Impositori di coscienza

A Jesi, secondo quando riportato da Repubblica, tutti i 10 ginecologi della struttura ospedaliera sono obiettori di coscienza. Significa che decidono volontariamente di non eseguire interruzioni di gravidanza volontaria.

Il problema è che ci sarebbe una legge di mezzo, ci sarebbe anche la dignità delle donne (e magari dei loro compagni) e ci sarebbero dei diritti, forse cuciti troppo a misura d’uomo e poco a misura di dio.

Il principio dell’obiezione di coscienza in questi casi si fonda su un principio ipocrita: nessuno può decidere sulla vita altrui -che qui sarebbe quella del feto che avrebbe il diritto, naturale o divino a seconda delle posizioni più o meno religiose, di venire alla luce- ma gli obiettori possono decidere -eccome- sulla vita della potenziale futura madre e di conseguenza su quella del figlio e dell’eventuale compagno. Ovvero nessuno ha il diritto di non far nascere un bambino concepito ma tutti abbiamo il potere e financo il diritto di incasinare una vita già esistente e matura, solo per compiere la volontà di chissà quale principio superiore, sia esso divino o puramente morale, infischiandosene altamente delle conseguenze con procedimenti mentali tipici dell’assolutismo integralista caro ai peggiori integralisti religiosi. E se qualcuno avesse l’ardire di pensare che chi se ne infischia delle conseguenze sono gli “abortisti” allora non avrebbe capito nulla né del senso della legge 194 né del dolore e della forza che serve per decidere e compiere un gesto così forte.

Davvero il dolore che aggiungete alla sofferenza già presente quando vi si chiede di interrompere una gravidanza vi fa stare meglio, in pace con la vostra coscienza, in linea con i vostri principi religiosi e/o morali? Non vi passa mai per la testa che la vostra sia l’incoscienza assolutista di chi vive il mondo in bianco e nero?

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3 pensieri su “Impositori di coscienza

  1. Non mi sono mai piacuiti gli obiettori di coscienza: secondo me sono persone ipocrite che non hanno il coraggio di prendersi delle responsabilità e che quindi si rifugiano dietro “l’obiezione di coscienza”.
    Se la legge 194 dà il diritto alla donna maggiorenne di interrompere la propria gravidanza, nessuno di può permette di ostacolarla e di rendere questa scelta ancora più dolorosa di quanto già non sia.

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  2. Per come la vedo io, se veramente si vuole diminuire il numero degli aborti l’unica soluzione è promuovere in tutti i modi possibili l’educazione sessuale e la contraccezione, comprese le pillole del giorno dopo, cosa che i cosidetti pro-life si guardano bene dal fare.
    Per il resto, l’obiezione di coscienza inizia a non avere più senso. Una cosa era impedire a qualcuno che nel 1978 era già un ginecologo di fare qualcosa contro la sua morale o la sua etica, oggi sai che esiste l’aborto e se non ti piace doverne praticare puoi sempre scegliere di non specializzarti in ginecologia ma specializzarti in altro.
    Gli obiettori per motivi etici comunque li rispetto, quelli che fanno gli obiettori e poi fanno abortire le donne a pagamento nelle cliniche private per me andrebbero radiati dall’ordine dei medici, senza mezzi termini. Se l’aborto è un omicidio, allora lo è sempre o non lo è mai, indipendentemente da quanto può permettersi di pagare la donna.

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  3. La vedo anche io così.

    Sugli obiettori di coscienza che poi fanno aborti a pagamento, ovviamente non li ritengo affatto obiettori di coscienza ma criminali. Rimango molto dubbioso sul principio fondante l’obiezione di coscienza in questi casi.

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