Luna 2020

Un miliardo e mezzo di dollari ciascuno e due persone potranno farsi un viaggetto sulla Luna. È quello che propone Golden Spike, proprietario della Golden Spike Company, in un ambizioso progetto che secondo le intenzioni potrebbe realizzarsi nel 2020.

2020 dev’essere una data magica per i viaggi lunari.  Fino al 2011, prima che Obama decidesse di annullarla, era in programma una missione -denominata Constellation– che doveva portare ad un nuovo allunaggio americano proprio per il 2020 e la cui cancellazione è costata circa 2,5 miliardi di dollari. Dopo le presidenziali di novembre pare che si sia riacceso un lumicino per una nuova missione lunare che dovrebbe completare la tripletta ambiziosa che comprende anche mandare uomini su un asteroide e mandare uomini su Marte (o nelle vicinanze) in tempi tutto sommato brevi: si parla del prossimo decennio 2020-2030.

credits: Nasa

Probabilmente a mettere una discreta fretta agli Usa è l’ambizione dell’Impero di mezzo. Oggi la Cina, con un piano di collaborazioni e cooperazioni internazionali (evidenziate anche dal fatto che tutti i moduli cinesi sono compatibili con l’aggancio alla Stazione Spaziale Internazionale),  può essere inserita a buon diritto fra i maggiori competitors nel settore spaziale. In pochi decenni è riuscita ad acquisire conoscenze scientifiche e tecnologiche (grazie anche alla collaborazione con la Russia e con l’allora Unione sovietica) tali da poter sviluppare in autonomia tecniche di distruzione e/o recupero dei satelliti (con dimostrazioni di forza che hanno impaurito molte nazioni), lancio di più satelliti con un solo razzo, razzi per il lancio di veicoli spaziali, utilizzo di combustibile criogenico, lancio di satelliti geo-stazionari, sistemi di telemetria, tracciamento e controllo (TT&C).

La Cina incombe, si vuole ritagliare il suo spazio come potenza economica mondiale e la corsa allo Spazio, anche in questo caso, è diventata un fattore determinante, conquista della Luna compresa. Se avete dubbi sulle date bé:  dal 2007 è attivo il Chinese lunar exploration program che ha portato due satelliti nell’orbita lunare (Chang’e-1 e 2) e che dovrebbe portare nel 2013 un rover esplorativo ( Chang’e-3)  sulla superficie lunare, missione che dovrebbe essere replicata nel 2015 (Chang’e-4) e che dovrebbe concludere la sua prima fase nel 2017 con il lancio di un modulo (Chang’e-5) avente l’obiettivo di riportare sulla terra campioni del suolo.

Dopo i robot e i rover, sarà il turno degli astronauti cinesi che, tra il 2020 e il 2030, dovrebbero approdare sulla Luna.

Consideriamo che nel 2012, per la prima volta in 30 anni, gli Usa non manderanno in orbita alcun veicolo spaziale con uomini a bordo, mentre la Cina nello stesso anno ha mandato in orbita la Shenzhou-9 con a bordo tre taikonauti (gli astronauti cinesi), tra i quali Liu Yang, la prima donna cinese nello Spazio.

Un passo avanti niente male, che fa paura agli Stati Uniti e li rende perfino un poco paranoici (il bando delle compagnie cinesi Huawei e Zte per paura di subire atti di spionaggio tramite la vendita di smartphones ne è un esempio), tanto da rifiutare qualsiasi tipo di collaborazione tramite la così detta “Wolf clause”, ovvero una clausola inserita nello spendig bill dal deputato repubblicano Frank Wolf e approvato dal Congresso nel 2011, che impedisce qualsiasi accordo o programma a carattere scientifico fra la Cina e la Nasa (o il White House Office of Science and Technology Policy). Questo nonostante progetti di collaborazione e cooperazione fossero già stati avviati nei decenni precedenti, causando anche l’imbarazzante bando dalla sala stampa di alcuni giornalisti cinesi durante il lancio dello shuttle Endeavor che trasportava verso la base ISS l’ Alpha Magnetic Spectrometer-2 (AMS), per il quale gli scienziati cinesi avevano giocato un ruolo cruciale nella progettazione e nello sviluppo di alcune sue parti fondamentali.

