Dai videogiochi alla sala operatoria

Avete mai pensato che vostro figlio, quello che sta ore e ore attaccato al pc o alla tv, con un joystick in mano a giocare con i videogiochi, stia acquisendo nuove abilità invece che rincoglionirsi seduto sul divano?

Se state pensando che “no, meglio che esca con gli amici o che si metta a studiare”, provate invece a sentire questa: uno studio della UTMB (University of Texas Medical Branch at Galveston) ha dimostrato come ragazzi che hanno passato ore usando il joystick e guardando uno schermo abbiano sviluppato una notevole capacità di coordinazione mano-occhio e abilità di usare le mani tali da poter essere seriamente paragonate a quelle di medici chirurghi che “apprendono la tecnica” della chirurgia robotica (Robotic Assisted Surgery).

Il test ha misurato le capacità degli studenti e dei praticanti su 20 differenti parametri di abilità e 32 step di apprendimento utilizzando un simulatore di chirurgia robotica. Quel che ne uscito è che il background di abilità di chi spende parte del suo tempo -almeno 2 ore- con un joystick in mano è migliore di quello dei praticanti medici!  Senza aver fatto pratica specifica per l’utilizzo della tecnologia in questione, gli studenti erano già in possesso di abilità più sviluppate rispetto ai medici praticanti (il tutto si è ovviamente capovolto nei test in cui le capacità di controllo del robot sono diventate inutili).

Significa una sola cosa ben riassunta da Sami Kilic, il responsabile dello studio che avuto l’idea proprio guardando suo figlio passare il tempo sui videogiochi: “Molti medici praticanti di oggi non hanno mai imparato la chirurgia robotica alla scuola di medicina. Vedendo però gli studenti con una migliore esperienza spazio-visuale e una migliore coordinazione mano-occhio, frutto del del mondo di efficienza tecnologica nel quale sono immersi, dovremmo ripensare a come istruire al meglio questa generazione“.

Ovvero, alcune abilità tecniche utili nei campi tecnologici che sono oggi nuove per alcuni, sono già state acquisite dai più giovani grazie al fatto di essere immersi più a fondo nella tecnologia e quindi bisognerà aggiornare i percorsi di studio utilizzando queste nuove abilità come nuovo perno. I giovani hanno cioè già acquisito alcune abilità per avere padronanza del mezzo anche se il mezzo è ancora una novità. A pensarci bene è un dato normale nel mondo tecnologico degli ultimi decenni, dove il padre non sa accendere (o quasi) un personal computer utile per scrivere una relazione o pagare le tasse mentre il figlio smanetta non solo col pc ma anche con i pc in miniatura come gli smartphone o i tablet o supporti sempre più nuovi e diversi ma che sa già come utilizzare. Basta vedere le scuole, dove c’è una sempre maggiore spinta verso l’ingresso, a fianco dei soliti strumenti come libri e quaderni, di supporti tecnologici nuovi come i tablet -o i pc in generale- che gli studenti sanno già usare, facendo diventare questa “abilità tecnologica” una nuova base per sviluppare nuovi paradigmi nell’istruzione. Pensiamo ad esempio agli studenti di architettura di oggi che difficilmente sono in grado di utilizzare riga e squadrette per progetti complicati e neppure gli viene richiesta una grande abilità nel farlo ma che sono anni luce avanti nell’utilizzo dei software di progettazione per pc rispetto ai loro colleghi di qualche decennio fa.

. E allora -fermo restando che un buon libro rimane un buon libro e che una pizza con gli amici vale più di due ore passate ad ammazzare mostri virtuali- potrebbe essere che, al di là degli eccessi, anche l’utilizzo dei videogiochi non sia nient’altro che la realizzazione di nuovi modi di pensare e acquisire capacità da parte dei giovani (e qualche meno giovane ormai)  immersi in un mondo che ormai si nutre di quei nuovi modi di pensare e di quelle nuove capacità.

 

Fonte:http://www.utmb.edu/newsroom/article8061.aspx

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6 pensieri su “Dai videogiochi alla sala operatoria

  1. Una conferma a ciò che ho sempre sostenuto: un minimo di videogiochi può essere un buon allenamento per la mente, per i riflessi e per la coordinazione mano-occhio. E dire che fino a poco tempo fa c’erano giornalisti poco seri che andavano in giro a dire che un’ora di videogiochi bastava per “distruggersi il cervello e cancellare la fantasia”.
    Come per ogni cosa, però, non bisogna abusarne, altrimenti i problemi superano i benefici!

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  2. E’ innegabile che portino a un’abilità specifica, come scrivere sulla tastiera senza guardare lo schermo, o suonare uno strumento musicale. Certo, come ogni cosa, basta non andarci troppo pesanti. Ma i sermoni contro i videogiochi non mi hanno mai fatto effetto, non un sono un male in sé ma possono esserlo come tante altre cose.

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  3. Quando ero piccolo mi dicevano che giocare ai videogiochi rovinava la vista. Oggi ho scoperto che l’uso dei videogiochi è consigliato per alcune patologie come l’occhio pigro, disturbo che mi porto appresso dall’età di otto anni. L’avessero saputo i miei genitori!

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