L’importanza di comunicare il rischio

Leggo da troppe parti commenti che non trovo corretti riguardo la sentenza con la quale oggi sono stati condannati alcuni scienziati membri della Commissione Grandi Rischi ai tempi del terremoto de L’Aquila.

Gli argomenti trovano il loro fulcro nel vedere la condanna come un macigno sulla scienza e sugli scienziati, rei alternativamente di a) non aver previsto il terremoto; b)aver agito bene sostenendo l’impossibilità di prevedere un terremoto diventando vittime della mala giustizia. Nessuno prende in considerazione l’ipotesi c) hanno “comunicato il rischio” nel modo giusto?

Se analizziamo il verbale della famosa riunione ci accorgiamo che non si parla di rischio, da nessuna parte, ma solo di probabilità o di confutare gente, come Giampaolo Giuliani, che afferma di prevedere il sisma. Si parla al futuro, di rafforzare le fasi di intervento per le emergenze e le costruzioni, ma sono espressioni generiche, un si dovrà fare imprecisato. Manca invece la parte comunicativa, che poi si è espressa con la frase di De Bernardinis: “Gli scienziati continuano a dirmi che non c’è un pericolo, anzi la situazione è favorevole perché c’è un rilascio continuo di energia”. Errore non solo scientifico (perché l’aggettivo favorevole non ha senso), magari frutto di colloqui privati, ma soprattutto comunicativo: suona come una rassicurazione laddove non può esserci e quando si parla di rischi in generale, bisogna andare cauti con le rassicurazioni.

Quel che non si vede è il vero motivo del processo: la comunicazione del rischio.

Quegli scienziati non erano accusati di non aver previsto il terremoto ma, principalmente, di aver comunicato male, fornendo un’informazione non corretta e causando comportamenti conseguenti da parte della cittadinanza. E’ questo ciò di cui si è discusso ed è qui che il dibattito deve rimanere. Possiamo porci tutti gli interrogativi che vogliamo, chiederci se la sentenza non sia un po’ troppo dura e sproporzionata (cosa che io penso), chiederci se quegli scienziati fossero in buona fede, o avessero agito in maniera superficiale oppure se Bertolaso abbia fatto La cazzata coinvolgendo persone qualificate in un’operazione meschina e farlocca. Possiamo speculare di ciò che vogliamo su questa sentenza, purché si rimanga sul piano della comunicazione: come Commissione Grandi Rischi hanno sbagliato? Hanno agito male? Hanno colpe? Si poteva fare diversamente con gli strumenti, i dati e le conoscenze disponibili? Hanno comunicato bene? E’ stato corretto far passare un messaggio tranquillizzante anziché mantenere chiaramente sospeso il giudizio? Non poter prevedere qualcosa significa rimanere in uno stato di impreparazione costante in caso di emergenze? Quali sono i doveri della Commissione? ecc ecc.

E’ di questo che dobbiamo parlare, della Commissione Grandi Rischi, del ruolo degli scienziati in essa e del ruolo fondamentale della comunicazione in questi casi. Stop. Tutto il resto, comprese le ben più gravi responsabilità degli amministratori locali e dei costruttori (vale per tutta l’Italia) sono altre questioni, importanti ma fuori dal discorso.Ho paura che si cerchi invece una sorta di “vittimismo scientifico” che non fa altro che sviare e perdere il fuoco del problema pur di sottolineare che la scienza non ha sbagliato e che gli scienziati sono vittime o capri espiatori.

Questi scienziati hanno esposto le cose in modo scientificamente corretto ma la comunicazione al pubblico è un’altra cosa, che lo vogliate o meno, soprattutto dopo un lungo periodo di tensione dovuto proprio alle precedenti scosse. Questa vicenda dovrebbe essere lo spunto per parlare di comunicazione del rischio, materia complessa, complessissima, che meriterebbe approfondimenti e dibattiti seri. Da li partire per giudicare la sentenza, per individuare negli scienziati -se c’è (cosa che io non do per scontata)- una parte delle responsabilità della tragedia, per discutere del futuro della comunicazione in situazioni che rivederemo più in là negli anni, quando saremo ancora impreparati e pronti a cercare interpretazioni comode e semplici. Mentre ancora nessuno avrà la minima idea di cosa dirci e come dircelo.

Tutto qui, mi piacerebbe che la discussione su questa condanna si svolgessi sui binari in cui dovrebbe stare e non in altri, perché il problema è principalmente un problema di comunicazione del rischio non di una magistratura ascientifica, folle ecc ecc. Non questa volta almeno.

PS:

1. E per piacere non iniziamo a dire che se avessero ritenuto di prendere misure preventive sarebbero stati accusati di procurato allarme dopo aver visto pochi giorni fa un allarme maltempo andato in fumo nelle grandi città senza che nessun sindaco venisse trascinato in tribunale. Il problema è ben più complesso.

1bis. Ho letto commenti, soprattutto su facebook, che indirizzano il problema sul fatto che l’italiano medio non capisca la probabilità o il linguaggio della scienza, bé a) non è tenuto a farlo; b) se l’uomo comune non capisce la scienza, spesso il problema è della scienza che non sa comunicare, meno arroganza non guasterebbe.

1ter. Ovviamente una comunicazione migliore non prevede per forza l’evacuazione della città, né uno stato di allarme rosso, ma semplicemente dichiarazioni prudenti, l’invito a non abbassare la guardia o altre indicazioni.

