No, la paura non è passata

Alla vigilia del 21 dicembre 2012, quello che Giacobbo e simili hanno spacciato come fine del mondo prevista dai Maya (ma anche no), mi è balzata nel cervello un’altra paura, che non riguarda la fine catastrofica del pianeta, bensì la possibilità di veder finire male la città in cui vivo, Ferrara.

Sono stato alla consegna dell’Ippogrifo, un premio che la città consegna a chi si è distinto nelle sue attività e ha portato lustro a Ferrara e nel discorso del sindaco Tagliani ho sentito alcune parole che non avrei voluto sentire e che mi hanno fatto seriamente venire i brividi: “ricordo che il 20 e il 29 maggio il clima era diverso, non solo per il caldo, ma perché c’era molta paura. Invece abbiamo recuperato la razionalità e la voglia di lavorare per risolvere i problemi. Ce l’abbiamo fatta nonostante la preoccupazione che non fosse finita lì”.

Questo parlare al passato, gli accenni ai problemi risolti, al clima di paura di allora, alla sensazione “che non fosse finita” che invece oggi sembra svanita nella ricostruzione. Quel “ce l’abbiamo fatta” come a dire ci siamo rimessi in piedi e adesso guardiamo al futuro. Mi sembra tutto un discorso che guarda alla situazione post sisma per quello che non è: due terremoti distruttivi, che hanno fatto del male alla città e alla popolazione ma che sono passati senza possibilità di ritorno. Ho avuto la sensazione, e ce l’ho ogni volta che vado alle conferenze stampa dove ci sono assessori o rappresentati delle istituzioni locali che parlano del sisma, che l’idea sia quella di ripartire badando poco a due questioni fondamentali: 1) non è scritto da nessuna parte che domani non si possa verificare un terzo terremoto pari a quelli già avvenuti; 2) la faglia che passa sotto la città di Ferrara non si è attivata: i due sismi sono stati generati da due faglie a est e a ovest dello stesso complesso che non è lineare, si è trattato di due terremoti diversi seppur probabilmente concatenati.

Questo significa che sotto la città passa una faglia che ha ancora dell’energia da mandare al diavolo e trasformare le nostre case e i palazzi in pericolose sale da ballo non richiesto.

Ora, ci tengo a sottolineare che non sto accusando nessuno ( e ci mancherebbe) e non sto dicendo che gli amministratori non stiano facendo nulla convinti che sia tutto finito e bisogna solo ripartire, perché credo siano in corso dei monitoraggi del suolo e della capacità di tenuta degli edifici ecc ecc; solo che, in tutta la cerimonia, non ho sentito una parola di monito, di avviso, di cautela, un “stiamo ripartendo bene ma dobbiamo prepararci al prossimo evento perché sappiamo che ci sarà”.

Ecco, non vorrei che stia cercando, anche inconsapevolmente, di rassicurare le persone puntando sulla ripartenza, incensando e premiando la reazione all’emergenza senza però guardare con la giusta attenzione al futuro.

Sapere che “la paura è passata” non mi rassicura neanche un po’, perché è proprio la paura a far muovere le menti, quelle di tutti, alla  ricerca di soluzioni che portino alla tranquillità.

Spero di sbagliarmi e spero che le mie sensazioni (perché tali sono) vengano smentite nei fatti, ma non sono il solo ad avere il sentore che, come al solito dopo una catastrofe, non ci si stia muovendo al meglio per evitarle in futuro.

http://www.estense.com/?p=265214

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