Aspettando la cometa

Allora,  il protocollo di Kyoto sul clima è stato un mezzo fallimento, doveva portare alla riduzione del 5% delle emissioni di gas serra che, invece, dati 2009, sono aumentate di circa il 40%. L’obiettivo fondamentale era ed è quello di evitare un aumento della temperatura del Pianeta pari a 2 gradi centigradi, che avrebbe un effetto devastante per il clima (e ce ne stiamo accorgendo). A quel protocollo non aderirono i maggiori Paesi industriali: USA, India, Cina, Brasile il che ne ha ovviamente causato il fallimento.

Oggi a Durban è stato raggiunto un accordo per (a) prolungare Kyoto fono al 2015 tra chi già vi aderiva, (b) studiare nel frattempo un protocollo con valenza giuridica per il 2015, valevoli per tutti ( o quasi) da rendere operativo nel 2020, ovvero troppo tardi, (c) mettere in piedi un fondo monetario che permetta ai Paesi emergenti di sviluppare un’industrializzazione che impatti il meno possibile con l’ambiente.

La comunità scientifica chiedeva interventi rapidi ed efficaci, ha ottenuto promesse che, se tutto andrà bene, prenderanno forma e consistenza solo  fra 8 anni. I Paesi più industrializzati e più inquinatori chiedono sacrifici agli altri ma sono restii a farne altrettanti (mi ricorda qualcosa…). Peraltro, non è improbabile che le grandi Nazioni industrializzate saranno le prime ad usufruire dei contributi del fondo andando a colonizzare, come già fanno, quelle in via di sviluppo.

Sostanzialmente, non cambierà nulla a livello politico-industriale, mentre il clima, dirottato dalle nostre azioni, virerà al peggio e allora i nostri problemi non si chiameranno più crisi dei mercati, speculazione finanziaria o pensioni, ma semplicemente vivibilità e, potete scommetterci, neppure in quel momento ci sarà nessuno che se ne assumerà la responsabilità. Pur di portare avanti interessi milionari, i politici di tutto il mondo rifiutano di mettere in moto azioni vere per evitare future catastrofi naturali che stiamo contribuendo a creare, credendosi forse onnipotenti o, semplicemente, scaricando il problema a chi in futuro dovrà viverlo in prima persona.

Quando tutto sarà irrimediabilmente compromesso, quando i figli di chi oggi ci governa si scopriranno privi di qualsiasi potere e controllo sugli eventi, quando noi o i nostri figli dovremo affrontare la reazione della nostra Terra,  non ci rimarrà che pregare un qualche dio affinché rimedi ai disastri che i suoi figli hanno combinato.

Ma, come sempre, nessun dio ci (li) salverà.

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