2. Potete trovare buoni spunti ai seguenti link:

http://blogs.scientificamerican.com/guest-blog/2012/10/22/the-laquila-verdict-a-judgment-not-against-science-but-against-a-failure-of-science-communication/

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/tanti-errori-sul-terremoto-dellaquila

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=12366

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/condannati-cattiva-comunicazione-della-scienza-0

http://www.cattivamaestra.it/2012/10/sentenza-processo-aquila-grandi-rischi.html

http://blogs.nature.com/news/2012/09/porsecution-asks-for-four-year-sentence-in-italian-seismology-trial.html

Annunci

10 pensieri su “L’importanza di comunicare il rischio

  1. Non è certo una codanna per non aver previsto il terremoto: non si può condannare qualcuno per non aver fatto una cosa impossibile.
    Al corso di geologia il professore a spiegato molto chiaramente perchè non sia possibile prevedere, ma non riporto qui la sua spiegazione: sarebbe talmente lungo che servirebbe un articolo!
    Articolo che credo scriverò prossimamente per il mio blog…

    Mi piace

  2. Esatto, non è una condanna per quello ma sulla gestione comunicativa del rischio, che è materia complessa e “liquida”. Su questa base si può e si deve discutere della sentenza, magari arrivando alle stesse conclusioni critiche fatte da molti, ma dall’angolo visuale che secondo me è quello appropriato.

    Mi piace

    • Sì, probabilmente la sentenza è un po’ eccessiva. Tuttavia è inaccettabile che quella commissione abbia tantato di tranquillizzare la gente: proprio perchè non si sa come possa evolversi un evento sismico è necessario essere prudenti e a volte cadere nell’eccesso di zelo.
      Ho letto un po’ in giro e sembra che quasi tutti abbiano capito che sono stati condannati per non aver predetto il terremoto. Anche la stampa estera sembra esserci andata giù pesante, si divertono tanto a far fare la figura dei trogloditi agli italiani? Senza contare che in certi posti si prova a usare questa vicenda per “caricare” studenti e scienziati, in modo da istigarli a fare manifestazioni campali contro la Giustizia. Io da studente-scienziato mi sento più offeso da questa strumentalizzazione della mia materia-passione, più che dalla sentenza in sé.

      Mi piace

      • mah guarda, io non penso che l’intenzione della Commissione sia stata quella di tranquillizzare minimizzando i rischi. Dico che c’è stato un problema comunicativo, anche perché De Bernardinis non mi pare facesse parte del gruppo di scienziati ed è probabilmente a lui che si devono le colpa maggiori. Della sentenza vorrei leggere le motivazioni prima di esprimere giudizi complessivi però non mi pare sia stata una decisione saggia anche in punto di diritto oltre che sociale. Sull’istigazione a fare muro contro la giustizia non saprei, probabilmente è una risposta a una situazione troppo particolare e complessa risolta male dai giudici che hanno pesato male i fattori in gioco. Attendiamo prima di giudicare comunque.

        Mi piace

  3. Mi viene però una riflessione: tutte quelle frasi non sono state pronunciate in pubblico, con un comunicato stampa o che so io, ma in una riunione di fronte agli amministratori e ai vertici della protezione civile. Sia gli amministratori sia i capi della protezione civile hanno evidentemente frainteso (io avrei detto “strumentalizzato”, ma presumiamo la buonafede, suvvia) ciò che gli veniva detto, e non solo in quella riunione, ma anche negli anni precedenti. Infatti tutti i condannati, rei a quanto pare di essere dei bravi scienziati ma dei pessimi comunicatori, hanno ripetuto sia in quell’ambito che in occasioni precedenti che ci si trovava in un’area ad alto rischio sismico. Eppure né la protezione civile né le amministrazioni locali hanno in questi anni preso provvedimenti in merito, chessò, predisporre piani specifici di evacuazione e soccorso, fare leggi che obbligassero a costruire antisismico e vigilare sulla loro applicazione, cose così. Anzi, hanno (loro sì!) fatto dichiarazioni pubbliche e rilasciato comunicati stampa rassicuranti, dicendo addirittura che non c’era rischio (affermazione che, diversamente da quelle dei condannati, è fattualmente falsa). Queste persone ai miei occhi sono gli unici responsabili dei reati ascritti ai geologi e geofisici della commissione, ma in un paese che funziona dovrebbero quantomeno stare al banco degli imputati come corresponsabili, e invece sono “testimoni d’accusa”. Non è una bella situazione

    Mi piace

  4. […] Daniele Oppo, nel blog Siediti e scrivi due lettere, fa una analisi molto puntuale della sentenza (dopo averla letta”): “Il rischio non solo sembra essere stato sottovalutato, bensì sembra essere stato proprio ignorato, tanto che la famosa intervista di De Bernardinis in cui si parlava di un rilascio di energia continuo come situazione favorevole, non viene in alcun modo rettificata, nonostante fosse antecedente alla famosa riunione del 31 marzo (pag. 284), quella che poi si scoprirà essere un’operazione mediatica indetta da Bertolaso.” Leggi “Una ristretta cerchia di specialisti” di Daniele Oppo. (Lo stesso blog si occupò il 23 ottobre della sentenza appena emessa, da un punto di vista interessante: “L’importanza di comunicare il rischio”) […]

    Mi piace

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...