Keep it simple, stupid!

Si parla spesso dell’esigenza di una nuova classe politica, un nuovo gruppo dirigente che ci possa finalmente guidare con saggezza e dignità fuori dalla crisi e verso una ricostruzione strutturale del nostro Paese, mantenendo quel che abbiamo di buono (molto) e correggendo o eliminando quel che abbiamo di cattivo (moltissimo).

Bene, ma quali dovrebbero essere le linee guida di questa nuova classe politica (tutta intera, senza contare le divisioni destra, centro, sinistra)?

Immagino che, dati i fatti recenti, il primo requisito che viene in mente sia quello della moralità o, meglio, di una spiccata etica pubblica. Un politico viene, giustamente, pagato tanti soldi perché teoricamente ha un lavoro molto complesso e molto importante da svolgere, dunque è giusto che il suo livello di rispetto per lo Stato e per i cittadini sia il più alto possibile.

Da questo substrato morale, io partirei con l’indicazione di alcune linee guida su come operare nel concreto al momento di preparare e decidere effettivamente il testo di una legge o di un emendamento o di una circolare, ovvero linee guida che conducano il passaggio fra l’attività politica (ossia raccogliere e mediare interessi tra loro diversi e/o confliggenti) e attività legislativa (prendere una decisione). Ovviamente sono ben conscio dell’esistenza di principi di natura giuridica, il problema è però che sono ormai resi obsoleti dal continuo richiamo politico alla complessità del mondo reale. Allora, per rendere tutto più contemporaneo, la mia proposta è di richiamare alcuni principi di una materia decisamente contemporanea: la programmazione informatica. Anch’essa conosce concetti come linguaggio formale, compilazione, interpretazione del linguaggio e diversi problemi legati alla complessità. Il concetto base è che, consci delle complessità pratiche, è deleterio renderle ancora peggiori tramite l’uso di una programmazione (nel nostro caso di politiche e leggi) complicata e sempre più incomprensibile.

New Jersey Style

Memori delle centinaia di pagine del programma PD e delle decine di promesse che ogni partito o coalizione tira fuori ad ogni tornata elettorale, sarebbe bene che i politici del futuro si attenessero a un principio semplice: Worse is better -poco è meglio, oppure, poco è molto-, detto anche New Jersey Style. Nella programmazione informatica questo principio indica che la qualità non aumenta necessariamente aumentando le funzionalità. In politica si tradurrebbe in programmi semplici, con pochissimi punti ma ben strutturati e fermi. Un po’quello che Steve Jobs pare abbia consigliato ai guru di Google in un patto fra generazioni: puntare su poche cose e cercare di farle molto bene. In questo modo si creerebbero leggi (programmi) semplici, leggibili, corretti sotto più punti di vista, coerenti e i più completi possibile, cercando di inglobare e risolvere tante difficoltà pratiche. Attenzione però, dato che il questo principio punta alla qualità, la risoluzione di difficoltà materiali deve essere sacrificata in nome di essa. Dunque, meglio un programma che fa poche cose ma che le fa bene, piuttosto che un programma che ne fa tante ma tutte male (o alcune bene e altre male). Così i nostri futuri governanti dovranno rinunciare a risolvere tante questioni tutte in una volta se la qualità complessiva della legge dovesse scadere. Meglio poche leggi di qualità che tante leggi confuse.

Kinoki Art
Illustrazione di Kinoki ART

Keep it simple, stupid

Come più o meno tutti sappiamo, quando violiamo una legge e lo Stato ci contesta tale violazione, nessuno di noi può difendersi dicendo di non essere a conoscenza della norma violata. Questo principio, di derivazione romana, ammette eccezioni solo in caso di ignoranza inevitabile, eventualità rara che potrebbe essere data, ad esempio, dall’eccessiva complessità di una norma. Proprio la complessità del diritto sembra essere oggi uno dei punti che più caratterizzano i sistemi giuridici moderni, il nostro in primis, pieni zeppi di leggi con articoli infiniti, scritti male e, sempre più spesso, infarciti di tecnicismi (non solo legali) incomprensibili ai più. Questo modo di produrre il diritto non può far altro che allontanare il cittadino dalla possibilità di conoscere quali siano i suoi diritti, le sue libertà, i suoi doveri e i divieti cui è sottoposto.

In poche parole, si creano cittadini sempre più ignoranti e spaesati. Questo perché l’utilizzo di tante parole, tante perifrasi, si presta sempre a molte interpretazioni diverse che generano incertezza.

In informatica esiste un principio, anche qui non sempre seguito, mutuato che serve a guidare i programmatori nella creazione di programmi fatti bene e facilmente comprensibili agli altri, si chiama KISS: keep it simple, stupid – falla semplice, stupido-, ovvero creare un programma il cui c.d. codice sorgente sia sviluppato con uno stile semplice e lineare senza pensare che dopo potrà essere ottimizzato e quindi migliorato. Questo vorrebbe dire che la nuova classe dirigente dovrà pensare ed elaborare testi di legge in maniera semplice e lineare fin dall’inizio, senza nessun rimando a futuri emendamenti (che pure potranno e dovranno esserci) per rendere le norme migliori. In altri termini si dovranno fare le cose bene fin dall’inizio.

Una variante del principio KISS è quello keep it simple and short, ovvero falla semplice e breve, adattissimo per i nostri politici che sono ormai abituati a farla contorta e lunga (che in informatica si tradurrebbe, non a caso, in uno spaghetti code, ovvero un codice di programmazione contorto e pieno di rimandi, esattamente come le nostre leggi).

Non troppa semplicità

Una filosofia del genere permette di raggiungere alcuni importanti risultati pratici: una legge scritta in maniera semplice (e breve) ha la possibilità di incontrare pochi errori nel suo percorso oltre ad essere più facilmente leggibile e comprensibile.

Ovviamente non tutto può essere ridotto ad estrema semplicità, sarebbe un errore che, paradossalmente, complicherebbe tutto. Dunque, ci viene in soccorso un aforisma attribuito ad Albert Einstein, che potrebbe costituire la linea guida di base per applicare le altre due: make things as simple as possible, but not simpler -bisogna fare le cose il più semplicemente possibile, ma non troppo-, a pena di arrivare a conclusioni false.

La nostra Costituzione, prima che venisse modificata, era un buon esempio di semplicità e brevità nella scrittura, eppure non eccessivamente semplificata che ne ha permesso una invidiabile evoluzione e adattabilità alle nuove situazioni. In definitiva, forse basterebbe ripartire da li, dalla Costituzione.

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