il via libera proprio sotto Natale: quando le tavole di tutto il mondo sono imbandite di delizie color salmone.

La mia tavola era imbandita di delizia color agnello e ciò che più si avvicinava al colore del salmone erano i ravanelli, ma pazienza. Andiamo avanti:

[…] pancia mia fatti capanna: anzi capannone, visto che il Frankenfish […] è capace di superare da due a tre volte la grandezza dei più comuni fish.

Il salmone ha un nome proprio, si chiama AquAdvantage® Salmon e, stando ai dati di chi lo ha creato, la Aquabounty, non cresce da due a tre volte la grandezza dei salmoni normali, cresce di quel tanto in metà del tempo, ma poi la dimensione si assesta e rimane simile a quella dei fratellastri ‘naturali’.

http://www.aquabounty.com/products/aquadvantage-295.aspx

Arriva poi la paura delle paure: il pesce-mostro si potrà mai diffondere nell’ambiente? Dopo aver ricordato che verrà allevato solo in Canada e a Panama, anzi, verrà “assemblato e direttamente trasformato in filetti da spedire poi sul mercato americano” (visto che è un Ogm è equiparabile a un’automobile o a un computer no?), Aquaro ci spiega che questa precauzione serve affinché il pesce modificato non possa fuggire “e invadere così le acque dei pesci normali e quindi geneticamente più deboli”. Eh? Che ve ne pare? Un tocco di instant biology per persone pratiche. La modifica genetica si trasforma automaticamente in una modifica dominante e distruttiva per la natura. Peccato il ‘mostro’ sia sterile, nonostante nei tempi passati qualcuno avesse sostenuto il contrario: intendiamoci il mostro è sterile perché è reso tale dalla Aquabounty e la FDA americana lo dice nero su bianco (pagina 4 qui e le motivazioni molto più dettagliate sono qui):

because the production process for AquAdvantage Salmon would ensure that populations produced will be triploid (effectively sterile), all-female animals, the possibility of their reproducing in the wild is likewise extremely remote. Finally, the environmental conditions found around the egg production and grow-out facilities represent types of geographical/geophysical containment that further reduce the possibility of survival, establishment and spread. 

Dunque il rischio di contaminazione, stando all’ente statunitense,  è veramente basso.

Nel box informativo dell’articolo si parla di uno studio della Purdue University che avrebbe simulato al computer la fuga di 60 transfish in un ambiente naturale, concludendo che nel giro di 40 generazioni i pesci ogm distruggerebbero i cugini naturali. Lo studio è questo ma prende in considerazione un pesce diverso, il medaka giapponese, e tiene conto di diversi scenari, non stabilisce che se metti dei pesci Gm in un lago, questi si sbarazzano in un tot di generazioni dei loro cugini  ‘normali’. Peraltro nello studio si evidenzia che il modello deterministico utilizzato sia da prendere con le dovute precauzioni, ma quando si tratta di creare paura e dubbi in campo alimentare non servono.

A proposito di rischio, sempre a pagina 39, c’è un riquadro basso in cui viene proposta un’intervista di Paolo Brera a Silvio Greco per chiedere un’opinione sul salmone Ogm. Ottimo, serve sempre il parere di un esperto per capire meglio.

Silvio Greco è di Slow Food e ci mancherebbe che un’articolo pervaso da diffidenza e ironia anti-ogm venisse magari commentato da qualcuno competente e non infettato dalla tecnofobia, penso  a Roberto Defez, giusto per tirare fuori un nome a caso. No, ci si rivolge sempre ai soliti che hanno le loro idee sempre in bella mostra fra giornali e giornalisti di sinistra (qualcuno ha detto Michele Serra?). Greco, che ovviamente tira fuori il famigerato “approccio precauzionale” (qui la precauzione serve sempre) ci dice che questo salmone di cui “non abbiamo dati sull’effetto sull’organismo” (chissà quando ci dirà se li abbiamo anche sugli altri animali ‘naturali’) probabilmente è già entrato nelle nostre tavole perché “ci lavorano già da anni in Cile e in Norvegia […]: è uno dei limiti del non avere l’obbligo di scrivere in etichetta se un alimento è Ogm”. Peccato che non sia affatto vero: i prodotti Ogm in Europa e in Italia vanno etichettati e per dire che mangiamo il salmone Aquadvantage magari sarebbe bello offrire qualche prova invece che fare la solita sparata per impaurire i lettori.

Insomma, la solita solfa.

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4 pensieri su “Il salmone ogm del dubbio

  1. È stupefacente come persone che dovrebbero informare per lavoro (leggasi giornalisti) spargano ignoranza e disinformazione. Chi se ne importa di informare: l’importante è VENDERE!

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