Negli ultimi tempi la posizione di totale chiusura si è leggermente ammorbidita, anche perché tagliare completamente fuori i rapporti con quella che è ormai una potenza spaziale in tempi di pace (anche se di forte competizione) non sembra una grande mossa. L’amministrazione Obama pare aver interpretato la Wolf Clause in maniera abbastanza ristretta, e non in modo da escludere qualsiasi interazione scientifica fra Cina e Governo degli Stati Uniti. Inoltre i privati si stanno già muovendo in direzione opposta. Nel settembre 2012 la International lunar observatory association (Iloa), un gruppo non-profit che ha lo scopo di ampliare le conoscenze sul cosmo tramite l’osservazione di esso dalla luna, ha siglato un accordo con la Naoc (National astronomical observatories, Chinese academy of acience) per utilizzare il telescopio lunare che verrà lanciato nel 2013 all’interno del modulo lunare Chang’e-3. Si tratta del primo patto di collaborazione spaziale siglato fra Stati Uniti e Cina che , per la prima volta, permetterà l’avvio di un programma di osservazione ed elaborazione di immagini astronomiche dalla prospettiva lunare.

La corsa cinese ha un senso, così come lo ha quella statunitense, sia pubblica che privata: la Luna è stata ed è tuttora un simbolo che ha comportato la netta definizione della leadership mondiale americana. Un’impresa che ha dimostrato la superiorità tecnologica di una nazione su tutte le altre; replicarla non è cosa di poco conto: sono passati 43 anni da quando un uomo ha messo piede per la prima volta sulla superficie lunare (missione Apollo 11, 1969), ma è anche vero però che è dalla missione Apollo 17 (1972) -40 anni fa- che nessun astronauta ha messo più piede sulla superficie del nostro satellite.

Ritornarci anche nel 2020 è ancora un’impresa, ovviamente dal valore più contenuto rispetto a qualche decennio fa, ma costituisce ancora una dimostrazione di forza tecnologica all’interno di quella che potrebbe essere, si spera, una nuova “corsa allo Spazio”, ovvero -prendendo a prestito le parole dell’astrofisico Neil De Grass Tyson- una grande “carota” per pensare, progettare e creare il domani. Se vi suona come una perdita di tempo inutile, una sterile battaglia fra potenze economiche, allora provate a pensare alla vostra vita senza la miriade di invenzioni, progressi tecnologici e brevetti che dalle missioni Apollo perdurano fino ad oggi: sono i così detti Nasa spin-off, i benefici indiretti delle missioni spaziali come, ad esempio, i materiali per le giacche a vento, nuovi materiali isolanti, le tecnologie per sfruttare l’energia solare o l’utilizzo del velcro o del teflon.

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3 pensieri su “Luna 2020

  1. Non capirò mai per quale motivo Obama ha frenato il programma spaziale: è l’1-2% del bilancio federale… possibile che non ci fossero altre immani spese davvero sprecate da tagliare?
    Sono le cose che non mi piacciono di Obama: freno alla ricerca aerospaziale ed eccesso di assurdità propagandistiche sparate sul riscaldamento globale.
    La cosa che mi dispiace è che la nostra ESA stia a guardare: portare della gente sulla Luna dimostrerebbe cosa possono fare i paesi europei che lavorano insieme, ma noi si che abbiamo problemi economici belli grossi!

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  2. Lo sto leggendo e lo trovo interessante. Vado piuttosto a rilento perché il mio inglese è stato vittima di un’insegnante alquanto… assenteista.

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