Metodi di pensiero D’Orsogneschi

Maria Rita D’Orsogna  è la paladina degli ambientalisti del momento: ha esplicitamente messo in relazione gli eventi sismici emiliani con le trivellazioni petrolifere. E’ un fisico con la passione per i buchi fatti dai petrolieri.

Ha un blog, No all’Italia Petrolizzata , in cui da voce alla sua battaglia che in sé è condivisibile, tranne quando insiste sull’ambiguità: nel suo ultimo post, datato martedì 12 giugno e intitolato Pensieri, ancora una volta gioca sull’ambiguità:

Credo che anche se il terremoto dell’Emilia dovesse essere un fatto del tutto naturale, non e’ saggio aggiungere a cio’ che madre natura ci ha dato altri rischi, altri stuzziacamenti, altre occasioni per danzare.

Per poi dire:

Io credo che occorra seguire l’evidenza scientifica, il principio di precauzione e il semplice buon senso, invece che le balle che ci propinano quelli dell’ENI, Assomineraria e tutte le altre compagnie a cui interessa solo speculare.

Esatto, molto bene, ma il buon senso e l’evidenza scientifica, mostrata dai geologi che conoscono la materia meglio di un fisico che si è improvvisata esperta, è che il terremoto emiliano NON è causato da fracking. Punto. Non c’è nessun “anche se” da tirare fuori, non c’è dubbio che sia stato un fatto naturale, come non c’è alcun dubbio che le battaglie giuste non possono essere combattute con l’arma dell’ambiguità pur di sensibilizzare la popolazione sul tema, perché quello che si ottiene è fare confusione, incutere paura, e muoversi al momento sbagliato per le cose sbagliate.

Il principio che lei  (giustamente) chiede venga seguito dalle compagnie petrolifere, ben espresso così:

Non e’ che i cittadini o le autorita’ devono dimostrare che fracking, trivelle e stoccaggi sono dannosi, sono i petrolieri che devono dimostrare il contrario!

vale anche per lei, perché è una scienziata e sa benissimo che l’onere della prova spetta a chi fa un’affermazione. Se secondo lei il fracking ha causato il terremoto in Emilia lo provi, provi che un terremoto del genere è compatibile con la fratturazione idraulica o con la reiniezione di fluidi nei pozzi. Attenzione però a individuare il giusto contesto, perché non si tratta soltanto di stabilire se in Italia il fracking si pratica o meno, ma di stabilire se questa pratica, una volta appurata, possa ever  causato quel tipo di sisma.  Se riuscirà a dimostrarlo scientificamente sarà una grande cosa, altrimenti la smetta e la finisca di essere ambigua. Se ha dati certi li tiri fuori, se ha delle prove concrete che in Emilia il terremoto (quel terremoto, non quelli in Texas)  non è stato causato da un movimento tettonico le mostri. In tutti gli altri casi le uniche conclusioni buone sono quelle che lei non accetta e poco utili alla sua battaglia -quelle dell’INGV- ma non per questo meno vere.

L’ambiguità, il far intendere, il detto non detto anche davanti a evidenze migliori e molto più forti delle nostre sono il contrario dell’evidenza scientifica, utili per avere un seguito mediatico e per imbambolare molti, ma inutili per una battaglia seria di rinnovamento sia ambientale che sociale.

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4 pensieri su “Metodi di pensiero D’Orsogneschi

  1. Mah, i terremoti (piccoli) li possiamo causare facilmente con le iniezioni di fluidi; a patto che il contesto sia idoneo. Quelli emiliani però sono troppo grossi; e non sembrano davvero essere altro che disastri naturali, almeno per quel che si sa ora.

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  2. Infatti la sismicità indotta è un fattore che si tiene in considerazione quando si autorizzano le perforazioni, ma è una sismicità di cui si conoscono le caratteristiche e, soprattutto, non così potente. Spiace che la D’Orsogna cada in questa pochezza scientifica pur di perseguire la sua causa contribuendo a confondere o addirittura traviare le persone inserendosi in una selva argomentazioni fantasiose (dall’HAARP alle bombe atomiche).

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    • Direi che non sono affatto d’accordo con lei, né con le fonti di (pseudo)informazione che presenta. Tankerenemy è il peggio del peggio, francamente.

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