Il trauma di Bambi e la ricerca biomedica in Italia

Michela Vittoria Brambilla, una donna un perché, oggi potrebbe portare a compimento il suo più grande errore (che lei vedrebbe come una vittoria essendo il suo quoziente intellettivo ai minimi storici perfino per una ex aspirante Miss Italia): far morire la ricerca biomedica italiana, che già non è che stia benissimo come tutta la ricerca scientifica. In Senato si voterà sul c.d Emendamento Brambilla, che non permetterebbe più l’allevamento di animali destinati alla ricerca nel suolo italiano, costringendo i laboratori a comprarli probabilmente dall’Est europa, dove non ci sono garanzie sul loro benessere (bella conquista Michela!) e facendogli affrontare viaggi della speranza in chissà quali condizioni. Ovviamente una situazione del genere ucciderebbe la ricerca biomedica italiana per via dei costi che aumenterebbero a dismisura.

Invece di andare avanti, certi politici idioti (oh non ce la faccio ad essere politicamente corretto e nemmeno rispettoso), supportati da associazioni animaliste estremiste (Lav, Equivita e tutte queste specie di associazioni animaliste) ci vogliono portare in un mondo dalle tinte disneyane, dove gli animali parlano, si abbracciano e si vogliono bene fra loro. Insomma gente cresciuta con il mito, anzi, il trauma di Bambi, che identifica la scienza e la nostra società nei malvagi cacciatori del cartone animato che loro in qualche modo vogliono redimere portando amore e “liberando” i Bambi di turno.

Gente che non riesce ad andare oltre l’empatia che prova per i “suoi” animali e cerca di inquadrare ogni loro comportamento nell’ottica dei comportamenti umani.

Gente totalmente priva di un minimo di raziocinio e conoscenze del mondo scientifico, prive di umanità ma piene di amore per i coccolosi animaletti pelosetti (ma scommetto quello che volete che se si fosse sperimentato solo su batteri, insetti o animaletti brutti non avrebbero mosso un dito e proferito parola) che dopodomani moriranno, quando non ci saranno più medicine neppure per loro grazie all’ottusità dei loro pseudo difensori. Gente che adora gli animali e odia gli uomini e ne fa un vanto (antispecisti eh?). Gente che vede il mondo in bianco e nero, gente che non è in grado di distinguere e riconoscere la complessità del mondo.

Gente che ti chiede di uccidere un animale con le tue mani per provare a vedere se sei davvero un carnivoro (eh??), dimenticando che suo bisnonno o suo nonno molto probabilmente lo hanno fatto senza porsi troppi problemi e farsi troppe domande, semplicemente perché dovevano sopravvivere (ma chissà perché non vedo vegani o vegetariani estremisti brucare l’erba dei prati o delle campagne per provare che siamo tutti vegetariani come le mucche e le pecore).

Gente che vive nel benessere, in cui può liberamente scegliere come nutrirsi e cosa pensare, scambiando questa situazione per uno stato di natura, dimenticando che invece è una conquista, il cui merito è in gran parte delle innovazioni tecnologiche e delle conoscenze scientifiche che loro, oggi, vogliono fermare.

Gente di cui avere paura.

Spero che almeno per questa vicenda il Senato italiano sia colpito dal virus del buonsenso.

Ore Cruciali per l’Articolo 14.

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4 pensieri su “Il trauma di Bambi e la ricerca biomedica in Italia

  1. Com’è facile andare a nutrirsi in un supermercato. Propongo di mettere dei campioni antispecisti/animalisti in una foreste equatoriale, come quella del Borneo o quella Amazzonica, e vedere se riescono a sopravvivere seguendo i loro dogmi. Sarebbe interessante, visto che la maggior parte delle piante intorno a loro sarebbe non commestibile, ma la gran parte degli animali sì.
    Secondo me rischirebbero di morire di fame (ovviamente si dovrebbero trarre in salvo prima di morire: noi siamo migliori di loro).
    La Brambilla e Schifani sono degli ignoranti, che cercano solo di guadagnare consensi sposando le folli tesi animaliste, né più né meno.
    Ma come si fa a credere che gli animali in natura si abbraccino tutti felici e contenti? Ci sono specie che non ci penserebbero due volte a fare a pezzi un cucciolo carino e coccoloso o l’antispecista di turno.

    Nei laboratori di genetica si fa quotidianamente uso di una specie chiamata Drosophila melanogaster, ma nessuno si batte per la sua liberazione. Sai perché? Perché è un moscerino della frutta, una schifossissima mosca che non è affatto carina e coccolosa. Questa gente difende solo un piccolissimo gruppo di animali, non tutti, e si dovrebbe solo vergognare.

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